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Ipoteca sproporzionata: risarcimento danni

4 Aprile 2022
Ipoteca sproporzionata: risarcimento danni

Riduzione dell’ipoteca eccessiva rispetto al valore del bene: come si tutela il debitore dal pignoramento del creditore. 

L’individuazione dell’immobile su cui iscrivere ipoteca è rimessa all’autonomia del creditore. È questi che sceglie il bene e poi compila la nota di iscrizione ipotecaria da comunicare all’ufficio competente. Ma se l’ipoteca è sproporzionata rispetto al credito vantato, può il debitore chiedere il risarcimento dei danni dopo aver agito per la riduzione dell’ipoteca stessa? Di tanto si è occupata, proprio di recente, un’ordinanza della Cassazione [1] che ha varato un orientamento nuovo in merito. Partiamo dal principio.

Cos’è l’ipoteca?

Il creditore può iscrivere ipoteca solo se è in possesso di un “titolo esecutivo” ossia una sentenza di condanna, un decreto ingiuntivo definitivo, un assegno, una cambiale o un contratto notarile di mutuo.

L’ipoteca ha due funzioni. 

Da un lato serve ad evitare che il debitore possa cedere il bene frustrando la garanzia del creditore; così, se l’immobile dovesse essere venduto o donato, il creditore ipotecario potrebbe ugualmente pignorarlo nonostante il passaggio di proprietà. 

Dall’altro lato, chi per primo iscrive ipoteca sull’immobile del debitore si soddisfa con priorità, rispetto ad altri eventuali creditori dello stesso soggetto, sul ricavato dalla vendita forzata. Ad esempio, la banca con un’ipoteca di primo grado sulla casa riceverà il denaro derivante dall’aggiudicazione all’asta fino a copertura del proprio credito; l’eventuale residuo verrà ripartito tra gli ulteriori creditori che abbiano inteso partecipare alla procedura di pignoramento (ad esempio il fisco).

L’ipoteca è necessaria per il pignoramento?

Di norma, prima del pignoramento, si procede all’iscrizione dell’ipoteca proprio per garantire i due effetti che abbiamo appena descritto. Tuttavia, in astratto, ben potrebbe succedere che un’esecuzione forzata venga avviata senza la previa iscrizione dell’ipoteca (si tratta però più che altro di un caso scolastico).

Quando scade l’ipoteca?

L’ipoteca ha efficacia per 20 anni. Poi, decade automaticamente ma il creditore può sempre rinnovarla prima della scadenza (in tal caso, conservando lo stesso grado che aveva acquisito in precedenza) o anche dopo (accodandosi ad ulteriori creditori che, nel frattempo, abbiano iscritto anch’essi ipoteca sullo stesso bene).

Qual è il valore dell’ipoteca?

Il creditore iscrive ipoteca sull’intero immobile ma per un credito pari a quello fatto valere aumentato della metà. Ad esempio, chi ha un credito di 100mila euro può iscrivere ipoteca per il valore di 150mila euro, a copertura di tutte le successive spese per la procedura esecutiva e per gli interessi nel frattempo maturati.

Su quale bene viene iscritta ipoteca?

La scelta dell’immobile su cui iscrivere ipoteca viene rimessa al creditore. Ma al debitore, titolare di altri immobili, è sempre consentito presentare ricorso al giudice se il bene ipotecato ha un valore eccessivo rispetto al credito fatto valere. Ad esempio, dinanzi a un soggetto titolare di tre immobili, rispettivamente del valore di 100mila euro, 200mila e 300mila, il creditore che agisca per 50mila euro dovrà iscrivere ipoteca sul primo e non sul terzo, a meno che non sia facilmente vendibile (si pensi a un terreno non edificabile ed il cui accesso sia occluso da altri fondi).

Ipoteca sproporzionata

Secondo la Cassazione, il debitore può chiedere il risarcimento del danno provocato dall’iscrizione di un’ipoteca sproporzionata ossia eccessiva rispetto al debito garantito. 

Nel caso di specie, una banca aveva iscritto un’ipoteca su beni di valore di circa 30 milioni di euro a cautela di un credito di appena 100mila euro.

Con questa ordinanza la Corte ha quindi modificato l’orientamento consolidato negli anni che negava la responsabilità della banca per iscrizione eccessiva e consolidato il cambio di rotta anticipato, seppur con motivazioni diverse, nel 2016 [2].

La decisione va in contrario senso ad un precedente ordinamento con cui la responsabilità della banca per iscrizione eccessiva veniva negata [3].

Bisogna ora capire a quale parametro il creditore debba riferirsi per non incorrere nel caso di una iscrizione sproporzionata. Da un lato, infatti, vi è da considerare che la legge impone al debitore di rispondere delle proprie obbligazioni con tutto il suo patrimonio presente e futuro (art. 2740 del Codice civile) e che la legge (art. 2838 del Codice civile) consente al creditore di stabilire l’ammontare dell’ipoteca.

Peraltro, sempre la legge (art. 2875 e 2876 Cod. civ.), dà al debitore il diritto alla riduzione dell’ipoteca se il suo valore eccede di un terzo il valore dei crediti a cautela dei quali l’ipoteca viene iscritta. Quindi, seguendo questo parametro del terzo, non si incorre nel rischio di sentirsi chiamati in responsabilità per iscrizione eccessiva.

Il danno da risarcire è quello da perdita di chance, che deriva dall’impossibilità di mettere in vendita l’immobile. È il giudice che quantifica tale danno in via “equitativa” ossia in base a quanto gli appare giusto [4]. Il danneggiato non è tenuto a dare una rigorosa prova dell’accadimento del danno e della sua quantificazione.


note

[1] Cass. ord. n. 39441/2021 del 13.12.2021.

[2] Cass. ord. n. 6533.

[3] Cass. ord. n. 1077/1999, n. 4968/2001, n. 10299/2007 e n. 16308/2007.

[4] Cass. ord. n. 5641/2018.

Corte di Cassazione Sezione 3 Civile Ordinanza 13 dicembre 2021 n. 39441

Data udienza 16 luglio 2021

Integrale

Ipoteca – Iscrizione – Beni oggetto di valore sproporzionato rispetto al credito garantito – Responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. – Configurabilità – Preclusione derivante dalla previsione della responsabilità processuale ex art. 96 c.p.c. – Esclusione – Fondamento giuridico

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6498/2019 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) SPA, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1659/2018 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata 111/7/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 16/7/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza dell’11/7/2018 la Corte d’Appello di Firenze ha respinto i gravami interposti dalla societa’ (OMISSIS) s.p.a. – in via principale – e dal sig. (OMISSIS) – in via incidentale – in relazione alla pronunzia Trib. Arezzo n. 237/2013, di rigetto della domanda dalla prima in origine monitoriamente azionata di pagamento di somma a titolo di scoperto di conto corrente bancario nei confronti della societa’ (OMISSIS) s.r.l. e del predetto (OMISSIS) quale garante della medesima per prestata fideiussione, nonche’ di rigetto della domanda da quest’ultimo in via riconvenzionale spiegata di “riduzione dell’ipoteca ex articoli 2872 c.c. e segg.” e di “risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti… a seguito dell’illegittimo comportamento posto in essere dalla (OMISSIS)… per avere… effettuato… illegittime iscrizioni ipotecarie sull’intero compendio immobiliare del medesimo”.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il (OMISSIS) propone ora ricorso per cassazione, affidati ad unico motivo.

Resiste con controricorso la societa’ (OMISSIS) s.p.a..

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico motivo il ricorrente denunzia “violazione o falsa applicazione” degli articoli 1225, 1227, 2043, 2056, 2697 c.c., articolo 96 c.p.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole avere la corte di merito abbia confuso “l’appello incidentale condizionato all’ipotesi dell’emersione di un credito da parte di (OMISSIS), e vertente sulla maliziosa sovrabbondanza della iscrizione ipotecaria… con l’appello incidentale autonomo”.

Lamenta non essersi dalla corte di merito considerato che “come emerge dalla lettura del motivo di gravame la difesa del signor (OMISSIS) ha evidenziato come la mera iscrizione di ipoteca in assenza dei presupposti integrasse un’ipotesi di danno” che si pone “logicamente a monte delle specifiche conseguenze richiamate in relazione al mancato finanziamento (OMISSIS)”, e che nella specie “in concreto impingeva nella descrizione dei danni generalmente subiti in forza della illegittima iscrizione ipotecaria e logicamente autonomi, quale genus rispetto al danno species afferente il mancato finanziamento da parte della (OMISSIS)”, con indicazione delle “conseguenze proprie dell’abusiva iscrizione, quali la paralisi delle attivita’ imprenditoriali ascrivibili al (OMISSIS) in uno con la perdita di immagine (il pesante discredito) verso tutto il settore bancario”.

Si duole che “la decisione” sia “basata su un palese travisamento delle risultanze, atteso che ne’ nell’atto di appello, ne’ negli scritti conclusivi, e’ possibile individuare un elemento testuale da dove dedurre l’allegata mancanza di interesse alla decisione sul punto”.

Quanto alla “mancata prova di esistenza del danno” lamenta che invero “le conseguenze negative venivano allegate chiaramente sin dall’incipit del giudizio, e puntualmente richiamate e descritte in sede di appello incidentale, sia in punto di perdita di stima da parte del sistema creditizio, sia in punto di “effetto valanga” rappresentato dalle iscrizioni ipotecarie eseguite dagli altri istituti di credito una volta che, ingiustamente o imprudentemente, (OMISSIS) aveva iscritto ipoteca in assenza dei presupposti”.

Il motivo e’ p.q.r. fondato e va accolto nei termini e limiti di seguito indicati.

Superando il risalente orientamento in base al quale il creditore che abbia iscritto ipoteca su beni eccedenti l’importo del credito vantato non puo’ mai essere chiamato a rispondere nei confronti del debitore per danni da illecito aquiliano ex articolo 2043 c.c., essendo possibile configurare a carico del creditore procedente solamente la responsabilita’ processuale ex articolo 96 c.p.c., comma 1, qualora quest’ultimo – convenuto per la riduzione dell’ipoteca – resista in giudizio con mala fede o colpa grave (v. Cass., 23/8/2011, n. 17523; Cass., 23/6/2011, n. 6597; Cass., 2/11/2010, n. 22267; Cass., 30/7/2010, n. 17902; Cass., 3/3/2010, n. 5069; Cass., 24/7/2007, n. 16308; Cass., 23/3/2004, n. 5734; Cass., 4/4/2001, n. 4968; Cass., 29/9/1999, n. 10771; Cass., 9/11/1994, n. 9307; Cass., 12/10/1987, n. 7258; Cass., 3/2/1967, n. 311), questa Corte e’ recentemente pervenuta a diversamente affermare che il creditore il quale, senza adoperare la normale diligenza, iscriva ipoteca su beni per un valore sproporzionato rispetto al credito garantito secondo i parametri previsti dagli articoli 2875 e 2876 c.c., incorre, qualora sia accertata l’inesistenza del diritto per cui e’ stata iscritta l’ipoteca giudiziale medesima, nella responsabilita’ prevista dall’articolo 96 c.p.c., comma 2, configurandosi un abuso della garanzia patrimoniale in danno del debitore (v. Cass., 5/4/2016, n. 6533).

Gli argomenti posti a fondamento della negazione dell’ammissibilita’ dell’azione di risarcimento danni ex articolo 2043 c.c., per eccesso di iscrizione ipotecaria, elaborati gia’ nella vigenza della precedente codificazione, si sostanziano: a) nel silenzio della legge in tema di riduzione delle ipoteche circa la responsabilita’ per atto illecito di colui che iscriva ipoteca giudiziale in maniera esuberante; b) nel diritto riconosciuto al creditore di estendere l’ipoteca anche al di la’ del fine della garanzia, come si evince da una serie di disposizioni (articoli 2740, 2828, 2877 c.c. del 1942, e gia’ dagli articoli 1948, 1986, 2028 c.c. del 1865); c) nell’obbligo del debitore di adempiere con tutti i suoi beni presenti e futuri; d) nell’ampia facolta’ conferita al creditore di cautelarsi mediante l’ipoteca giudiziale su qualunque dei beni immobili appartenenti al debitore; e) nell’onere delle spese della riduzione poste sempre a carico del debitore in caso di eccedenza del valore dei beni rispetto alla cautela da somministrare (v. gia’ Cass., 3/11/1961, n. 2548, che fa espressamente richiamo a Cass., 24/7/1926, n. 2632).

A tali argomenti si e’ opposto che l’eccezione alla responsabilita’ per atto illecito deve inequivocabilmente risultare dal sistema della legge laddove nessuna delle richiamate disposizioni depone invero in tal senso: non la norma di cui all’articolo 2740 c.c., concernente la garanzia generica costituita da tutti i beni del debitore e non quella specifica della garanzia ipotecaria; non la disposizione dell’articolo 2828 c.c., che si limita a riconoscere la facolta’ di iscrivere l’ipoteca giudiziale su qualunque bene del debitore senza nulla stabilire circa l’ambito dell’iscrizione; non le norme concernenti la riduzione delle ipoteche, tra cui e’ ricompresa quella dell’articolo 2877 c.c., poiche’ esse si limitano unicamente a regolare la procedura di riduzione (cfr. quanto indicato gia’ da Cass., 3/11/1961, n. 2548).

Si e’ al riguardo sostenuto non potersi ammettere una responsabilita’ per danni in favore del debitore, essendo la stessa legge a stabilire espressamente che persino le spese della procedura di riduzione devono essere sostenute dal debitore e restare a suo carico, sicche’ deve evincersene che in caso di iscrizione di ipoteca su una quantita’ di beni eccedenti la cautela da somministrarsi il legislatore ha inteso attribuire al debitore esclusivamente il diritto di ottenere a sue spese la riduzione dell’iscrizione ad una parte soltanto dei beni (v. Cass., 24/2/1999, n. 10771).

Si e’ ulteriormente posto in rilievo che (come pure in dottrina sottolineato) l’articolo 2828 c.c., si limita invero a riconoscere la facolta’ per il creditore di iscrivere ipoteca su qualunque immobile – presente e sopravvenuto – del debitore, e quindi di scegliere su quanti e quali immobili iscrivere ipoteca, senza tuttavia alcunche’ indicare in ordine all’ambito dell’iscrizione (v. Cass., 5/4/2016, n. 6533).

A tale stregua, dalla natura accessoria e strumentale rispetto a crediti determinati della garanzia reale discende che l’attribuzione al creditore della liberta’ di scelta tra quali immobili iscrivere ipoteca non possa invero prescindere dalla necessaria correlazione tra credito, importo iscritto e valore dei beni, dovendo conseguentemente procedersi all’iscrizione di ipoteca sui beni immobili del debitore in ragione del rapporto del valore degli stessi con la cautela riconosciuta (cfr. Cass., 5/4/2016, n. 6533).

L’esigenza di correlazione tra valore degli immobili (seppur liberamente scelti) su cui iscrivere la garanzia e valore dei medesimi risulta invero confermato, e non gia’ smentito, dalla stessa disciplina dettata in tema di riduzione delle ipoteche (articoli 2872 c.c. e segg.).

Le ipoteche giudiziali debbono infatti ex articoli 2874 e 2875 c.c., ridursi; a) qualora i beni compresi nell’iscrizione abbiano un valore superiore ad un terzo dei crediti iscritti, accresciuto dagli accessori ovvero; b) se la somma determinata dal creditore nell’iscrizione ecceda di un quinto quella che l’autorita’ giudiziaria dichiara dovuta (v. Cass., 5/4/2016, n. 6533).

Orbene, atteso che la responsabilita’ generale ex articolo 2043 c.c., e’ stata in realta’ ritenuta applicabile (proprio argomentando dall’articolo 2877 c.c., comma 1) in ipotesi di iscrizione di ipoteca giudiziale per somma esorbitante da parte del creditore a seguito di sentenza a prestazione ancora illiquida (cfr. Cass., 3/11/1961, n. 2548; Cass., 20/5/1969, n. 1766; Cass., 24/2/1999, n. 10771), l’esigenza di raccordarne l’applicabilita’ con la speciale responsabilita’ processuale ex articolo 96 c.p.c., emerge invero in termini generali, ivi ricompresa pertanto l’ipotesi della iscrizione su una massa di beni maggiore del necessario, quand’anche non esorbitante.

L’articolo 96 c.p.c., disciplina la responsabilita’ processuale, quale ipotesi di responsabilita’ extracontrattuale per atti e comportamenti processuali, che ha natura speciale rispetto alla generale responsabilita’ extracontrattuale ex articolo 2043 c.c..

Trattasi di responsabilita’ in capo al soccombente da illecito processuale, per aver abusato del diritto di agire o resistere in giudizio (la cui regolamentazione ha visto recentemente l’introduzione da parte del legislatore di una norma generale per lite temeraria (articolo 96 c.p.c., comma 3, come novellato dalla L. n. 69 del 2009, articolo 45, comma 12) fondata sull’abuso del processo: v. Cass., 5/4/2016, n. 6533), in cui incorre colui che senza la normale prudenza chieda l’esecuzione di un provvedimento cautelare o abbia trascritto una domanda giudiziale o iscritto ipoteca giudiziale o agito in via esecutiva per la tutela o realizzazione di un diritto di cui sia accertata l’inesistenza (articolo 96 c.p.c., comma 2), ovvero chi, pur in ipotesi di esistenza del diritto, abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave nel giudizio di riduzione proposto dal debitore (articolo 96 c.p.c., comma 1) (v. Cass., 29/4/2015, n. 8711; Cass., 28/5/2010, n. 17902; Cass., 3/9/2007, n. 18533; Cass., 24/7/2007, n. 16308; Cass., 755/2007, n. 10299; Cass., 22/2/2006, n. 3952; Cass., 23/5/2003, n. 8171; Cass., 4/4/2001, n. 4968; Cass., 14/9/1999, n. 9803; Cass., 29/9/1999, n. 10771; Cass., 21/2/1985, n. 1545; Cass., 3/2/1967, n. 311; Cass., 7/3/1967, n. 529; Cass., 3/11/21961, n. 2548).

Siffatta speciale responsabilita’ processuale e’ volta a tutelare l’interesse del soggetto a non subire turbative processuali infondate, in considerazione della gravita’ delle possibili conseguenze (anche) in termini di disponibilita’ dei beni e di discredito sociale e commerciale (v. Cass., 4/4/2001, n. 4947).

A tale stregua, il soggetto e’ tenuto ad utilizzare gli strumenti processuali mantenendo un comportamento improntato alla normale diligenza e comunque in base a buona fede o correttezza, perche’ gli stessi non si tramutino in uno strumento di danno.

Non sono pertanto consentiti atti a tutela di un diritto sostanziale inesistente (articolo 96 c.p.c., comma 2) ne’, trattandosi di diritto esistente, il mantenimento di un comportamento non improntato alla prudenza e alla diligenza dovute in relazione al caso concreto (articolo (articolo 96 c.p.c., comma 1), nonche’ contrario a buona fede o correttezza (articolo 1175 c.c.).

Non puo’ infatti affermarsi che al di fuori dell’ipotesi del credito inesistente il creditore non risponda in ipotesi di ipoteca iscritta su una quantita’ di beni di valore esorbitante il credito.

Diversamente da quanto pure da questa Corte in passato sostenuto (in tal senso v. Cass., 23/8/2011, n. 17523; Cass., 3/3/2010, n. 5069; Cass., 26/11/2008, n. 28226; Cass., 17/10/2003, n. 15551), deve negarsi che la previsione della speciale responsabilita’ processuale ex articolo 96 c.p.c., escluda la possibilita’ di un concorso – in quanto compatibile – con la disciplina generale dell’illecito civile ex articolo 2043 c.c. (cfr., con riferimento alla trascrizione illegittima, Cass., Sez. Un., 23/3/2011, n. 6597).

La condotta prudente e diligente nonche’ informata al rispetto del principio di buona fede o correttezza va dal creditore mantenuta non solo in caso di ricorso a rimedi processuali (dovendo astenersi dal proporre in particolare istanze (es., di fallimento) o richieste di provvedimenti cautelari o dal proporre domande infondate), bensi’, ancor prima e a prescindere, nell’esercizio dei propri diritti contrattuali o negoziali e in termini generali nell’ambito dei comuni rapporti della vita di relazione (cfr. Cass., 2/4/2021, n. 9200; Cass., 30/6/2014, n. 14765; Cass., 15/2/2007, n. 3462; Cass., Sez. Un., 15/11/2007, n. 23726), essendo il titolare di diritti, poteri e facolta’ tenuto ad esercitarli senza abusarne (cfr. Cass., 15/10/2012, n. 17642; Cass., 4/5/2009, n. 10182; Cass., 5/3/2009, n. 5348).

Senz’altro non condivisibile e’ allora l’orientamento in base al quale non e’ ipotizzabile alcuna responsabilita’ a carico del creditore il quale esercita una sua facolta’ (in tal senso v. invero Cass., 4/4/2001, n. 4968), giacche’ la previsione di un potere o di una facolta’ non preclude ma anzi presuppone che il titolare li eserciti con diligenza, prudenza e buona fede o correttezza, evitando di abusarne.

Con particolare riferimento al diritto di garanzia, il titolare deve goderne in termini consentanei con la relativa funzione di mezzo volto a creare una situazione di preferenza rispetto agli altri creditori, e non anche a determinare situazioni di discredito sociale e professionale e, conseguentemente, di blocco del patrimonio e dell’attivita’ del debitore.

Il principio di universalita’ della responsabilita’ patrimoniale (articolo 2740 c.c.) va infatti riguardato alla stregua dei principi di proporzionalita’ ed adeguatezza in relazione all’interesse specifico di garanzia che gli stessi sono nel caso concreto funzionalmente volti a realizzare.

Il patrimonio deve garantire il soddisfacimento – anche coattivo – dei debiti del relativo titolare, nei limiti peraltro del valore dell’interesse creditorio.

La previsione del diritto (potestativo) del debitore di fare ricorso – in presenza dei presupposti di legge (articoli 2874, 2875 c.c.) – allo specifico rimedio della riduzione dell’ipoteca certamente non vale a deporre, oltre che per la liceita’ di un uso abusivo del processo (articolo 96 c.p.c.) in violazione dell’interesse sostanziale che fonda la potestas agendi (cfr., con riferimento alla violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealta’ processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalita’ eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l’ordinamento li ha predisposti, (Cass., 31/3/2021, n. 8982; Cass., Sez. Un., 15/5/2015, n. 9935; Cass., 9/6/2014, n. 12914; Cass., Sez. Un., 15/11/2007, n. 23726; Cass., 22/12/2011, n. 28286), a legittimare una condotta imprudente o negligente o contraria a buona fede o correttezza o abusiva del creditore, gia’ anteriormente al processo, sul piano dei sostanziali rapporti della vita comune di relazione, non potendo pertanto escludersi la possibilita’ per il debitore di fare ricorso al rimedio di carattere generale ex articolo 2043 c.c. (cfr. Cass., 4/4/2001, n. 4968).

In caso di eccedenza da lui abusivamente determinata dei beni ipotecati in riferimento al valore del credito tutelato, al di la’ della riduzione dell’ipoteca al ricorrere dei relativi presupposti di legge, il debitore e’ allora tenuto a far luogo alla riduzione volontaria della medesima gia’ in base a prudenza, diligenza e correttezza.

Ne’ in contrario vale fare richiamo all’articolo 2877 c.c..

Atteso che tale norma esclude che siano poste sempre a carico del debitore le spese della riduzione dell’ipoteca allorquando abbia luogo per eccesso nella determinazione del credito fatta dal creditore (articolo 2877 c.c., comma 1), la circostanza che il creditore sia libero di individuare i beni sui quali iscrive ipoteca e il principio in base al quale il singolo bene non puo’ essere ipotecato solo per una parte non esclude che, allorquando assoggetti piu’ beni alla garanzia ipotecaria per un valore notevolmente superiore al credito garantito (o ecceda nella determinazione del credito), il creditore sia tenuto al pagamento anche delle spese tecniche, quelle di giudizio essendo comunque a carico del soccombente, salva la possibilita’ di relativa compensazione tra le parti (articolo 2877 c.c., comma 2).

Nel regolare le spese della riduzione dell’ipoteca l’articolo 2877 c.c., distingue infatti tra spese necessarie per eseguire la formalita’ ipotecaria (comma 1) e spese del giudizio che il debitore debba promuovere per ottenere che, in mancanza del consenso del creditore, la riduzione sia ordinata con sentenza (comma 2): le prime sono a carico del (debitore) richiedente, a meno che la riduzione abbia luogo per eccesso (non nella valutazione dei beni ma) nella determinazione del credito; le seconde, salva la loro compensazione secondo le circostanze, sono in linea di principio a carico del soccombente e cosi’ del creditore che, dovendo consentire alla riduzione quando ne ricorrono gli estremi, non adempia spontaneamente a tale obbligo (v. Cass., 5/4/1990, n. 2866).

Deve dunque affermarsi che, al di la’ della previsione del rimedio speciale della riduzione delle ipoteche, in applicazione dei principi generali il creditore il quale iscriva ipoteca giudiziale su beni il cui valore sia eccedente (a fortiori se sproporzionato) rispetto all’importo del credito vantato, puo’ essere chiamato, ferma restando la eventuale responsabilita’ processuale ex articolo 96 c.p.c., a rispondere ex articolo 2043 c.c., del danno subito dal debitore consistente nella difficolta’ o impossibilita’ della negoziazione del bene medesimo ovvero nella difficolta’ di accesso al credito (con riferimento al rapporto tra responsabilita’ ex articolo 96 c.p.c., ed ex articolo 2043 c.c., in ipotesi di trascrizione illegittima, e agli effetti pregiudizievoli dell’interpretazione privilegiante l’assorbente carattere di specialita’ dell’articolo 96 c.p.c., v. Cass., 23/3/2011, n. 6597), non potendo dirsi al creditore attribuito il potere di iscrivere ipoteca sui beni del debitore senza alcun limite di continenza o proporzionalita’ della cautela.

Uno specifico indice contrario puo’ invero ravvisarsi gia’ nei limiti previsti all’articolo 2875 c.c..

Trovano d’altro canto applicazione i rimedi generali previsti dall’ordinamento in caso di condotta non improntata a diligenza, prudenza, correttezza e buona fede avuto riguardo alla funzione propria che l’istituto di garanzia e’ volta ad assolvere nello specifico caso concreto.

Orbene, i suindicati principi sono stati dalla corte di merito invero disattesi nell’impugnata sentenza.

E’ rimasto nel giudizio di merito – per quanto ancora d’interesse – accertato che l’odierno ricorrente ha prestato fideiussione a garanzia del conto corrente bancario intrattenuto dalla societa’ (OMISSIS) S.r.l. con la banca (OMISSIS) s.p.a., e che a fronte della domanda da quest’ultima in conseguenza dello “scoperto del c/c ordinario… intrattenuto (dalla detta societa’) presso la Filiale di (OMISSIS) dell’Istituto” proposta anche nei confronti dell’odierno ricorrente – nella sua qualita’ di fideiussore, e’ stata rigettata la domanda dal medesimo nei confronti della Banca in via riconvenzionale spiegata di “riduzione di ipoteca ex articoli 2872 c.c. e segg…. e di risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal medesimo a seguito dell’illegittimo comportamento posto in essere dalla (OMISSIS)… per avere l’Istituto di credito effettuato… illegittime iscrizioni ipotecarie sull’intero compendio immobiliare di proprieta’ del medesimo, stimato in circa Euro 30.000.000,00, a fronte di un asserito credito, tra l’altro totalmente contestato, di circa appena Euro 110.000,00 e per avere causato a seguito delle dette illegittime iscrizioni ipotecarie la perdita della possibilita’ per il (OMISSIS) di vedersi riconoscere un prestito di circa Euro 5.000.000,00 che la (OMISSIS) era in procinto di erogare”.

Orbene, i suindicati principi sono rimasti in particolare disattesi la’ dove la corte di merito si e’ limitata ad avallare il rigetto della domanda da parte del giudice di prime cure argomentando dal mero rilievo che l'”abnorme attivita’ di iscrizione ipotecaria, che avrebbe interessato un patrimonio di molto superiore all’ammontare del credito, ha la sua precisa tutela in azioni concesse dal codice di rito mirate, per l’appunto, a costringere il creditore a meglio circoscrivere la richiesta di garanzia, facultando il giudice dell’esecuzione alla riduzione dell’ipoteca”.

Nella parte in cui, in termini (come nell’articolazione del complesso motivo dall’odierno ricorrente pure sostanzialmente dedotto) del tutto apodittici ed intrinsecamente illogici deponenti per una motivazione sul punto non raggiungente il necessario minimo costituzionale e appalesantesi invero quale meramente apparente e pertanto inesistente (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e conformemente da ultimo Cass., 18/4/2019, n. 10813 e Cass., 30/5/2019, n. 14754), ha al riguardo aggiunto che la detta domanda di riduzione dell’ipoteca “appare altresi’ rinunciata nel contesto dell’appello incidentale condizionato”, sicche’ “la parte e’ priva di interesse alla sua decisione”.

Ancora, la’ dove ha rigettato la domanda de qua nel ravvisato “difetto… di espliciti elementi probatori che diano certezza di quel danno-conseguenza che lo stesso appellato invoca”, del pari ritenendo relativamente all'”ulteriore richiesta risarcitoria espressa in termini di “perdita di chance””, in ragione della mancata censura espressa di “quella parte della sentenza nella quale il giudice ha motivato la reiezione della domanda sulla base della assenza di “certezza sul fatto che il prestito fosse gia’ stato deliberato o che l’operazione fu interrotta a causa delle ipoteche iscritte sui beni del (OMISSIS)”, essendo invece del tutto ipotizzabile che le difficolta’ all’accesso del credito fossero causate dalla oggettiva esposizione debitoria che, in quell’istante, prima ancora dei diversi accertamenti peritali eseguiti nel giudizio di opposizione, caratterizzava la posizione della parte istante”.

A tale stregua, oltre che formulate affermazioni del tutto apodittiche e prive di intrinseca logicita’ integrante motivazione meramente apparente e pertanto inesistente anche in parte qua, risultano dalla corte di merito altresi’ disattesi sia il principio in base al quale il danno e’ risarcibile in quanto causalmente derivante dall’evento dannoso alla stregua del criterio non gia’ della certezza bensi’ del “piu’ probabile che non” (v. Cass., 20/11/2018, n. 29829) sia il principio secondo cui la valutazione del danno da perdita di chance e’ necessariamente equitativa (v. Cass., 9/3/2018, n. 5641), non potendo al riguardo nemmeno sottacersi che come questa Corte ha gia’ avuto modo di porre in rilievo la determinazione dell’ammontare del danno secondo il criterio equitativo, ove ne sussistano i presupposti, e’ rimessa d’ufficio, anche senza domanda di parte, al prudente apprezzamento del giudice di merito, pure in grado di appello (v. Cass., 5/2/2021, n. 2831).

Alla fondatezza nei suindicati termini del ricorso consegue la cassazione in relazione dell’impugnata sentenza, con rinvio alla Corte d’Appello di Firenze, che in diversa composizione procedera’ a nuovo esame, facendo dei suindicati disattesi principi applicazione.

Il giudice del rinvio provvedera’ anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie p.q.r. il ricorso. Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Firenze, in diversa composizione.


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