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Che succede con il disconoscimento del figlio

16 Agosto 2022 | Autore:
Che succede con il disconoscimento del figlio

Con l’accoglimento dell’azione di disconoscimento della paternità si elimina lo stato di figlio, con conseguente esonero da parte del marito dei doveri connessi. Inoltre il figlio, per effetto della sentenza, perde il cognome del padre.

Il disconoscimento di paternità è un’azione mediante la quale un soggetto può chiedere al giudice di accertare e dichiarare che non è lui il padre biologico del figlio nato in costanza di matrimonio con la madre [1]. La legge, infatti, parte da un presupposto ben preciso ovvero che il marito è il padre del figlio concepito o nato durante l’unione coniugale [2]; tuttavia, tale presunzione può nei fatti risultare non veritiera. Perciò, che succede con il disconoscimento del figlio, o meglio, quali conseguenze discendono dalla pronuncia della relativa sentenza?

Gli effetti giuridici che ne derivano sono piuttosto rilevanti come avremo modo di vedere più nel dettaglio da qui a breve.

Peraltro, l’azione di disconoscimento del figlio può essere esercitata anche per contrastare le risultanze di un’altra presunzione che opera nel nostro ordinamento giuridico, quella di concepimento, secondo la quale si ritiene concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi 300 giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio [3].

Quindi, in virtù di queste due presunzioni, in presenza del solo legame matrimoniale, il figlio concepito nel periodo di coniugio acquista automaticamente lo stato di figlio del marito della partoriente.

Gli effetti che si verificano con il disconoscimento del figlio in caso di presunzione di concepimento sono identici a quelli che conseguono nell’ipotesi di presunzione di paternità.

Chi può esercitare l’azione di disconoscimento del figlio?

L’azione di disconoscimento del figlio o, più correttamente, l’azione di disconoscimento della paternità, può essere esercitata solo da determinati soggetti (legittimazione attiva).

Nello specifico, si tratta di:

  • il marito;
  • la madre;
  • il figlio che ha raggiunto la maggiore età;
  • un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i quattordici anni ovvero del pubblico ministero o dell’altro genitore, se si tratta di figlio di età inferiore;
  • i discendenti o gli ascendenti del presunto padre o della madre, se questi sono morti e non è decorso il termine per esercitare l’azione;
  • il coniuge o i discendenti del figlio morto senza avere promosso l’azione [4].

Chi sono i legittimati passivi?

Il presunto padre, la madre ed il figlio sono litisconsorti necessari nella causa di disconoscimento della paternità [5]. Ciò significa che tali soggetti devono agire o essere convenuti nel giudizio in quanto la relativa decisione deve essere necessariamente pronunciata nei loro confronti.

Se una delle parti è un minore o interdetta, l’azione è proposta nei confronti di un curatore nominato dal giudice davanti al quale il giudizio deve essere promosso [6]. Il genitore, tuttavia, pur essendo litisconsorte necessario nel giudizio di disconoscimento di paternità, non può chiedere la revoca o la sostituzione del curatore speciale del minore non essendo comunque legittimato a rappresentare l’interesse del minore.

Se una delle parti è un minore emancipato o un maggiore inabilitato, l’azione è proposta contro la stessa, assistita da un curatore parimenti nominato dal giudice [7].

Se il presunto padre, la madre o il figlio sono morti, l’azione si propone nei confronti dei loro discendenti e ascendenti o, in loro mancanza, nei confronti di un curatore nominato dal giudice [8].

Quali sono i termini per l’azione di disconoscimento della paternità?

L’azione di disconoscimento della paternità può essere esercitata entro termini ben precisi. Se questi ultimi decorrono inutilmente, non è più possibile farlo.

In particolare:

  1. la madre deve proporla entro 6 mesi dalla nascita del figlio ovvero dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento;
  2. il marito deve proporla nel termine di 1 anno che decorre dal giorno della nascita, quando egli si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio. Se prova di aver ignorato la propria impotenza di generare ovvero l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza.

In ogni caso, l’azione di disconoscimento del figlio da parte della madre e del padre non può essere più esercitata una volta che sono decorsi 5 anni dalla nascita del figlio.

Per i discendenti o gli ascendenti della madre o del marito, il termine per l’esercizio dell’azione inizia a decorrere dalla morte del presunto padre o della madre o dalla nascita del figlio se si tratta di figlio postumo o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti.

L’azione di disconoscimento della paternità, invece, è imprescrittibile per il figlio, cioè la può esercitare senza limiti di tempo.

La decorrenza del termine per proporre l’azione di disconoscimento è sospesa nel caso in cui il soggetto interessato a promuoverla si trova in stato d’interdizione per infermità di mente ovvero versa in condizioni di abituale grave infermità di mente, che lo rende incapace di provvedere ai propri interessi, fino a quando perdura lo stato d’interdizione o durano le condizioni di abituale grave infermità di mente.

Se è il figlio a trovarsi nelle predette condizioni, cioè in stato di interdizione oppure in condizioni di grave infermità di mente tale da renderlo incapace di provvedere ai propri interessi, l’azione può essere promossa da un curatore speciale nominato dal giudice assunte sommarie informazioni, su istanza del pubblico ministero, del tutore, o dell’altro genitore. Per gli altri legittimati l’azione può essere proposta dal tutore o, in mancanza di questo, da un curatore speciale, previa autorizzazione del giudice [9].

Come si prova il difetto di paternità?

Per agire in giudizio con l’azione di disconoscimento della paternità bisogna rivolgersi a un avvocato, il quale redige un atto di citazione e lo deposita nella cancelleria del tribunale territorialmente competente in base al luogo ove risiedono la madre o il figlio.

Per provare il difetto di paternità è possibile:

  • produrre apposita documentazione medica, dalla quale ad esempio risulta che il presunto padre era affetto da incapacità di generare nel periodo del concepimento;
  • sentire dei testimoni, a conferma di quanto sostenuto dal marito ad esempio circa l’adulterio della moglie avvenuto al tempo del concepimento;
  • ricorrere ad indizi che forniscono delle presunzioni gravi, precise e concordanti.

In ogni caso il mezzo più sicuro è rappresentato dall’esame del DNA, che consente di stabilire senza ombra di dubbio la paternità del figlio. Comunque la parte non può essere obbligata dal giudice a sottoporsi a detto esame. Il suo rifiuto ingiustificato viene considerato come elemento di prova.

Che succede con il disconoscimento del figlio?

Gli effetti giuridici che conseguono alla pronuncia della sentenza di disconoscimento del figlio si possono così schematizzare:

  1. il marito perde la qualità giuridica di padre, quindi, non è tenuto all’adempimento di alcun obbligo nei confronti del figlio. In sostanza non deve più provvedere al suo mantenimento, all’educazione o all’istruzione;
  2. il figlio perde tale stato giuridico con effetto sin dalla nascita e acquista quello di figlio riconosciuto dalla sola madre. Perde, altresì, il cognome paterno a meno che il tribunale non lo autorizza a mantenerlo se dovesse rappresentare un elemento distintivo della sua identità personale;
  3. la moglie e i discendenti del figlio disconosciuto perdono il cognome del marito/padre.

Il figlio può comunque agire per essere riconosciuto dal padre biologico.

La sentenza che dichiara il disconoscimento della paternità va annotata a margine dell’atto di nascita.


note

[1] Art. 243-bis cod. civ.

[2] Art. 231 cod. civ.

[3] Art. 232 cod. civ.

[4] Art. 244 cod. civ.

[5] Art. 247, co. 1, cod. civ.

[6] Art. 247, co. 2, cod. civ.

[7] Art. 247, co. 3, cod. civ.

[8] Art. 247, co. 4, cod. civ.

[9] Art. 245 cod. civ.


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