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Come avere il reddito di cittadinanza anche con le dimissioni

7 Aprile 2022
Come avere il reddito di cittadinanza anche con le dimissioni

Chi si licenzia dal lavoro perde il reddito di cittadinanza, ma occhio all’eccezione.

Per legge, non ha diritto al reddito di cittadinanza chi è disoccupato perché si è licenziato da poco dal proprio precedente lavoro. La ragione è facilmente comprensibile: si vuole evitare che il ricorso al sussidio statale costituisca una facile alternativa ad un lavoro altrimenti certo. Insomma, chi aveva un lavoro e vi rinuncia non può poi gravare a carico della collettività. Tuttavia, è la legge stessa a stabilire come avere il reddito di cittadinanza anche con le dimissioni. Cerchiamo di fornire alcuni chiarimenti in merito.

Come funziona il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza – che assume il nome di «pensione di cittadinanza» qualora il nucleo familiare cui è assegnato sia composto esclusivamente da uno o più membri di età superiore ai 67 anni – rientra fra gli strumenti di politica attiva del lavoro, posto a tutela del diritto al lavoro e finalizzato a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale. Si tratta, come noto, di un sostegno economico, diretto a favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei soggetti “a rischio di emarginazione”.

A conti fatti sappiamo come, a causa del fallimento degli obiettivi prefissati dal legislatore, il reddito di cittadinanza abbia visto crescere la sua componente di “sussidio ai poveri” piuttosto che quella di “strumento volto a combattere la disoccupazione”.

Per ottenere il reddito di cittadinanza bisogna avere, al momento della presentazione della domanda, determinati requisiti di reddito e patrimonio. A tal fine, si prende a riferimento l’Isee familiare, che fotografa la condizione economica di tutti i “soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data della presentazione della DSU” (dichiarazione sostitutiva unica).

Il reddito di cittadinanza è costituito da due componenti: una componente ad integrazione del reddito familiare, calcolata secondo una scala di equivalenza ed un’altra componente determinata in maniera “fissa”, destinata tuttavia solamente a coloro che abbiano un contratto di locazione e vivano in affitto.

Quanto dura il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza decorre dal mese successivo a quello della presentazione dell’istanza e viene erogato per tutto il periodo in cui i beneficiari si trovano nella situazione patrimoniale indicata dalla legge e comunque per non oltre diciotto mesi.

Quale condizione per avere il reddito di cittadinanza?

I componenti maggiorenni del nucleo familiare devono aderire al Patto per il lavoro e al Patto per l’inclusione sociale, dichiarandosi immediatamente disponibili al lavoro e a partecipare a specifici percorsi di accompagnamento all’inserimento socio-lavorativo.

Dimissioni: chi non ha diritto al reddito di cittadinanza?

Non ha diritto al reddito di cittadinanza il componente del nucleo familiare disoccupato a seguito di dimissioni volontarie, nei 12 mesi successivi alla data delle dimissioni. Vengono però fatte salve le dimissioni per giusta causa.

Pertanto, non spetta il reddito di cittadinanza a chi ha volontariamente e senza giusta causa lasciato il lavoro.

Cosa si intende per dimissioni per giusta causa?

Le dimissioni per giusta causa sono quelle rassegnate dal dipendente per ragioni attinenti alla violazione degli obblighi contrattuali da parte del datore di lavoro, a causa di comportamenti vessatori o comunque illeciti. Così, ad esempio, può dimettersi per giusta causa il lavoratore a cui non siano stati pagati almeno due stipendi, che non si sia visto accreditare i contributi previdenziali, il cui contratto preveda un inquadramento inferiore rispetto alle mansioni effettivamente svolte, a cui non siano stati pagati gli straordinari, che sia stato oggetto di mobbing, di demansionamento, di violenze e vessazioni, di atti intimidatori, di abusi anche di tipo sessuale.

A cosa ha diritto chi si dimette per giusta causa?

Chi è costretto a dimettersi per giusta causa può chiedere:

  • l’assegno di disoccupazione, ossia la cosiddetta Naspi (che spetta solo in caso di licenziamento o, appunto, di dimissioni per giusta causa);
  • il reddito di cittadinanza.

La legge 28 marzo 2019 n. 26 ha introdotto un’importante modifica, tale per cui oggi le dimissioni volontarie di un componente della famiglia comportano solamente una riduzione dell’importo del sussidio, secondo i parametri descritti dalla richiamata circolare illustrativa dell’Inps n. 100/2019.

A seguito di tali novità è venuta meno quindi l’esclusione dal Rdc, prevista in precedenza per i nuclei familiari che abbiano tra i componenti soggetti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie, con riferimento ai dodici mesi successivi alla data delle dimissioni e fatte salve le dimissioni per giusta causa. La legge di conversione, infatti, limita l’esclusione al solo componente disoccupato che abbia presentato le dimissioni volontarie, riducendo nella misura di 0,4 punti il parametro della scala di equivalenza ai fini del reddito di cittadinanza.

Variazione dell’attività lavorativa

Lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, durante l’erogazione della prestazione, è compatibile con il Rdc, secondo quanto stabilito dall’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto-legge.

Pertanto, i redditi derivanti dallo svolgimento della suddetta attività di lavoro dipendente e/o autonomo devono essere comunicati all’Inps entro trenta giorni dall’inizio dell’attività stessa. La comunicazione avviene mediante il modello “Rdc/Pdc – Com Esteso” e la variazione reddituale, comunicata nelle modalità sotto dettagliate, rileva al fine della determinazione del beneficio.

Riguardo il modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”, secondo quanto previsto dalla legge di conversione, la comunicazione non avviene più per il tramite della piattaforma digitale per il Patto per il lavoro ovvero di persona presso i CPI, ma all’Inps per il tramite dei Caf, degli Enti di patronato o direttamente accedendo con Pin dispositivo sul sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it).

Con riferimento all’atto di presentazione della domanda non devono essere comunicati i redditi derivanti da attività socialmente utili, tirocini formativi e di orientamento, servizio civile, nonché contratto di prestazione occasionale e libretto di famiglia.



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