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Cartello videosorveglianza proprietà privata: regole

9 Aprile 2022
Cartello videosorveglianza proprietà privata: regole

Vorrei installare un sistema di videosorveglianza davanti alla mia proprietà. Cosa devo scrivere nel cartello che indica la presenza delle telecamere?

Va innanzitutto detto che il cartello deve essere posizionato in modo da essere sempre visibile e facilmente leggibile prima di entrare nell’occhio della telecamera. Non deve essere quindi troppo piccolo, nascosto, o già all’interno dell’area di ripresa, e deve essere facilmente comprensibile per chiunque. Le informazioni ovviamente possono essere inserite in modo sintetico, a patto che sia facile agli interessati raggiungere la versione completa (l’art. 13 del Gdpr, come meglio vedremo a breve).

Il cartello allegato alla richiesta di consulenza è correttamente aggiornato alle linee guida dell’EDPB (European Data Protection Boarder), organo europeo indipendente che si occupa dell’applicazione delle norme a protezione dei dati.

In breve, le informazioni riportate all’interno del cartello (cosiddette “Informazioni di primo livello”) devono essere le seguenti:

  • codice QR o link che porti all’informativa completa inerente all’art. 13 del Regolamento Ue 679/16 (cosiddetto Gdpr). In alternativa, va bene anche un avviso cartaceo;
  • da chi viene effettuata la registrazione;
  • quanto a lungo verrà conservata la registrazione, per un tempo massimo che non potrà essere oltre le 72 ore, a meno che non ci siano motivazioni specifiche;
  • motivazione della registrazione e altre specifiche, come per esempio se le registrazioni vengono inviate a terzi (ad esempio, alle forze dell’ordine) o se sono registrate oltre che filmate;
  • nome del Data Protection Officer (DPO), cioè del Responsabile della Protezione dei Dati, ma solo se ve n’è uno;
  • diritti della persona interessata.

In estrema pratica, il lettore dovrà inserire i seguenti dati:

  • il suo nome, dove è richiesto il nominativo di chi effettua la ripresa;
  • nel caso di semplice privato, non c’è alcun responsabile della protezione dei dati. Secondo il Gdpr, la nomina di un Responsabile della Protezione dei Dati è obbligatoria solo se il titolare effettua, nel contesto delle proprie attività principali: i) trattamenti che comportano il “monitoraggio regolare e sistematico” degli interessati su larga scala; ii) trattamenti “su larga scala” di categorie particolari di dati personali di cui all’art. 9 (dati particolari), o di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’art. 10;
  • le immagini verranno conservate per un periodo di 72 ore, dopodiché saranno cancellate”, dov’è richiesto di indicare il periodo di conservazione, sempreché ovviamente le telecamere siano in grado di conservare le immagini;
  • la finalità è, in genere, quella della tutela della sicurezza personale e del patrimonio;
  • per accedere ai propri dati ed esercitare gli altri diritti riconosciuti dalla legge ci si potrà rivolgere al titolare stesso, cioè a chi ha installato la videosorveglianza. Andrà inserito il Suo nominativo, in pratica, e, se possibile, un Suo contatto personale (andrebbe bene anche un’email, magari creata appositamente per lo scopo);

Infine, per quanto riguarda l’informativa completa sul trattamento dei dati (cosiddette “informazioni di secondo livello”), il principio è che devono essere facilmente accessibili per l’interessato, ad esempio attraverso un pagina informativa completa messa a disposizione in uno snodo centrale (sportello informazioni, reception, cassa, ecc.) o affissa in un luogo di facile accesso. Come sopra illustrato, la segnaletica di avvertimento di primo livello deve contenere un chiaro riferimento a tale secondo livello di informazioni.

È preferibile, ma non obbligatorio, che nelle informazioni di primo livello si faccia riferimento a una fonte digitale (ad esempio, un codice QR o un indirizzo web) per le informazioni di secondo livello. Tuttavia, le informazioni dovrebbero essere facilmente disponibili anche in formato non digitale. Dovrebbe essere possibile accedere al secondo livello di informazioni senza entrare nell’area videosorvegliata, soprattutto se le informazioni sono fornite digitalmente (ad esempio, tramite un link). Un altro strumento appropriato potrebbe essere la messa a disposizione di un numero telefonico da contattare. Comunque siano fornite le informazioni, queste devono contenere tutti gli elementi obbligatori a norma dell’articolo 13 del Gdpr (“Informazioni da fornire qualora i dati personali siano raccolti presso l’interessato”).

Nel Suo caso, una soluzione potrebbe essere quella di inserire un QR code che rinvii a una pagina Internet (ad esempio, quella del Garante per la privacy) contenente le informazioni di cui all’art. 13 Gdpr, oppure un link a un sito internet dello stesso contenuto; non è quindi necessario che il link riporti al Suo sito personale. In genere, i nuovi cartelli dovrebbero già aver predisposto un Qr code del genere.

In alternativa, potrebbe affiggere, in un luogo visibile e fuori dall’”occhio” delle telecamere, un avviso cartaceo che riproduce il testo dell’art. 13 Gdpr.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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