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Quando c’è maltrattamento nei confronti dei disabili?

3 Aprile 2022
Quando c’è maltrattamento nei confronti dei disabili?

Reati contro soggetti incapaci e disabili da parte di familiari, parenti, badante e personale di casa di cura.

Il reato di «maltrattamenti in famiglia» ricorre anche quando un soggetto rivolge atti di violenza e sopraffazione nei confronti della persona disabile che ha in affidamento e/o se ne disinteressa totalmente, lasciandola, ad esempio, con abiti sporchi e dimessi, non nutrendola o, ancora, non curando la sua igiene personale, così da produrre nella vittima insostenibili umiliazioni e sofferenze.

A commettere tale reato può essere un familiare convivente, una badante o l’addetto della Rsa (la casa di cura che assiste il malato). La giurisprudenza ha chiarito più volte quando c’è maltrattamento nei confronti dei disabili. Ecco alcune importanti pronunce in merito.

Cosa sono i maltrattamenti?

Il reato di maltrattamenti in famiglia, previsto dall’articolo 572 del Codice penale, punisce chiunque maltratta una persona (…) sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia. La pena è la reclusione da uno a cinque anni. Se però dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione va da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da dodici a venti anni.

Questo reato viene esteso non solo ai maltrattamenti che avvengono all’interno della famiglia ma anche nel luogo di lavoro (quello piccolo, ove il datore è a stretto contatto coi dipendenti) e nelle comunità di assistenza dei disabili, le cosiddette Rsa.

Secondo la Cassazione [1], affinché si possa querelare il personale e il direttore della Rsa è necessario che vi sia uno stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime derivante anche dal clima vessatorio generalmente instaurato, per effetto di atti di sopraffazione commessi a carico dei soggetti ricoverati. Questi ultimi, proprio a causa delle proprie condizioni di vulnerabilità, sono vittime del reato di maltrattamenti tanto se patiscono in prima persona le violenze fisiche o verbali, quanto se ne siano meri spettatori.

Il maltrattamento della badante

Per far scattare il reato di maltrattamenti non è necessario solo un comportamento attivo, che leda la personalità della vittima. Rientrano nell’illecito penale anche eventuali condotte omissive, connotate da una deliberata indifferenza e trascuratezza verso i suoi elementari bisogni affettivi ed esistenziali [2].

Quindi, la badante che si disinteressa dell’assistito – ad esempio un anziano affidato alle proprie cure – che lo lasci sporco, trasandato, maleodorante, che non gli dia da mangiare o non lo alzi dal letto laddove ne abbia bisogno, può essere denunciata [2].

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi consiste nella sottoposizione della vittima ad una serie abituale di atti di vessazione, continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, incompatibili con normali condizioni di vita. Esso scatta anche nel caso in cui al familiare venga improvvisamente riservato un trattamento sistematicamente e immotivatamente deteriore rispetto a quello in precedenza riservatogli, ove ciò sia rivolto a vessare, fisicamente ed anche psicologicamente, la vittima [3].

Si può parlare di maltrattamenti anche in caso di un comportamento indifferente espresso con dissimulata severità quando è fonte di inutile mortificazione, tale da incidere – non meno di gesti di reale violenza – sulla qualità di vita della persona offesa. Si pensi a sgridate, rimproveri, vestiario dimesso e sporco, scarsità del cibo, mancanza di igiene. Tutto ciò, afferma la Cassazione [2] produce gratuite umiliazioni e durevoli sofferenze psicologiche della vittima.


note

[1] Cass. pen. sez. VI, 28/03/2019, n.16583.

[2] Cass. pen. sez. VI, 17/01/2013, n.9724.

[3] Cass. pen. sez. II, 06/12/2012, n.10994.


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