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Si può adottare il figlio del proprio coniuge?

6 Aprile 2022 | Autore:
Si può adottare il figlio del proprio coniuge?

Il marito può adottare il figlio di prime nozze della moglie: lo ha stabilito la Corte Costituzionale applicando le norme sull’adozione in casi particolari.

Ci sono sentenze che germinano come dei semi: un caso emblematico è la recentissima pronuncia della Corte Costituzionale sull’adozione in casi particolari, che già comincia a produrre i primi frutti. Ora la Corte di Cassazione è intervenuta su una vecchia domanda «Si può adottare il figlio del proprio coniuge?» ed ha fornito una nuova risposta: è possibile farlo, anche se il minore non versa in stato di abbandono, e nonostante i legami affettivi che il bambino nutre ancora nei confronti del suo genitore biologico.

Il caso classico è quello del marito in seconde nozze che vuole adottare il figlio avuto dalla moglie in una precedente unione, quando il bambino vive con lei e non più con il vero padre. Fino a un recente passato, questo tipo di adozione era soggetto a molti vincoli, che scoraggiavano parecchi aspiranti genitori dal proporre la domanda. Adesso, invece, secondo l’interpretazione della Corte Costituzionale [1] e della Corte di Cassazione [2], le possibilità di ottenere l’adozione del figlio del proprio coniuge sono notevolmente aumentate. Non è, però, un via libera indiscriminato, perché occorre sempre avere riguardo al preminente interesse del minore, e nella decisione conta parecchio il parere espresso dai servizi sociali. Infatti, in queste situazioni, si applicano sempre le norme che regolano l’adozione in casi particolari.

Adozione in casi particolari: cos’è e come funziona?

L’adozione in casi particolari è una procedura speciale, creata per fronteggiare le situazioni in cui mancano i presupposti per dichiarare lo stato di adottabilità del minore. Questo si verifica quando il bambino gode di un’adeguata assistenza morale e materiale e perciò non si trova in uno stato di abbandono, che è un requisito necessario per procedere all’adozione nelle forme tradizionali.

Con l’adozione in casi particolari viene mantenuto anche il legame tra il minore adottato e la sua famiglia di origine. Ciò è importante, specialmente quando il bambino vive nel nuovo nucleo familiare che la madre ha creato con un nuovo partner, dopo il divorzio dal precedente marito o comunque dopo la fine della convivenza precedentemente instaurata con un ex compagno.

Un coniuge può adottare il figlio dell’altro coniuge?

L’adozione in casi particolari è espressamente consentita dalla legge [3] al coniuge quando il minore è figlio, anche adottivo, dell’altro coniuge. Oltre alle coppie di coniugi non separate, possono adottare in casi particolari anche le persone single, pure se hanno già altri figli. La giurisprudenza ammette l’adozione particolare anche da parte delle coppie di conviventi non sposati.

Adozione in casi particolari: requisiti

A seguito della domanda di adozione in casi particolari – che va presentata, con l’assistenza di un avvocato, al tribunale per i minorenni del luogo in cui si trova il minore – il giudice verifica che l’adozione proposta sia rispondente all’interesse del minore: se ha più di 12 anni è necessario interpellarlo, con un’audizione personale compiuta dal giudice, ed acquisire il suo consenso se ha compiuto i 14 anni di età.

Quanto agli effetti dell’adozione particolare, la sentenza della Corte Costituzionale cui abbiamo fatto cenno [1] ha stabilito che, con l’adozione in casi particolari, il minore diventa parente anche dei familiari dell’adottante: «l’idea per cui si possa avere una sola famiglia – afferma la Consulta – appare smentita proprio dalla riforma della filiazione e da come il principio di eguaglianza si è riverberato sullo status di figlio». Questo concetto, come vedremo ora, è stato ribadito ed ampliato dall’ultima ordinanza della Corte di Cassazione intervenuta sul tema [2].

Il nuovo marito può adottare il figlio della moglie?

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione, muovendo da tale nozione ampia di famiglia, la cui composizione può variare nel corso del tempo a causa di nuovi legami, affermano il principio secondo cui «l’adozione in casi particolari implica la conservazione dello status di figlia dell’adottata rispetto al genitore biologico e la continuità relazionale con lo stesso» [4].

Ora, grazie all’intervento della Corte Costituzionale, anche i giudici di piazza Cavour, nella nuova pronuncia che abbiamo anticipato [2], prendono finalmente atto che «il minore non abbandonato, ma i cui genitori biologici versano in condizioni che impediscono in maniera permanente l’effettivo esercizio della responsabilità genitoriale (cosiddetto “semiabbandono permanente“) può sfuggire al destino del ricovero in istituto o al succedersi di affidamenti temporanei, tramite l’adozione in casi particolari».

Così gli Ermellini hanno dato via libera alla possibilità del secondo marito di adottare la figlia di prime nozze della moglie, anche se il padre della ragazza conserva la responsabilità genitoriale e mantiene un buon rapporto con la figlia biologica (pur non essendo in grado di mantenerla economicamente). Dunque, in questi casi, la persistenza delle relazioni affettive fra il minore ed il suo vero padre non è ostativa all’adozione.

Inoltre, nella vicenda decisa, era emerso dalla relazione dei servizi sociali che la ragazza aveva accettato «con grande serenità» il nuovo marito della madre. Quindi, la soluzione positiva è rispondente all’interesse della minore, garantendole la crescita in un contesto familiare armonico e adeguato allo sviluppo della sua personalità.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi:


note

[1] C. Cost. sent. n. 79/2022.

[2] Cass. ord. n. 10989 del 05.04.2022.

[3] Art. 44 L. n. 184/1983.

[4] Cass. sent. n. 3643/2020, n. 12193/2019 e n. 12692/2016.


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