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Posso offendere chi mi offende?

4 Aprile 2022
Posso offendere chi mi offende?

Esimente per chi viene provocato da una precedente ingiuria o diffamazione.

Un nostro lettore è stato querelato da un vicino di casa per aver parlato male alle sue spalle in presenza di altri condomini. Il lettore sostiene però di aver agito come reazione ad una offesa che, a sua volta, aveva ricevuto in precedenza dalla stessa persona e di cui lo avevano appena informato i condomini in questione. Di qui la domanda: posso offendere chi mi offende?

La risposta è contenuta nell’articolo 599 del Codice penale a norma del quale non è punibile chi ha commesso ingiuria o diffamazione nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.

In buona sostanza, si può offendere chi offende – e pertanto lo si può diffamare o ingiuriare – in quanto lo stato d’ira costituisce una giustificazione alla reazione di per sé astrattamente illecita.

Ma affinché si possa invocare la non punibilità di chi offende chi ha offeso è necessario che tra le due condotte vi sia una concatenazione: non deve cioè passare troppo tempo tra il fatto illecito che ha dato origine alla reazione e la reazione stessa. La seconda deve essere conseguenza immediata della prima. Questo perché ciò che giustifica l’offesa deve essere lo stato d’ira e non la volontà di vendicarsi, condotta questa non ammessa dal nostro ordinamento.

È richiesta l’immediatezza rispetto non al fatto in sé ma alla conoscenza del fatto. Così è ben possibile offendere una persona per un’offesa da questa ricevuta molto tempo prima ma di cui si è avuto conoscenza solo dopo. 

La Cassazione [1] ha detto che, sebbene sia sufficiente che la reazione abbia luogo finché duri lo stato d’ira suscitato dal fatto provocatorio, non essendo necessaria una reazione istantanea, è richiesta tuttavia l’immediatezza della reazione, intesa come legame di interdipendenza tra reazione irata e fatto ingiusto subito. Pertanto, il passaggio di un lasso di tempo considerevole può assumere rilevanza al fine di escludere la non punibilità e riferire la reazione ad un sentimento differente, quale l’odio o il rancore. 

Nel caso di specie deciso dalla Corte, l’imputata aveva utilizzato i social network per pubblicare dei messaggi diffamatori contro l’ex marito e la donna con cui lui l’aveva tradita; la condotta diffamatoria era stata posta in essere dalla donna allorquando la relazione extraconiugale tra il marito e l’amante era già terminata, e comunque per un tempo eccedente rispetto alla immediatezza dei fatti.

Dunque, sintetizzando, ai fini del riconoscimento dell’esimente della provocazione nei delitti contro l’onore, non è necessario che la reazione venga attuata nello stesso momento in cui sia ricevuta l’offesa, essendo sufficiente che essa abbia luogo finché duri lo stato d’ira suscitato dal fatto provocatorio.

La reazione può essere rivolta non solo al provocatore ma anche a persona a lui legata da rapporti affettivi. Si pensi a chi, sapendo di essere stato offeso da una persona, rivolga parole ingiuriose al coniuge o al figlio. La Cassazione, in proposito, ha detto che [2] in materia di delitti contro l’onore, l’esimente della provocazione, «è applicabile anche nel caso in cui la reazione dell’agente sia diretta nei confronti di persona diversa dal provocatore quando quest’ultimo sia legato all’offeso da rapporti tali da giustificare la reazione offensiva nei suoi confronti». 

Per applicare l’esimente della provocazione è necessario che il soggetto interessato dimostri la provocazione ricevuta. 


note

[1] Cass. sent. n. 3204/2021.

[2] Cass. sent. n. 37950/2017.


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