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Casa acquistata dopo il matrimonio in comunione dei beni

12 Agosto 2022 | Autore:
Casa acquistata dopo il matrimonio in comunione dei beni

I beni acquistati dai coniugi dopo il matrimonio entrano in comunione se il marito e la moglie hanno optato per tale regime patrimoniale. In alcuni casi, però, non si determina una comproprietà.

Con il matrimonio i coniugi entrano automaticamente in regime di comunione dei beni sempre che non dichiarino espressamente di voler ricorrere al regime di separazione. In tal caso se, successivamente alle nozze, il marito o la moglie acquista un bene, ne diventa titolare esclusivo, mantenendone, in via esclusiva, il godimento e l’amministrazione. La coppia in separazione dei beni può sempre decidere di cointestare il bene e, in questa ipotesi, la comproprietà non viene meno con lo scioglimento del matrimonio (ad esempio, in caso di divorzio).

Cosa succede, invece, se i coniugi non optano per il regime della separazione e comprano un immobile, intestandolo a uno solo di essi? A chi spetta la casa acquistata dopo il matrimonio in comunione dei beni?

La risposta alla domanda viene fornita da una recente sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha chiarito che in caso di comunione legale tra coniugi, il bene acquistato dai coniugi, insieme o separatamente, durante il matrimonio, costituisce oggetto della comunione tra loro e diventa in via diretta, bene comune ai due coniugi, anche se destinato a bisogni estranei a quelli della famiglia e il corrispettivo sia pagato, in via esclusiva o prevalente, con i proventi dell’attività di uno dei coniugi [1].

Più in generale, il Codice civile stabilisce che costituiscono oggetto della comunione gli acquisti fatti dal marito e dalla moglie insieme o separatamente durante il matrimonio – vedi l’ipotesi della casa di cui sopra – mentre ne rimangono esclusi gli acquisti relativi a beni personali [2]. Per tali si intendono ad esempio i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o quelli acquisiti successivamente alle nozze per effetto di donazione o di successione, i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge e i loro accessori oppure quelli che servono all’esercizio della professione del coniuge.

Altresì rientrano nella comunione i frutti dei beni di proprietà di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati al termine della comunione, i proventi dell’attività personale dei singoli coniugi se, alla data dello scioglimento della comunione, non sono stati consumati e le aziende amministrate da entrambi e formate dopo il matrimonio [3].

Casa acquistata dopo il matrimonio: rientra in comunione?

La casa acquistata dopo il matrimonio entra in comunione legale se ricorrono due condizioni specifiche:

  1. i coniugi devono avere scelto il regime della comunione dei beni;
  2. la casa deve essere stata acquistata dopo il matrimonio, indipendentemente se ciò sia avvenuto con il denaro del marito o della moglie.

In sostanza, se una coppia è sposata in comunione dei beni, i coniugi sono contitolari al 50% degli acquisti fatti tra il giorno del matrimonio e quello dell’eventuale separazione, anche se l’acquisto è stato fatto da uno solo dei coniugi (ad esempio dal marito) oppure se questi ne ha pagato il prezzo con i suoi soldi. I beni entrano automaticamente nella comunione, indipendentemente da un’esplicita manifestazione di volontà in questo senso.

Pertanto, se all’atto di acquisto partecipa solo il marito, il quale si reca dal notaio e firma il rogito di compravendita della casa, l’immobile acquistato rientra nella comunione e appartiene pro-quota anche alla moglie. Se i coniugi si separano, il bene dovrà essere diviso in parti eque.

Quando la casa acquistata non rientra nella comunione?

La casa acquistata da uno dei coniugi non rientra nella comunione se:

  1. l’immobile è stato acquistato con il denaro di un singolo coniuge (ad esempio la moglie), che gli deriva dalla vendita di beni ricevuti in donazione o in eredità, che non rientrano nella comunione o, di beni personali, dei quali era proprietario prima del matrimonio;
  2. il rogito di acquisto dell’immobile contiene la cosiddetta riserva di proprietà a favore del singolo coniuge, ovvero della moglie. In pratica, l’altro coniuge (il marito) deve presentarsi dal notaio e dichiarare esplicitamente di rinunciare alla sua parte di proprietà del bene. Tale dichiarazione va riportata nell’atto di acquisto e firmata dall’interessato.

Solo se sono presenti queste due condizioni è possibile escludere dalla comunione la casa acquistata da un coniuge (moglie) senza che l’altro abbia partecipato all’acquisto (marito).

Per poter sottrarre un bene alla comunione, quindi, il marito deve fornire un’apposita autorizzazione e il prezzo di acquisto deve essere pagato con denaro dell’altro coniuge derivato dalla vendita di beni propri, ereditati o ricevuti in donazione. Si pensi all’ipotesi di Tiziana che riceve un terreno in donazione dal padre. La donna vende l’immobile e con il ricavato compra un’abitazione. La casa non rientra nella comunione legale se il marito di Tiziana si reca dal notaio e dichiara di rinunciare alla sua parte di proprietà.

A proposito della dichiarazione, la Cassazione ha chiarito che quando viene resa nell’atto dal coniuge che non acquista, si pone come «condizione necessaria ma non sufficiente per l’esclusione del bene dalla comunione, occorrendo a tal fine non solo il concorde riconoscimento da parte dei coniugi della natura personale del bene, richiesto esclusivamente in funzione della necessaria documentazione di tale natura, ma anche l’effettiva sussistenza di una delle cause di esclusione dalla comunione» [4].

Altra ipotesi è quella in cui la casa viene acquistata da un coniuge in comunione dei beni con il denaro donato dai propri genitori. Se la donazione ha per oggetto direttamente l’immobile non ci sono problemi in quanto i beni donati non cadono in comunione, come abbiamo appena visto. Invece, se la donazione ha ad oggetto il denaro finalizzato all’acquisto, siamo in presenza di una “donazione indiretta”. In tal caso, finché il denaro rimane nel conto corrente del donatario, resta di proprietà esclusiva di questo, in forza della regola appena richiamata. Quando però il donatario in comunione dei beni decide di acquistare un immobile con quei soldi, perché non cada in comunione, è necessario che nel rogito notarile di acquisto venga fatta espressa riserva di proprietà esclusiva, con la specifica che si tratta di acquisto effettuato con un bene personale [5].

Martino che acquista una casa con una somma di denaro donatagli dalla madre. Affinché l’immobile non cada in comunione è necessario che l’atto di compravendita contenga la riserva di proprietà a favore di Martino.

Per un approfondimento sull’argomento è consigliata la lettura dell’articolo “Quando la casa entra in comunione dei beni”.


note

[1] Cass. Civ., sent. n. 11668/2018

[2] Art. 179 cod. civ.

[3] Art. 177 cod. civ.

[4] Cass. Civ., sent. n. 7027/2019.

[5] Cass. Civ., sent. n. 19537/2018.


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