Diritto e Fisco | Articoli

Quanto si spende per una causa di divorzio?

14 Agosto 2022 | Autore:
Quanto si spende per una causa di divorzio?

Quanto costa divorziare con l’assistenza di un avvocato? A quanto ammonta la parcella in caso di negoziazione assistita? Quanto costa il divorzio in Comune?

Il divorzio può rappresentare per alcuni un fallimento mentre per altri una vera e propria liberazione: solo con il divorzio, infatti, il matrimonio si scioglie definitivamente e si riacquista la libertà di stato. A prescindere da come la si guardi, ciò che è certo è che questa procedura ha un costo: a meno che non si abbiano i requisiti per accedere al gratuito patrocinio, occorre un avvocato per poter giungere allo scioglimento del vincolo coniugale. Quanto si spende per una causa di divorzio?

A questa domanda non è possibile dare una risposta univoca, in quanto l’avvocato è libero di chiedere la parcella che ritiene più congrua. In altre parole, si potrebbe trovare un legale disposto a seguire la procedura per mille euro mentre un altro per cinquemila. In assenza di un preventivo scritto, la legge offre dei criteri per determinare la parcella di un difensore. Vediamo allora quanto si spende per una causa di divorzio.

Divorzio: cos’è e a cosa serve?

Il divorzio è la procedura che consente di sciogliere definitivamente il vincolo che unisce marito e moglie. Con la separazione, infatti, i coniugi continuano a rimanere tali pur potendo vivere in abitazioni diverse e perfino intrattenere relazioni sentimentali con altre persone.

Solo il divorzio, però, restituisce la libertà di stato, condizione fondamentale per tornare “liberi” e, eventualmente, potersi risposare.

In realtà, la legge non parla mai di “divorzio”, bensì di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio, il primo con riferimento al matrimonio concordatario (cioè, quello celebrato in chiesa), mentre il secondo con riguardo al matrimonio celebrato solo con rito civile.

Causa di divorzio: quanto costa?

Come detto in apertura, non è facile stabilire il costo di una causa di divorzio: gli avvocati, in quanto liberi professionisti, possono chiedere la parcella che ritengono più adeguata.

Quando ci si reca presso uno studio legale, l’avvocato deve per legge presentare un preventivo scritto contenente il suo onorario: il cliente sarà poi libero di accettare o meno. Chiaramente, se sottoscrive l’accordo, l’assistito non potrà più sottrarsi all’impegno.

In assenza di preventivo, l’avvocato andrà comunque pagato, ma in base ai parametri stabiliti dalla legge. È proprio in base a questi ultimi che possiamo individuare una sorta di onorario medio di un avvocato che deve assistere il cliente in una causa di divorzio.

Secondo i criteri previsti dai decreti ministeriali vigenti [1], una causa per divorziare può costare circa 4mila euro, da corrispondere a titolo di parcella per il proprio avvocato. Questo risultato si ottiene inserendo, come criteri di calcolo, un procedimento civile dal valore indeterminabile di bassa complessità.

Come ricordato nell’articolo Come calcolare il costo di una causa di separazione, quando si va in giudizio per questioni che riguardano il vincolo coniugale il valore del procedimento deve ritenersi “indeterminabile”, salvo poi specificare le singole voci di spesa.

L’importo di 4mila euro come parcella per l’avvocato può essere notevolmente ridotto se il divorzio è di tipo consensuale: in questa ipotesi, l’avvocato si limita a redigere il ricorso che contiene le volontà delle parti, senza necessità che il giudizio si prolunghi in successive udienze.

In casi del genere, cioè quando il divorzio è consensuale, allora si può ipotizzare una parcella dell’avvocato perfino dimezzata, quindi del valore massimo di 2mila euro.

Al contrario, l’onorario dell’avvocato può ulteriormente lievitare in caso di processo molto complesso, in cui bisogna sentire testimoni e disporre ctu: in queste ipotesi, si potrebbe salire fino a 7mila euro di parcella.

Divorzio senza causa: quanto costa?

Non per forza bisogna fare una causa per divorziare: già da qualche anno, la legge consente di sciogliere il matrimonio mediante un accordo tra avvocati oppure direttamente in Comune.

Nel primo caso si parla di convenzione di negoziazione assistita. Si tratta di un accordo con il quale le parti risolvono una controversia senza rivolgersi al tribunale, attraverso l’assistenza di avvocati, evitando lunghi processi e costi elevati.

Il divorzio mediante negoziazione assistita può farsi con l’assistenza di un avvocato per ciascuna parte. I legali provvederanno a mettere nero su bianco le condizioni del divorzio (assegno, affido della prole, assegnazione della casa familiare, ecc.), a certificare le firme e poi a trasmettere l’accordo al pubblico ministero.

Una volta ottenuto il nullaosta del pm, entro dieci giorni, gli avvocati devono trasmettere l’accordo all’ufficiale di stato civile del Comune nel quale il matrimonio era stato registrato. Il divorzio diviene così efficace esattamente come se fosse avvenuto con sentenza.

Quanto costa un divorzio con negoziazione assistita? Anche in questo caso, vale quanto detto in precedenza: l’avvocato è libero di chiedere la parcella che ritiene più congrua. Tuttavia, se dovesse rifarsi ai parametri stabiliti dalla legge, si tratterebbe di un onorario non superiore ai 2mila euro.

Infine, la legge consente ai coniugi di divorziare senza nemmeno ricorrere agli avvocati: si tratta del cosiddetto “divorzio in Comune”.

Per richiedere il divorzio in Comune bisogna presentarsi all’ufficio di stato civile del Comune dove è stato celebrato il matrimonio o presso cui c’è la residenza di uno dei due coniugi o di entrambi.

Il costo del divorzio in Comune è di soli 16 euro, pari ai diritti da versare all’ufficio di stato civile.

Per poter divorziare in Comune, però, occorre che:

  • ci sia l’accordo tra le parti;
  • non ci siano figli minori o figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave;
  • non siano previsti patti di trasferimento patrimoniale (come ad esempio la divisione dei beni mobili e immobili acquistati durante il matrimonio), ad eccezione dell’assegno di mantenimento che, invece, può essere corrisposto al coniuge con il reddito più basso.

note

[1] D.m. n. 55/2014, successivamente aggiornati.

Autore immagine: depositphotos.com


Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube