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Diffamazione nei confronti dell’amministratore di condominio

4 Aprile 2022
Diffamazione nei confronti dell’amministratore di condominio

Offese e critiche nei confronti dell’amministratore di condominio: quando scatta il reato. La differenza con l’ingiuria.

Dire all’amministratore, nel corso della riunione di condominio, «sei un bugiardo, un truffatore» non è reato: trattasi infatti di un’offesa proferita in presenza della vittima e quindi di ingiuria; ingiuria che è ormai un semplice illecito civile, per il quale si può essere, tutt’al più, condannati al risarcimento del danno e a una multa da pagare in favore dello Stato. La diffamazione nei confronti dell’amministratore di condominio scatta quando lo si fa in sua assenza, come ad esempio con una lettera inviata agli altri condomini, una mail in cui sono in copia più di due persone, o tramite una chat di gruppo. 

L’aspetto però più delicato è stabilire la sottile linea di confine tra diritto di critica e diffamazione. La Cassazione, in una recente sentenza [1], offre uno spunto di riflessione per comprendere fino a dove si possa arrivare nelle contestazioni rivolte al capo condomino. Ecco alcuni chiarimenti pratici.

Quando c’è diffamazione nei confronti dell’amministratore di condominio?

Affinché si possa parlare di diffamazione, e quindi di un reato con conseguente possibilità di essere querelati, è necessario innanzitutto che vi sia una offesa.

La linea di demarcazione tra offesa illegittima e critica legittima sta nel fatto che quest’ultima è rivolta a censurare l’operato di un soggetto, perché errato; la prima invece è un attacco all’altrui immagine professionale o morale, è un modo per mettere in dubbio la sua onorabilità, dignità, onestà. Insomma, la critica è solo rivolta all’attività del soggetto passivo; la diffamazione invece alla sua persona. 

Dire «L’amministratore ha sbagliato i calcoli» è lecito; dire invece «i conti sono fasulli» è diffamazione nei confronti dell’amministratore di condominio. Non è il fatto di insinuare la «non correttezza» dell’operato del capo condomino a far scattare il reato: a tutti è infatti dato sottoporre a revisione lo svolgimento del suo incarico professionale. Ma parlare di «falsità» fa chiaramente intendere che ci sia stata una volontà deliberatamente rivolta a frodare il condominio, pertanto illecita. E questo mette in cattiva luce l’amministratore, facendo anche scattare la diffamazione. 

La Cassazione [1] ha ritenuto sussistente la diffamazione per una mail in cui si insinuava il dubbio circa la correttezza della condotta dell’amministratore – ritenuto, testualmente «in seria difficoltà, per non dire che è nei guai» e che “deve sistemare” la questione – e, nel riportare la conoscenza di un possibile nuovo amministratore, ritenuto «valido», con cui rimpiazzarlo. Così, prosegue la Cassazione, implicitamente alludendo «all’inidoneità dello stesso a ricoprire la carica, cercando, con tali maniere, di intaccarne la stima e reputazione acquisita nel contesto di riferimento rappresentato dall’opinione degli altri condomini».

Tali espressioni sono «pretestuosamente denigratorie e sovrabbondanti rispetto al fine di manifestare il proprio dissenso nei confronti della correttezza dei conteggi operati dall’amministratore». Non vengono, infatti, utilizzati termini volti «meramente ad evidenziare l’inesattezza dei conteggi», né gli importi vengono definiti solo «sbagliati», ma anche «fasulli».

La comunicazione a più soggetti

Il secondo elemento necessario per far scattare la diffamazione ai danni dell’amministratore di condominio è quello della pluralità dei destinatari dell’offesa. Chi si rivolge all’amministratore, anche se in presenza di più persone, non commette diffamazione ma semplice ingiuria (si pensi alla riunione di condominio): in tal caso, la vittima dovrà ricorrere a un avvocato civilista affinché agisca in processo contro il responsabile e gli chieda il risarcimento, non prima di aver dimostrato l’effettivo danno subito dal proprio cliente. Se il giudice accoglie la domanda, quantifica l’indennizzo in relazione alla gravità della parola proferita, del numero di persone presenti, del tempo in cui l’offesa è rimasta eventualmente pubblicata su un gruppo o su altro supporto fisico, ecc. Dopodiché, condannerà il convenuto a pagare una sanzione ulteriore da versare alle casse dello Stato.

Se invece l’offesa viene proferita in assenza della vittima e in presenza di almeno altre due persone commette reato di diffamazione. A tal fine, la comunicazione può avvenire anche in momenti tra loro distinti, purché l’oggetto sia il medesimo. Così andare a dire a tutti i condomini che l’amministratore è corrotto, rivolgendosi prima ad uno, poi ad un altro, poi ad un altro ancora e così via, fa scattare il reato.

Email e chat: c’è diffamazione

Secondo la Cassazione, scatta la condanna per diffamazione per il condomino che con una e-mail indirizzata ad un altro proprietario insinua la non correttezza dell’operato dell’amministratore dello stabile. Nel caso di specie, l’imputato sollevava sospetti sui conti presentati dall’amministratore definendoli “fasulli”.

Per i giudici supremi ad integrare il reato è sufficiente anche soltanto una mail, non potendosi escludere che il contenuto diventi oggetto di discussione con gli altri condomini. 

Per la Suprema Corte «è possibile ritenere la sussistenza del requisito oggettivo, ai fini della configurabilità del reato di diffamazione, della ‘comunicazione con più persone‘ anche nella ipotesi di diretta ed esclusiva destinazione del messaggio diffamatorio, inviato tramite posta elettronica, ad una sola persona determinata; e ciò sia quando l’accesso alla casella mail sia consentito almeno ad un altro soggetto, a fini di consultazione, estrazione di copia e di stampa, e tale accesso plurimo sia noto al mittente o, quantomeno, prevedibile secondo l’ordinaria diligenza, sia in tutti i casi in cui la comunicazione inviata via mail a un solo soggetto sia, come prevedibile sia stata diffusa o comunque posta a conoscenza di almeno un altro soggetto».

E nel caso di specie, prosegue la decisione, «ciò che rileva è che il ricorso nel contestare il requisito delle più persone fa riferimento alle dichiarazioni rese dai testi e in particolare a quelle rese dal destinatario della mail, laddove, dalla trascrizione allegata, emerge, piuttosto, che questi commentava le mail ricevute dall’imputata, come era prevedibile che accadesse trattandosi di questioni che riguardavano il condominio, con gli altri condomini».

La circostanza che il testimone abbia affermato di aver girato la mail al solo amministratore, non esclude affatto che egli – come dal medesimo affermato nell’ambito dello stesso contesto testimoniale – ne abbia anche parlato “tra condomini” (così testualmente nel verbale allegato).

D’altronde, l’invio di e-mail a contenuto diffamatorio, realizzato tramite l’utilizzo di Internet, «integra un’ipotesi di diffamazione aggravata e l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria».


note

[1] Cass. sent. n. 12186/22.

Autore immagine: depositphotos.com


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