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Bitcoin e criptovalute: cosa cambia con la guerra?

6 Aprile 2022
Bitcoin e criptovalute: cosa cambia con la guerra?

Conviene investire in cripto? Si tratta di pagamenti tracciabili? È possibile controllare i traffici degli oligarchi fatti con criptovalute?

Da quando è iniziata la guerra in Ucraina, i bitcoin stanno risalendo gradatamente dopo un periodo di forte discesa. A dimostrazione che le difficoltà di pagamento tramite la moneta ufficiale spingono le criptovalute. Peraltro, a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, il criptomondo è finito nel radar dei Paesi che hanno avviato le sanzioni contro la Russia. 

Per comprendere cosa sta succedendo e se questo sia il momento giusto per investire nelle monete virtuali abbiamo sentito il parere di un esperto, Federico Monti, Ceo di Notarify e da sempre attento conoscitore e studioso del mondo delle cryipto.

Con la guerra il valore di Bitcoin e altre crypto crescerà? È il momento di investire?

L’embargo alla Russia, la sua esclusione dal sistema di pagamenti internazionali Swift, ha di fatto costretto gli oligarchi e il Governo verso le criptovalute. Ritieni che questo possa portare a un apprezzamento della moneta virtuale? Chi ha investito in bitcoin vedrà crescere il proprio Wallet?

È un momento storico molto particolare per le crypto: Bitcoin e tutte le altre criptovalute (che seguono i trend della capostipite) hanno sempre avuto cicli di crescita ogni quattro anni. Ci si aspettava che, dopo aver toccato delle vette altissime negli scorsi mesi, il loro valore sarebbe sceso molto di più di quanto non abbia fatto. Ma sono accaduti una serie di avvenimenti che hanno cambiato le sorti della moneta decentralizzata, 100% digitale: intanto El Salvador ha scelto di riconoscere Bitcoin quale legal tender, ossia come valuta a corso legale. Questo significa che, all’interno dei suoi confini, sarà possibile comprare qualsiasi cosa pagando con bitcoin, tasse incluse. Il Governo ha regalato qualche frazione di bitcoin ai cittadini e ciò ha portato diversi milioni di persone ad usarli in sostituzione del dollaro. Vero che El Salvador è uno Stato molto piccolo, ma l’esperimento ha portato subito dei buoni risultati e presto sono arrivate le manifestazioni di altre Nazioni in tutto il mondo, nonché di alcune aree degli Stati Uniti, che hanno dichiarato di voler seguire questo esempio. 

Un altro fenomeno da tenere in considerazione, se si è interessati a comprendere il mondo delle crypto, è quello riguardante l’utilizzo di Bitcoin come riserva nelle casse delle aziende. Sempre più imprese stanno facendo scorta di Bitcoin, come Tesla o Microstrategy. Quest’ultima sta per raggiungere un controvalore di 6 miliardi di dollari in Bitcoin, grazie ai continui acquisti e alla crescita del mercato.

Poi è, purtroppo, arrivata la Guerra e Bitcoin è improvvisamente diventato un asset strategico, manifestando pienamente tutto il suo potenziale. È necessario ricordare che Bitcoin non nasce come mezzo di speculazione, bensì come strumento di libertà. Una sorta di assicurazione contro gli abusi del sistema finanziario tradizionale che, grazie alla sua centralizzazione, può controllare, manipolare, censurare, espropriare. Essendo totalmente decentralizzato e grazie alla Blockchain (un registro eterno, inviolabile, incorruttibile, immutabile), Bitcoin non può essere fermato da nessuna banca, commerciale o persino Centrale, nemmeno da superpotenze e dai loro team di hacker. 

Il paradosso è che nei mesi precedenti sia Putin che Zelensky avevano provato ad ostacolare l’utilizzo di Bitcoin; salvo trovarsi, pochi giorni prima dell’esplosione del conflitto, a regolamentare e quindi approvare in fretta e furia l’utilizzo delle cripto nei relativi Paesi. Questo può significare solo una cosa: entrambi i leader sapevano che i rispettivi sistemi bancari e monetari sarebbero entrati in grandissima crisi, per ragioni diverse benché connesse, e si sono preparati alla contromossa più sensata.

Entrambe le monete di Stato si sono enormemente svalutate e Bitcoin, che è un asset disinflativo, che consente dunque di mantenere (anzi, aumentare) il potere d’acquisto nelle tasche dei suoi possessori, è diventato molto ricercato e utilizzato. Poiché anche le crypto rispondono alla legge della domanda e dell’offerta, questa crescita di domanda ha causato un forte aumento del loro controvalore.

Pagamenti in Bitcoin e altre crypto sono tracciabili

A seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, il criptomondo è finito nel radar dei Paesi che hanno avviato le sanzioni contro la Russia. L’Occidente ritiene che si possano bloccare le ricchezze degli oligarchi investiti in crypto. Questo significa che le monete virtuali possono essere, in qualche modo, tracciabili?

Come dicevamo, Bitcoin, così come le altre crypto, utilizzano la Blockchain. La Blockchain è un registro trasparente, che tutti noi possiamo controllare in ogni momento per verificare le transazioni economiche che vengono annotate al di sopra. Tutto ciò che viene registrato in Blockchain è perfettamente tracciabile. Ma tutto ciò che viene registrato è in forma pseudonima. 

Per spiegarlo, usiamo un parallelismo bancario: su Blockchain puoi osservare gli “Iban” di chi invia e di chi riceve, non certo il nome dei relativi proprietari! Quindi sì, è possibile tracciare le attività degli oligarchi, se riusciamo a scoprire a quali “Iban” corrispondono i loro nomi. Attenzione: tracciare non significa poter necessariamente bloccare: la Blockchain è incensurabile, nessuna autorità può fermare una transazione o annullarla. Si può intervenire solo nei punti di ingresso e di uscita, cioè dove si passa dalla moneta tradizionale alla crypto e viceversa. Tipicamente queste sono delle piattaforme di scambio online (alcuni nomi famosi: Binance, Coinbase, Crypto.com). Essendo gestite da aziende private e quindi centralizzate, le autorità possono intervenire su di esse per bloccare movimenti in entrata e in uscita. 

E se l’oligarca che ha ricevuto le crypto non le converte? Improbabile che possa essere censurato: potrebbe usarle per acquistare beni e servizi da soggetti che accettano il pagamento in Bitcoin e questa attività potrebbe essere arrestata solo sapendo in anticipo chi sta per ricevere il denaro virtuale. A mio avviso, chiunque utilizzi il sistema crypto, senza tornare nella moneta tradizionale, può essere per lo più ostacolato, ma fermato solo con azioni coercitive sulla sua persona.

Quindi Bitcoin è uno strumento del male? 

No, Bitcoin è solo uno strumento. L’uso che si fa delle sue caratteristiche dipende dall’essere umano che lo detiene. Pensiamo alla benzina: puoi alimentarci la tua auto, o farci una molotov. E la molotov puoi usarla per attaccare, ma anche per difenderti da un aggressore più forte e pericoloso. Ne sa qualcosa la povera popolazione ucraina.

Osserviamo la vicenda dall’altro fronte: Bitcoin consente donazioni dirette ai cittadini ucraini bisognosi da parte di persone caritatevoli di ogni parte del mondo, oltrepassando i costi, le complicazioni ed i colli di bottiglia del sistema bancario.

Questo è il potere di Bitcoin: una moneta democratica, incensurabile, che non fa distinzioni di merito o di classe.

Forse, i Governi dovrebbero lavorare più attraverso il dialogo e la diplomazia, anziché spostare il conflitto sul piano economico/monetario.

Come pagare in crypto senza essere scoperti

Esiste un modo per evitare di rendere tracciabili i propri scambi in bitcoin e altre criptovalute?

Finora abbiamo parlato prevalentemente di Bitcoin, che è una moneta altamente tracciabile, per quanto lavori attraverso l’uso di pseudonimi. Ci sono anche monete totalmente anonime, come Monero, Dash e Zcash, con le quali non è possibile tracciare le transazioni. Per raggiungere questo risultato viene oscurato quello che abbiamo chiamato “Iban” delle crypto, ossia l’indirizzo del wallet (il software che utilizzano i titolari delle crypto stesse per gestirle). 

La privacy negli ultimi decenni è stata il grande obiettivo dei crittografi, come tutela da totalitarismi di stampo orwelliano e sono stati fatti dei progressi incredibili. Anche i più abili analisti forensi sono in difficoltà con queste tecnologie ed è ancor di più necessario operare sul punto debole del processo, cioè quello di conversione sulle piattaforme di scambio, per ottenere dei risultati in termini di tracciabilità.

Chi ha particolarmente a cuore la propria privacy solitamente utilizza sia wallet che piattaforme di scambio decentralizzati, spesso acquista le crypto direttamente da altri privati in operazioni fuori dai mercati online. C’è da dire che di solito queste operazioni non vengono fatte per occultare attività criminali, poiché si tratta in genere di scambi nell’ordine massimo di migliaia di euro. Secondo i dati più recenti, l’utilizzo delle crypto da parte del mondo dell’illegalità si è ridotto a meno dello 0,20%, percentuale in costante riduzione. 

Ad esempio, per riciclare il denaro il miglior canale resterebbe, secondo gli esperti, quello tradizionale, ossia la banca.

Le crypto sono adottate da chi vuole gestire il proprio denaro in autonomia, con semplicità, bassi costi e rispetto della privacy. Oltre al potenziale di crescita del valore, naturalmente.



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