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Chi paga l’amministratore di sostegno?

16 Aprile 2022 | Autore:
Chi paga l’amministratore di sostegno?

Come viene nominato l’amministratore di sostegno, quali compiti svolge e che tipo di compenso gli spetta.

Quando un anziano è in difficoltà nel gestire i propri interessi e non è capace da solo di affrontare la propria quotidianità è possibile ricorrere alla nomina di un amministratore di sostegno. Ma chi paga l’amministratore di sostegno? Quando l’amministratore di sostegno, che può essere anche un estraneo, cessa dalle sue funzioni (a causa o della morte dell’assistito o del termine della sua condizione di bisogno) gli deve essere riconosciuto un compenso? E a carico di chi?

Nell’articolo che segue illustreremo prima di tutto la figura dell’amministratore di sostegno. Tracceremo un quadro sulle regole relative alla sua nomina, alle sue funzioni e capiremo insieme in quali casi è possibile ricorrere all’amministratore di sostegno.

Devi sapere che l’incarico di amministratore di sostegno (come quello del tutore di un minore) è gratuito e non prevede alcun compenso. Solo in alcuni casi è prevista un’indennità per lo svolgimento delle sue funzioni. Ma procediamo con ordine e analizziamo chi paga l’amministratore di sostegno.

Amministratore di sostegno: nomina e funzioni

La legge [1] stabilisce che quando una persona (di qualsiasi età) si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi a causa di una malattia o di una menomazione fisica o psichica allora può essere assistita da un amministratore di sostegno.

L’amministratore di sostegno viene nominato dal giudice tutelare del luogo in cui la persona da assistere ha la residenza o il domicilio.

La nomina [2] avviene:

  • in base al ricorso che può essere presentato dalla stessa persona che necessita di sostegno, oppure dal suo coniuge, dal suo convivente, dai suoi parenti fino al quarto grado (cioè dai genitori, dai figli, dai nipoti, dai nonni, dagli zii, dai cugini), dagli affini entro il secondo grado (cioè dai suoceri, dai generi o dalle nuore), dal suo tutore o curatore, dal pubblico ministero, dai responsabili dei servizi sanitari e sociali impegnati nella cura e assistenza della persona;
  • con decreto emesso dal giudice tutelare entro 60 giorni dalla presentazione del ricorso; il giudice, prima di emetterlo, dovrà sentire personalmente il soggetto da assistere e i suoi parenti e, ove occorra, e potrà disporre tutti gli accertamenti, anche di natura medica, necessari.

Nel decreto di nomina dell’amministratore di sostegno, che può essere sempre revocato, integrato o modificato, il giudice tutelare:

  • sceglierà di nominare come amministratore di sostegno preferibilmente la persona eventualmente indicata dallo stesso soggetto bisognoso di assistenza o il suo coniuge non separato o il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella e, in mancanza, un parente entro il quarto grado oppure altra persona idonea a svolgere l’incarico;
  • indicherà le generalità della persona beneficiaria (cioè dell’assistito) e dell’amministratore di sostegno, la durata dell’incarico (che può essere anche a tempo indeterminato), l’oggetto dell’incarico e gli atti che l’amministratore di sostegno potrà compiere in nome e per conto del beneficiario (ad esempio ritirare la pensione o incassare eventuali canoni di locazione, provvedere alle spese ordinarie ecc.), gli atti che il beneficiario potrà compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno, i limiti delle spese che l’amministratore di sostegno può periodicamente sostenere con le somme di cui il beneficiario dispone, la periodicità (ad esempio mensile o semestrale) con la quale l’amministratore di sostegno dovrà riferire al giudice sull’attività svolta e sulle condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.

L’amministratore di sostegno è un incarico anche a tempo indeterminato

L’amministratore di sostegno va pagato? E da chi?

Ma l’attività che l’amministratore di sostegno svolge a vantaggio della persona da assistere deve essere retribuita?

La legge [3] stabilisce che l’ufficio dell’amministratore di sostegno è gratuito. Quindi, in linea di massima, chi svolge la funzione di amministratore di sostegno non ha diritto ad un compenso per la sua attività.

Tuttavia, la stessa legge [4] precisa che il giudice tutelare, su richiesta dello stesso amministratore di sostegno, può riconoscergli un’equa indennità considerando:

  • l’entità del patrimonio della persona assistita;
  • le difficoltà dell’amministrazione (cioè dei compiti svolti dall’amministratore di sostegno).

Può quindi accadere che l’amministratore di sostegno, al termine delle sue funzioni, presenti al giudice tutelare una richiesta di liquidazione del proprio compenso.

L’amministratore di sostegno, per avere diritto all’equa indennità, dovrà dimostrare al giudice tutelare non solo che il patrimonio della persona assistita è di entità medio – alta (altrimenti non gli spetterà comunque alcuna indennità), ma anche di aver svolto compiti non semplici e non ripetitivi, ma caratterizzati da difficoltà (amministrare una società, gestire un esercizio commerciale ecc.).

Se fai l’amministratore di sostegno di un pensionato con pensione sociale, sicuramente non ti spetterà alcuna indennità.

Se fai l’amministratore di sostegno di una persona benestante non avrai diritto all’indennità se non dimostrerai di aver svolto compiti di una certa complessità.

Nel caso in cui il giudice tutelare accolga la richiesta dell’amministratore di sostegno e determini, con proprio decreto, l’importo dell’indennità, al pagamento di essa sarà tenuta, con il proprio patrimonio, la stessa persona assistita oppure, nel caso in cui essa sia deceduta, gli eredi.

L’amministratore di sostegno può aver diritto ad un’equa indennità


note

[1] Art. 404 cod. civ.

[2] Art. 406  cod. civ.

[3] Art. 379 cod. civ.


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