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Comunione legale e comunione ordinaria: quali differenze

6 Aprile 2022
Comunione legale e comunione ordinaria: quali differenze

I vari tipi di comunione, le quote, lo scioglimento, la divisione: come si regolano i rapporti tra coniugi e tra comunisti.

A chi non è esperto di legge potrebbe risultare ostico comprendere quali sono le differenze tra comunione legale e comunione ordinaria.

Partiamo subito col dire che il termine «comunione» evoca una situazione in cui almeno due persone sono titolari dello stesso diritto sul medesimo bene. Si pensi al caso di due fratelli che decidono di acquistare una casa al mare per trascorrere le proprie vacanze, dividendone così l’uso e pagando ciascuno metà del prezzo.

Esistono però due forme di comunione: c’è la comunione legale dei coniugi, quella cioè che consegue al matrimonio, e la comunione ordinaria. Quest’ultima potrebbe derivare, ad esempio, da un atto di compravendita siglato da più soggetti o da una successione ereditaria sullo stesso bene (si pensi a più fratelli che ereditino la casa del padre).

Le due, però, sono regolate in modo diverso dalla legge, seppur in apparenza potrebbero sembrare simili. Una per tutte, il fatto che la comunione legale è indivisibile se non con lo scioglimento del matrimonio.

Ma procediamo con ordine ed analizziamo singolarmente quali differenze ci sono tra comunione legale e comunione ordinaria.

Immobile in comunione: cosa significa?

Si verifica una comunione quando almeno due soggetti (ma potrebbero essere anche di più) sono proprietari dello stesso immobile (comunione della proprietà) o godono sullo stesso bene di diritti reali (ad esempio usufrutto, superficie).

Tale comunione può avere origine:

  • da una scelta volontaria degli interessati (comunione volontaria od ordinaria) come nel caso di acquisto congiunto di un immobile o di un appartamento collocato in un condominio, con automatico acquisto della proprietà, secondo quote millesimali, delle parti comuni;
  • da un evento indipendente dalla volontà delle parti, come nel caso in cui più eredi subentrano per successione nella proprietà dello stesso immobile.

Il singolo partecipante può trasferire liberamente la propria quota di partecipazione sia per atto tra vivi (ad esempio vendendolo o donandolo) che a causa di morte, per successione. È però possibile che i comproprietari stipulino un patto di inalienabilità della quota con effetto obbligatorio fra di essi.

I partecipanti alla comunione hanno diritto di chiedere la divisione (con lo scioglimento della comunione) per sostituire a una quota astratta aritmetica di comproprietà una porzione materialmente determinata dell’immobile.

Cos’è la comunione dei coniugi?

La comunione dei coniugi è il regime patrimoniale che si applica in automatico non appena due persone si sposano, salvo che le stesse non preferiscano optare per la separazione dei beni (in tal caso, dovendolo comunicare in anticipo rispetto alle nozze o dovendo, altrimenti, ricorrere a un successivo atto notarile).

Con la comunione dei beni, tutti gli acquisti fatti dopo il matrimonio – indipendentemente da chi ne abbia pagato il prezzo – diventano di proprietà di entrambi i coniugi in parti uguali e vi restano fino a quando i due non decidono di separarsi.

Non rientrano nella comunione:

  • i beni a uso personale (ad esempio abbigliamento);
  • i beni destinati all’attività lavorativa (ad esempio un computer);
  • i beni derivanti da donazioni o da successioni ereditarie;
  • il frutto di risarcimento danni;
  • i beni acquistati con la vendita dei predetti beni.

Non rientra nella comunione neanche il reddito conseguente al lavoro di ciascun coniuge. Tuttavia, se questo non viene speso, al momento della separazione dei coniugi le somme risparmiate andranno divise in parti uguali tra i due.

Differenze tra comunione legale e comunione ordinaria

Sono numerose le differenze tra comunione legale e comunione ordinaria. Eccole qui di seguito riassunte.

La fonte

La comunione ordinaria si costituisce sia per un atto di volontà (più soggetti acquistano in comunione un bene) sia in forza di legge (più persone ereditano a causa di morte un bene).

La comunione legale trova fonte solo nella legge: è appunto il caso dei due coniugi che, se non manifestano una volontà differente, entrano in automatico nel regime della comunione legale.

Le quote

La comunione legale dei beni tra coniugi è una comunione senza quote. È vero: tanto il marito quanto la moglie ha la proprietà del 50% dei beni della comunione, ma è una proprietà ideale, che non può essere oggetto di cessioni o di altri atti di disposizione. In buona sostanza, il coniuge non può vendere la propria quota a terzi, né donarla. La definizione di tale quota serve solo a individuare il valore che, sciolta la comunione con la separazione e il divorzio, verrà attribuita a ciascun coniuge. Inoltre, il valore della quota serve a stabilire la misura entro la quale i beni della comunione possono essere aggrediti dai creditori di ciascun singolo coniuge.

La comunione ordinaria è invece una comunione per quote. Le quote sono oggetto di un diritto individuale dei singoli partecipanti e costituiscono l’elemento che delimita il potere dispositivo di ciascun compartecipe della comunione sulla cosa comune. Il che significa che le quote possono essere vendute o donate ancor prima della divisione della comunione, salvo il rispetto di eventuali patti di prelazione.

La misura delle quote

Nella comunione ordinaria le quote possono essere diseguali, sicché ben potrebbe essere che un “comunista” (così si chiama il partecipante alla comunione) possegga il 70% del bene mentre l’altro il 30%. Invece, nella comunione legale, le quote sono uguali per i coniugi.

Il numero di partecipanti

Nella comunione ordinaria i partecipanti che vantano diritti sul bene possono essere anche più di due. Nella comunione legale dei coniugi c’è spazio solo per moglie e marito. Uno dei due, ad esempio, non potrebbe mai cedere la propria quota o una parte di essa ad un figlio estendendo così la comunione a tre partecipanti.

La divisibilità

Finché dura il regime di comunione legale, i coniugi non possono procedere a dividere i beni tra loro, spartendosi le relative quote.

Invece, nella comunione ordinaria ciò è possibile anche senza dover ottenere il consenso degli altri comunisti. Infatti, poiché nessuno può essere obbligato a conservare la proprietà di un bene che non vuole, se un singolo partecipante alla comunione intende sciogliersi dal vincolo può, in assenza di accordo con gli altri, rivolgersi al giudice affinché proceda alla divisione della comunione: divisione che avviene, salvo diverse intese, con la vendita del bene e la spartizione del ricavato.

L’amministrazione

Nella comunione ordinaria vige la regola dell’amministrazione congiuntiva a maggioranza o all’unanimità.

Nella comunione legale, invece, l’amministrazione spetta disgiuntamente ad entrambi i coniugi tranne che per gli atti di straordinaria amministrazione.



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