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Ricorso sui tributi: in attesa della sentenza bisogna pagare?

10 Aprile 2022
Ricorso sui tributi: in attesa della sentenza bisogna pagare?

Come sospendere l’esecutività dell’atto impugnato ed evitare il pignoramento per la cartella esattoriale o per l’accertamento fiscale.

Se si presenta un ricorso sui tributi, in attesa della sentenza bisogna pagare? Avviare una contestazione giudiziale contro una richiesta di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate o contro una cartella esattoriale non evita di dover pagare anticipatamente l’imposta. Questo perché la legge vuol evitare che, attraverso l’impugnazione, il contribuente possa semplicemente perseguire l’obiettivo di allungare i tempi della riscossione. Ma, per non pregiudicare il diritto alla difesa giudiziale, il cittadino può sempre chiedere al giudice di sospendere l’efficacia dell’atto impugnato. 

Cerchiamo allora di comprendere come funziona questo particolare aspetto collegato unicamente alla riscossione di imposte e tributi, perché è proprio per queste che sussiste un interesse pubblico, degno di maggiore tutela rispetto ai crediti privati, al recupero immediato delle somme dovute dai contribuenti.

Se faccio ricorso contro un’imposta o un tributo devo pagare?

Anche chi fa ricorso contro una richiesta di pagamento dell’Agenzia delle Entrate, in pendenza di giudizio, deve anticipare una parte del pagamento dovuto all’Erario. In particolare, la Pubblica Amministrazione ha il potere di riscuotere, a titolo provvisorio e in via frazionata, le somme intimate al contribuente.

In particolare, il contribuente dovrà versare:

  • entro il termine di 60 giorni dalla ricezione dell’atto, previsto per la proposizione del ricorso, 1/3 (un terzo) delle somme richieste a titolo di tributi e interessi, non essendo invece ammessa alcuna riscossione immediata per le sanzioni;
  • dopo la sentenza sfavorevole di primo grado, i residui 2/3 di tributi e interessi e 1/3 delle sanzioni;
  • dopo la sentenza sfavorevole di secondo grado, i residui 2/3 delle sanzioni.

Questo significa che la proposizione del ricorso in Commissione tributaria non sospende, di norma, la riscossione esattoriale, che prosegue con una diversa modulazione a seconda della natura giuridica delle somme dovute. Pertanto, anche laddove decida di impugnare l’atto impositivo, il contribuente rimarrà esposto al pignoramento, seppur parziale (ossia limitatamente agli importi frazionati per come appena elencati) già prima della decisione del giudizio avente ad oggetto lo stesso avviso di accertamento.

Fare ricorso quindi non evita la possibilità di un pignoramento dei beni come il conto corrente, la pensione, lo stipendio, ecc. 

La sospensione dell’esecuzione forzata

Tuttavia, in presenza di alcune condizioni, il contribuente, nel presentare il ricorso al giudice, può chiedere la sospensione dell’esecutività degli atti impositivi (accertamento fiscale o cartella esattoriale) o della sentenza sfavorevole di primo o secondo grado. In questo modo, egli, anche qualora non dovesse versare le anticipazioni di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo, non rischierà alcun pignoramento. 

Si cerca, così, di realizzare un necessario bilanciamento degli interessi in gioco: da un lato l’interesse del contribuente a non subire un danno irreparabile in conseguenza del pagamento di un tributo che potrebbe alla fine essere giudicato come non dovuto, e dall’altro, gli interessi dello Stato al regolare pagamento dei tributi e alle esigenze del bilancio.

Come evitare il pignoramento

Come anticipato, il contribuente che presenti ricorso contro una pretesa di pagamento del fisco, allo scopo di scongiurare l’anticipato pignoramento, può chiedere in via cautelare la sospensione dell’esecutività dell’atto impugnato, in attesa della sentenza definitiva. Ma a tal fine deve dimostrare due presupposti:

  • il fumus boni iuris, ossia l’apparente sussistenza del diritto controverso;
  • il periculum in mora, ossia il danno irreparabile che potrebbe subire qualora dovesse avvenire il pignoramento.

Il fumus boni iuris 

Il fumus boni iuris consiste in una prognosi favorevole circa gli esiti del ricorso, che può essere ricavata da un esame preliminare degli atti con particolare riguardo alla fondatezza apparente della domanda. In pratica, il ricorso deve apparire fondato sulla base di una valutazione sommaria, incentrata sulla documentazione prodotta.

Il periculum in mora

Il periculum in mora coincide con il danno grave e irreparabile che potrebbe derivare al contribuente dalla provvisoria esecuzione dell’atto impugnato prima che il giudice si pronunci sul ricorso esperito. 

Si ritiene che il danno possa consistere nella semplice lunghezza dei tempi del processo tributario e che, perciò, sia sempre insito nel ricorso stesso. 

Diverse sono le situazioni in grado di integrare il carattere di irreparabilità del danno. Tra queste non è possibile ovviamente far rientrare l’incapienza del patrimonio del creditore procedente (il Fisco) atta a determinare un concreto pericolo per l’esecutato eventualmente vittorioso di non poter poi recuperare le somme versate. Pertanto, nel processo tributario assumeranno rilievo, ad esempio, l’ipotesi in cui lo smobilizzo immediato e tempestivo di un asset immobiliare per far fronte alla pretesa erariale possa determinare un deprezzamento importante del bene a causa di inadeguate condizioni di vendita. O ancora, i casi di forte esposizione debitoria del contribuente nei confronti del sistema bancario, le sue precarie condizioni reddituali e, infine, per gli imprenditori, gli effetti pregiudizievoli sulla continuità dell’attività imprenditoriale stessa.

L’istanza

Per chiedere la sospensione dell’esecuzione forzata è necessario presentare un’apposita istanza dinanzi alla Commissione Tributaria territorialmente competente, che può essere alternativamente inserita all’interno del ricorso principale, cui si affida l’impugnazione dell’avviso di accertamento per farne valere i profili di illegittimità e/o infondatezza, o separatamente, una volta instaurato il giudizio principale. In quest’ultima ipotesi, trattandosi di un atto incidentale, dovranno essere seguite le regole procedurali concernenti il ricorso: notifica alla controparte e successivo deposito in cancelleria. 



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