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Successione o donazione: cosa conviene di più?

5 Aprile 2022
Successione o donazione: cosa conviene di più?

Conviene di più intestare una casa o un altro bene a un parente oppure fare un testamento e lasciarglielo in eredità? Il metodo migliore per la divisione del patrimonio tra familiari.

Non c’è genitore che, in terza età e con più figli a carico, nipoti e coniuge, non pensi alla ripartizione dei propri beni tra gli eredi in modo da non lasciare nessuno scontento ed evitare litigi alla propria morte. Ma, insieme all’assetto patrimoniale, il pensiero corre anche alle questioni di carattere fiscale collegate al trasferimento della proprietà. Ed ecco che, in queste ipotesi, si fa immancabilmente strada una tipica domanda: cosa conviene di più, la successione o la donazione? Per fornire una risposta bisognerà innanzitutto partire dai problemi che potrebbero sorgere in queste occasioni.

Ecco allora alcuni suggerimenti pratici per comprendere se è meglio fare testamento o intestare i propri beni agli eredi prima di morire.

I problemi che si pongono quando si deve decidere se conviene di più la successione o la donazione sono i seguenti:

  • aspetti fiscali: costa di meno la donazione o la successione?
  • aspetti litigiosi: come evitare che gli eredi possano farsi causa tra loro e sollevino contestazioni?
  • aspetti burocratici: è più facile intestare un bene quando si è ancora vivi o fare testamento?
  • aspetti collegati ad eventuali debiti: come tutelare gli eredi da eventuali creditori del defunto?
  • aspetti collegati alla rivendita dei beni trasferiti agli eredi.

Di tanto parleremo qui di seguito.

I problemi relativi alla ripartizione dei beni di una persona anziana

Chi vuol trasferire, a titolo gratuito, un proprio bene a un’altra persona può optare tra l’atto di donazione e il testamento. Nel primo caso, il bene entra subito nella proprietà del beneficiario, mentre nel secondo caso ciò succede solo con la morte del testatore.

La donazione è assai facile: basta recarsi dal notaio con due testimoni (i quali di solito sono messi a disposizione dallo stesso studio notarile). Chi non vuol privarsi, prima della propria morte, dell’utilizzo del bene da donare può anche riservarsi l’usufrutto, continuando ad esempio a vivere nella propria dimora benché intestata a un’altra persona.

Il testamento invece può avvenire in diverse forme. C’è il testamento olografo, che è quello fatto direttamente dal testatore e da lui conservato (o consegnato a persone di fiducia); offre il pericolo che possa essere occultato, distrutto o che possano sorgere contestazioni in merito all’autenticità della firma o della scrittura. C’è poi il testamento pubblico, che è quello redatto dal notaio o da questi custodito: qui le contestazioni sulla forma del documento non possono trovare spazio posta la presenza del pubblico ufficiale. Una terza ipotesi – via di mezzo tra le due appena indicate – è il testamento segreto, che viene redatto dal testatore e poi consegnato al notaio.

Costa di più la donazione o la successione?

Sotto un profilo fiscale, donazione e successione sono tassate allo stesso modo. In particolare, entrambi gli atti scontano:

  • l’imposta di registro pari al 9% o, se si tratta di «prima casa per il beneficiario, pari al 4%;
  • l’imposta sulle successioni e donazioni. Questa varia a seconda del grado di parentela: a) per gli atti tra ascendenti e coniugi, è pari al 4% ma si applica solo sul valore che eccede 1milione di euro (cosiddetta franchigia); b) per gli atti tra fratelli è sorelle è pari al 6% con la franchigia di 100mila euro; c) per gli atti tra parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado, l’imposta è pari al 6%; d) per tutti gli altri atti è pari all’8%. Se il beneficiario è un portatore di handicap la franchigia è pari a 1.500.000 euro e l’aliquota è quella relativa al grado di parentela per come appena viste.

Quanto all’onorario del notaio, questo andrà pagato sia in caso di donazione che di testamento. La donazione richiede infatti l’atto notarile se il bene è immobile o di non modico valore. Quanto al testamento, se anche è olografo, e pertanto può essere fatto senza la presenza del notaio, quest’ultimo è poi necessario per l’apertura della successione.

A conti fatti, sotto un profilo fiscale che di costi generali, donazione e successione sono pressoché identiche.

Contestazioni tra eredi: conviene la donazione o il testamento?

La donazione non può essere contestata prima del decesso del donante. Solo quando questi muore gli eredi possono contestare, entro i 10 anni successivi e non oltre, sia le donazioni che le disposizioni testamentarie che abbiano leso le cosiddette «quote di legittima», ossia quelle quote minime che, per legge, devono essere riservate ai figli e al coniuge o, in assenza dei figli, ai genitori. Quindi, se tra tali soggetti ci sono accordo e affiatamento, nessun altro potrà porre in discussione né il testamento, né le donazioni.

Per evitare contestazioni, sarà bene rispettare le quote di legittima da riservare ai figli e al coniuge. Fatto ciò, eventualmente con l’assistenza di un notaio o di un avvocato, il rischio di contestazioni è limitato.

Il testamento olografo però offre meno garanzie rispetto alla donazione o al testamento pubblico. Qualcuno potrebbe occultarlo oppure sostenere che la scrittura non è quella del testatore. Ciò aprirebbe una causa rivolta all’accertamento della relativa autenticità. Il problema non si pone invece con la donazione o il testamento notarile.

È più facile una donazione o un testamento?

La donazione è certamente un atto semplice quando va eseguita in presenza del notaio. Il testamento olografo richiede un minimo di esperienza relativa alle regole di redazione e ai criteri di ripartizione delle quote di legittima. Sarà opportuna una consulenza da parte di un professionista del settore.

Debiti: meglio la donazione o il testamento?

Chi accetta l’eredità subentra anche nei debiti del defunto. Ciò non succede invece se il proprietario del bene lo dona prima di morire: il donatario infatti non risponde dei debiti del donante. Tuttavia, se la donazione viene fatta quando il debito è già sorto, il creditore può impugnarla entro cinque anni da quando è stata trascritta nei pubblici registri, facendola così revocare.

Sotto questo profilo, la cosa più opportuna è procedere con la donazione prima della nascita dell’obbligazione.

Rivendita del bene: è meglio la successione o la donazione?

Come anticipato, la donazione può essere oggetto di contestazione fino a 10 anni dalla morte del donante da parte degli eredi legittimari. Questi possono cioè contestare le donazioni fatte in vita dal defunto se hanno leso le quote minime spettanti loro per legge. Ecco perché è più difficile rivendere un bene ricevuto in donazione se il donante non è già deceduto da un decennio, ed ecco perché la banca difficilmente ne finanzia l’acquisto. A conti fatti, chi riceve un bene da una donazione troverà molto più difficile rivenderlo a meno che non stipuli una polizza assicurativa o non si faccia firmare un atto di rinuncia ad ogni possibile contestazione da parte degli eredi legittimari. Con la successione questo problema non sussiste.



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3 Commenti

  1. Bellissimo articolo, grazie! mi è molto utile. un parere: spesso, parlando di rivendibilità dell’immobile, i notai consigliano la finta compravendita al posto della donazione, facendo, di fatto, commettere un piccolo illecito. Due parole sull’argomento?

    Grazie

  2. Molto interessante.
    Mi viene da chiedere: nel caso di un appartamento ove il figlio possiede la nuda proprietà ed il genitore l’usufrutto,uno dei due può vendere o ipotecare per contrarre un prestito la propria parte?

  3. Mio padre, vedovo, alla sua morte era proprietario di un immobile ed aveva dei soldi su un libretto postale, gli eredi siamo 3 figlie, è possibile di comune accordo tra le figlie assegnare a due sorelle l’immobile ed il denaro alla terza figlia?

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