Diritto e Fisco | Articoli

Articolo 134 Costituzione: spiegazione e commento

4 Aprile 2022
Articolo 134 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 134 sulle competenze della Corte costituzionale in materia di leggi, conflitti istituzionali e accuse al Capo dello Stato.

La Corte costituzionale giudica:

  • sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
  • sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
  • sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Chi si prende cura della Costituzione?

L’intera Costituzione si pone come garanzia per i cittadini, in difesa dei loro diritti, nel rispetto dei loro poteri. Sancisce i princìpi ed i valori fondamentali della Repubblica. Impedisce che il popolo rimanga vittima dell’abuso della politica. Disegna un Paese in cui tutti devono essere uguali davanti alla legge e tutti hanno diritto ad un futuro prospero e di pace. La Costituzione, quindi, è la coperta che ripara la Repubblica dal freddo del malaffare e dell’ingiustizia sociale. Ma chi protegge la Costituzione? Chi si prende cura di lei? Chi garantisce che tutti i princìpi in essa contenuti vengano rispettati?

Il titolo VI, l’ultimo della Carta costituzionale prima delle disposizioni transitorie e finali, si sofferma proprio su questo aspetto, sulle garanzie costituzionali, sugli strumenti per mantenere vivo il patto tra lo Stato e i cittadini che, sotto il nome di «Costituzione» ha aperto una nuova prospettiva all’Italia dopo il periodo della monarchia e del fascismo.

Questo titolo identifica nella Corte costituzionale l’organo che deve tutelare la Costituzione, quasi che quest’ultima, nelle sue pagine finali, dicesse alla Corte: «Abbi cura di me». La Consulta è chiamata a fare da medico, da custode, da giudice. Deve pronunciarsi sulla legittimità delle leggi conformemente a quanto disposto dalla Costituzione. Deve risolvere conflitti tra i vari poteri dello Stato. Deve prendersi cura della Costituzione affinché questa, pur invecchiando nel tempo, mantenga vivo il suo spirito. Deve, infine, vigilare affinché nessuno la ignori, causando un danno al Paese e ai cittadini.

Alla Corte costituzionale è dedicata buona parte del titolo VI e dei suoi poteri parla proprio l’articolo 134.

Che cos’è la Corte costituzionale?

La Corte costituzionale è l’organo giurisdizionale che gode di maggiore autonomia. La Carta, anticipando la necessità della sua esistenza, già la prevedeva nel testo originale anche se la Consulta fu istituita solo dieci anni dopo, nel 1956, a causa di qualche perplessità di tipo politico e culturale. E risale proprio a quell’anno la prima sentenza, in cui venne deciso che il giudizio di legittimità doveva interessare anche le leggi precedenti alla Costituzione. In questo modo, è stato possibile eliminare dal nostro ordinamento tutte le norme del fascismo contrarie allo spirito della nuova legge fondamentale, a partire da quelle razziali.

La Corte è composta da 15 giudici ordinari. Le decisioni sono valide se prese da almeno 11 di loro. La votazione di ciascun magistrato è segreta.

Il giudizio di legittimità della Corte costituzionale

Tre sono le materie su cui la Corte costituzionale ha il compito di esprimersi, secondo l’articolo 134 della Costituzione. La prima riguarda le controversie legate alla legittimità delle leggi rispetto al contenuto e allo spirito della Carta. Delle leggi ma anche degli atti dello Stato e delle Regioni che hanno forza di legge. Questo significa, tra le altre cose, che non ci si rivolge alla Corte costituzionale come a un normale tribunale, quando viene commesso un illecito o un reato: il potere della Consulta è quello di controllare che siano compatibili con la Costituzione i provvedimenti legislativi adottati, ed in particolare:

  • le leggi costituzionali e di revisione costituzionale;
  • le leggi ordinarie dello Stato;
  • gli atti aventi forza di legge, vale a dire i decreti-legge e i decreti legislativi;
  • i decreti del presidente della Repubblica che contengono le norme di attuazione di attuazione degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale;
  • le leggi regionali, quando sono in contrasto con la Costituzione, con lo statuto dell’ente territoriale stesso o quando eccedono dalla loro competenza;
  • gli statuti delle Regioni ordinarie;
  • il referendum abrogativo, se possono essere in contrasto con la Costituzione;
  • le leggi delle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Quando la Corte costituzionale decide che una legge è illegittima perché non conforme alla Costituzione, il provvedimento viene cancellato dall’ordinamento giuridico. Non essendo un organo subordinato ad un altro, le decisioni della Consulta non possono essere impugnate.

Il giudizio sui conflitti di attribuzione

La seconda grande area in cui si muove la Corte costituzionale è quella che riguarda i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, tra Stato e Regioni e tra una Regione ed un’altra.

La Corte agisce come organo super partes quando ci sono dei contrasti tra istituzioni diverse per stabilire chi dei due interpreta in modo corretto il potere che gli è stato attribuito dalla Costituzione e chi, invece, sbaglia. È fondamentale, però, che il contrasto emerga tra due istituzioni diverse, ad esempio il Governo e la Regione, tra la magistratura e il Governo oppure tra due Regioni diverse: se la controversia nasce all’interno dello stesso potere (ad esempio, tra due ministeri che fanno parte di un unico esecutivo), la competenza non è più della Corte costituzionale ma dell’organo posto al vertice del potere stesso.

Il giudizio sulle accuse al presidente della Repubblica

La Corte costituzionale, infine, è chiamata a pronunciarsi nel caso in cui il Parlamento metta in stato di accusa il presidente della Repubblica. In questa situazione, viene celebrato un processo vero e proprio «in composizione allargata», cioè davanti a 15 giudici ordinari della Corte costituzionale affiancati da 16 giudici aggregati non togati scelti a sorteggio da una lista già predisposta di 45 cittadini con requisiti di eleggibilità al Senato, stilata dalle Camere in seduta comune.

Il processo al Capo dello Stato, dunque, avviene davanti a tutti i giudici della Consulta e ad una rappresentanza del popolo, a sottolineare l’importanza del potere sovrano che detiene. Ma non solo.

La Costituzione, prevedendo la presenza dei cittadini in un procedimento così delicato, vuole impedire che chi esercita la funzione giurisdizionale possa prendere volutamente delle decisioni che influenzano la vita istituzionale del Paese. A tal proposito, i giudici popolari chiamati ad affiancare i magistrati vengono considerati in grado di valutare l’equilibrio tra le valutazioni politiche e quelle giuridiche.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube