Diritto e Fisco | Articoli

Si può fare un secondo lavoro?

7 Aprile 2022 | Autore:
Si può fare un secondo lavoro?

È possibile vietare al dipendente di svolgere in contemporanea due attività? Quali sono i limiti imposti dalla legge?

Capita spesso che chi ha degli impegni economici importanti (mutuo, famiglia da mantenere, ecc.) dia un’occhiata sconsolata alla propria busta paga e si renda conto di arrivare alla fine di ogni mese sul filo di lana, tirato con i soldi. Niente spese extra, niente vacanze se non qualche gita fuori porta con la famiglia, la domenica, panini nello zaino per evitare il ristorante. Tra sé e sé si sarà chiesto più di una volta se si può fare un secondo lavoro, se è legale avere un altro contratto subordinato o come collaboratore per arrotondare alla luce del sole, senza cadere nel tranello del lavoro nero.

Nulla gli vieta di farlo, o meglio: quasi nulla glielo impedisce. Così è stato ribadito in un recente decreto legislativo approvato dal Governo che recepisce una direttiva europea in materia di lavoro. Si può dire che, in linea generale, il cumulo di impieghi è consentito. Con un solo, importante limite: si può fare un secondo lavoro sempre che non vada a detrimento del primo, cioè che non si tratti di un’attività contro l’interesse di chi già da tempo firma le buste paga del dipendente. Senza dimenticare che la legge impone un numero massimo di ore di lavoro: ogni tanto, insomma, bisogna sedersi a riposare e, volendo, andare anche a dormire. Vediamo.

Secondo lavoro: quando non si può fare?

La normativa in vigore impone due tipi di divieti per fare un secondo lavoro. Il primo è una questione di orario, il secondo di concorrenza e di correttezza.

Limiti di orario settimanale

Per quanto riguarda l’orario, la legge stabilisce che una persona non può lavorare più di 48 ore alla settimana, in modo da garantire il suo riposo. Che, oltre ad essere un diritto, è anche una necessità.

Ciò significa che il doppio lavoro non può comportare un impegno complessivo superiore alle 48 ore settimanali, ad esempio con un contratto a tempo pieno e un altro part time. È, invece, possibile avere due rapporti di lavoro a tempo parziale in contemporanea. L’importante è non oltrepassare la soglia oraria prevista dalla legge.

Come si fa a sapere se un dipendente supera il limite? La normativa impone al lavoratore di comunicare all’azienda alla quale si propone per avere un secondo impiego le ore che già lavora. Sarà il nuovo datore a valutare se e come assumerlo in modo da garantirgli il riposo giornaliero (11 ore consecutive ogni 24 ore) e il riposo settimanale (almeno 24 ore consecutive ogni sette giorni).

Divieto di concorrenza

Il secondo limite imposto dalla legge per chi vuole fare un secondo lavoro è quello che riguarda la concorrenza e la correttezza. Un vincolo ribadito da un recente decreto legislativo del Governo che accoglie una direttiva europea del 2019 [1].

In pratica, l’attività oggetto del secondo impiego non può essere concorrenziale con la prima o, comunque, ledere gli interessi del datore per il quale già si lavora. Ad esempio, uno non potrebbe fare il commesso in due negozi diversi che vendono la stessa merce oppure fare la parrucchiera in un salone e poi farsi dei clienti suoi a casa o a domicilio. Si potrebbe, invece, fare la parrucchiera e la commessa in un negozio di abbigliamento.

È il Codice civile in primis a stabilire che «il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizi» [2]. Tale vincolo può essere prolungato anche dopo l’interruzione del rapporto di lavoro con la prima azienda, nel caso in cui il dipendente abbia firmato una clausola che gli impedisce di andare a lavorare successivamente per una società concorrenziale. Va detto, per completezza, che un accordo del genere va pagato a parte, in aggiunta alla normale retribuzione.

Non concorrenza e correttezza comportano anche la riservatezza: il dipendente che fa un doppio lavoro non può comunicare a terzi, quindi a colleghi o altri datori di lavoro, le informazioni di cui sia a conoscenza in virtù delle sue mansioni.

Chi non rispetta tutti questi obblighi può essere licenziato per giusta causa (quindi, senza l’indennità di preavviso). Chi, invece, trasgredisce l’obbligo di riservatezza, oltre al licenziamento può vedersi coinvolto in una causa penale: la normativa prevede, infatti, che «chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da 30 a 516 euro» [3].

Un nuovo limite al secondo lavoro

La direttiva europea recepita dal recente decreto legislativo del Governo ribadisce, da una parte, il diritto dei lavoratori a svolgere altre attività remunerate, purché fare un secondo lavoro non comporti una violazione del citato obbligo di fedeltà stabilito dal Codice civile. Di conseguenza, il datore non può:

  • vietare al lavoratore di avere un altro impiego fuori dall’orario di «programmazione dell’attività lavorativa» concordata;
  • riservare al lavoratore un trattamento inferiore solo per il fatto che svolge un altro lavoro.

Dall’altra parte, però, la direttiva riconosce al datore la facoltà di modificare questo diritto dei dipendenti. In sostanza, può negare o limitare l’esistenza di un altro rapporto di lavoro. Si parla, dunque, di un vincolo che interessa tutti i tipi di contratti di lavoro subordinato, i co.co.co., le prestazioni occasionali, il lavoro domestico, marittimo o di pesca.

Il datore può avvalersi di questa facoltà in tre casi:

  • quando c’è un pregiudizio per la sicurezza e la salute del dipendente, anche per quanto riguarda la citata normativa sui riposi;
  • quando c’è la necessità di garantire l’integrità del servizio pubblico;
  • quando la seconda attività è in conflitto di interessi con quella dell’azienda per la quale il dipendente già lavora.

note

[1] Direttiva Ue n. 2019/1152.

[2] Art. 2105 cod. civ.

[3] Art. 622 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube