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Tassa di concessione sui cellulari: i Comuni devono pagarla

15 Settembre 2014
Tassa di concessione sui cellulari: i Comuni devono pagarla

Con il decreto fiscale 2014 è stata inserita una norma retroattiva che indica i cellulari tra le “stazioni radioelettriche” soggette al tributo imposto all’utente, lecito per la giurisprudenza Ue.

A maggio scorso, le Sezioni Unite della Cassazione avevano stabilito che la tassa di concessione governativa sui cellulari è legittima e va pagata (leggi “Legittima la tassa di concessione sui telefonini”). Tuttavia, prima che uscisse la sentenza, il Governo, temendo una sconfitta in giudizio del Fisco, e paventando l’idea di un maxi-rimborso insostenibile per l’erario, aveva emesso una norma di interpretazione autentica con effetto retroattivo, cancellando di fatto (e con un colpo di mano) il dubbio interpretativo che aveva portato la questione all’attenzione dei giudici (leggi “Cellulari, sulla tassa di concessione il Governo interviene con un colpo di mano”).

La norma aveva stabilito che “per stazioni radioelettriche si intendono anche le apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione”. Dunque, anche i cellulari sono tenuti al pagamento.

Oggi, sulla questione è tornata nuovamente la Cassazione [1] – evidentemente perché sollecitata da un altro ricorso – la quale si è uniformata al precedente delle Sezioni Unite.La sentenza giunge alla medesima conclusione: anche i Comuni, come i comuni mortali, devono pagare la tassa sui telefonini. Deve infatti ritenersi avente effetto retroattivo la norma di interpretazione autentica [2] che indica i cellulari tra le “stazioni radioelettriche” soggette al tributo imposto all’utente: il balzello non risulta in contrasto con direttiva Ue sui servizi di comunicazione e l’esenzione vale solo per lo Stato in quanto norma di stretta interpretazione.

Viene dunque nuovamente accolta la richiesta avanzata dall’Agenzia delle Entrate: non c’è dubbio che la norma del decreto fiscale del 2014 sia una norma di interpretazione autentica e, dunque, retroattiva: è infatti intervenuta a fare chiarezza in un contrasto interpretativo che ha diviso la giurisprudenza in sede sia di merito sia di legittimità, tanto da arrivare alle Sezioni Unite.

Viene esclusa anche ogni perplessità circa la compatibilità di tale tassa alle norme della Comunità Europea: la tassa di concessione governativa è collegata all’uso dei servizi di telefonia mobile forniti dagli operatori, grava sugli utenti e non costituisce una barriera per l’accesso al mercato.


note

[1] Cass. sent. n. 19464/14 del 15.09.14.

[2] Decreto fiscale 4/2014, art. 2, co. 4.


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