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Sanzioni amministrative: che succede alla morte del trasgressore?

10 Aprile 2022
Sanzioni amministrative: che succede alla morte del trasgressore?

Multe e sanzioni: il decesso del trasgressore estingue l’obbligazione del responsabile in solido? Il debito si trasferisce agli eredi?

Le regole relative alle sanzioni amministrative seguono in buona parte le stesse previsioni di quelle penali. Pertanto, vale il principio della responsabilità personale. Nessuno quindi può essere tenuto a rispondere di un illecito amministrativo che non ha commesso, così come succede con i reati. Diverso è il caso degli illeciti civili (ad esempio il mancato pagamento di una fattura) che ricadono sugli eredi. Eredi che, a questo punto, si chiederanno, sempre rimanendo in tema di sanzioni amministrative, che succede alla morte del trasgressore. Ecco alcuni chiarimenti pratici, per come tra l’altro spiegati di recente dalla Cassazione.

Sanzioni amministrative: quanto durano?

Le sanzioni amministrative hanno un termine di prescrizione di cinque anni. Questo significa che, se entro tale termine l’amministrazione non invia al trasgressore un atto di accertamento dell’infrazione o non intraprende un’azione esecutiva, il debito si estingue. 

Fanno eccezione le multe stradali: per queste ci sono solo 90 giorni di tempo per la notifica del verbale. Adempiuto a tale onere, il termine di prescrizione torna ad essere di cinque anni.

Sanzione amministrativa: che succede se non si paga?

Se il trasgressore non paga una “multa” (intesa appunto nel senso di sanzione amministrativa), l’ente creditore incarica l’agente per la riscossione esattoriale per l’avvio della procedura di esecuzione forzata. Questa viene anticipata dalla notifica di una cartella esattoriale (che non può essere consegnata più tardi di cinque anni dalla notifica dell’accertamento): da questo momento il debitore ha 60 giorni di tempo per pagare: pena, in caso contrario, il pignoramento dei beni.

Sanzione amministrativa: che succede alla morte del trasgressore?

La sanzione amministrativa decade alla morte del trasgressore. Questo significa che il debito, così come tutte le altre conseguenze dell’illecito, non si trasferiscono sugli eredi [1]. Questi ultimi quindi, nell’accettare l’eredità, non dovranno temere debiti derivati da sanzioni amministrative o penali. E se mai dovessero ricevere la notifica di una cartella per sanzioni imputabili al defunto potranno chiederne lo sgravio in via di autotutela o, in caso di mancata risposta, con ricorso al giudice.

Alla morte del trasgressore, che succede al coobbligato in solido?

Spesso, in ambito amministrativo, la legge prevede una responsabilità in solido tra due o più soggetti. Si pensi, ad esempio, alle multe stradali per le quali è responsabile tanto il conducente quanto il proprietario del veicolo. Ebbene che succede all’obbligato in solido in caso di morte del trasgressore? Secondo la Cassazione [2], in tema di sanzioni amministrative, la morte dell’autore della violazione determina non solo l’intrasmissibilità ai suoi eredi dell’obbligazione di pagare la somma dovuta per la sanzione, ma altresì l’estinzione dell’obbligazione a carico dell’obbligato solidale e l’impossibilità per quest’ultimo, ove abbia pagato la sanzione, di presentare nei confronti degli eredi del trasgressore una richiesta di rimborso (la cosiddetta azione di regresso). Solo in questo caso dunque gli eredi del trasgressore rispondono del debito di quest’ultimo.

Quali sono le sanzioni amministrative?

Ecco alcuni esempi di sanzioni amministrative: 

  • le multe stradali;
  • il protesto per gli assegni a vuoto;
  • le multe per gli atti osceni in luogo pubblico o per gli atti contrari al pubblico pudore;
  • le sanzioni fiscali per l’omesso versamento delle tasse (quando non raggiungono gli importi tali da configurare reato di evasione fiscale);
  • la guida in stato di ebbrezza fino al limite di 0,8 gr/l;
  • l’impiego di lavoratori in nero;
  • la violazione delle regole sull’igiene e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • il mancato rispetto del pagamento dei contributi previdenziali dei lavoratori da parte del datore;
  • l’omesso versamento dei propri contributi da parte del lavoratore autonomo;
  • la violazione delle norme sull’etichettatura e marcatura di CE di prodotti non alimentari;
  • la violazione delle norme a tutela del consumatore (ad esempio offerte farlocche).

Le sanzioni amministrative sono chiaramente molto più numerose: abbiamo indicato solo quelle principali. 


note

[1] Ex art. 7 l. n. 689/1981.

[2] Cass. civ., sez. II, ord., 7 febbraio 2022, n. 3696.

Cass. civ., sez. II, ord., 7 febbraio 2022, n. 3696

Presidente D’Ascola – Relatore Oliva

Fatti di causa

Con separati ricorsi, poi riuniti, G.K. e A.M. proponevano opposizione all’ordinanza ingiunzione n. 140 del 2014, e S.M. proponeva opposizione all’ordinanza ingiunzione n. 141 del 2014, con le quali il Comune di […] aveva irrogato ai predetti soggetti la sanzione amministrativa, rispettivamente, di Euro 102.893,43 – quanto all’ordinanza n. 140 – e di Euro 53.809,25 – quanto all’ordinanza n. 141 – per esercizio di attività estrattiva senza autorizzazione, in violazione della L.R. Marche n. 71 del 1997, art. 12. In entrambi i casi, i destinatari dei provvedimenti impugnati erano stati sanzionati nella loro veste di proprietari dei terreni interessati dall’attività estrattiva illecita e responsabili solidali per la violazione contestata.

Con sentenza n. 150 del 2016 il Tribunale di Urbino rigettava il ricorso, condannando i ricorrenti alle spese del giudizio.

Interponevano appello avverso detta decisione G.K., A.M. e S.M. e si costituiva in seconde cure il Comune di […], resistendo al gravame.

Con la sentenza impugnata, n. 374/2017, la Corte di Appello di Ancona accoglieva il gravame, annullando le due ordinanze ingiunzione n. 140 e 141 del 2014, sul presupposto che l’intervenuto decesso dell’autore materiale della violazione, identificabile in C.R., comportasse il venir meno della responsabilità solidale dei proprietari dei terreni interessati all’illecita attività di estrazione.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione il Comune di […], affidandosi a due motivi.

Resistono con controricorso G.K., anche quale erede di A.M., e S.M.

La parte ricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerale.

Ragioni della decisione

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perché la Corte di Appello avrebbe mancato di considerare, o comunque erroneamente valutato, la posizione di C.R., ritenendo – a torto – che questo potesse essere considerato l’autore materiale dell’illecito.

Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta l’erronea e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 6 e 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte distrettuale non avrebbe considerato che la responsabilità posta a carico del responsabile solidale è autonoma rispetto a quella dell’autore materiale dell’illecito, delle cui vicende, quindi, non risente.

La prima censura è fondata.

Va in proposito ribadito che, in tema di sanzioni amministrative, la morte dell’autore della violazione determina non solo l’intrasmissibilità ai suoi eredi dell’obbligazione di pagare la somma dovuta per la sanzione della L. n. 689 del 1981, ex art. 7, ma altresì l’estinzione dell’obbligazione a carico dell’obbligato solidale ex art. 6 della stessa Legge e l’impossibilità per quest’ultimo, ove abbia pagato la sanzione, di esercitare nei confronti degli eredi del trasgressore il regresso (cfr. Cass. Sez. 1, n. 2064 del 06/03/1994, Rv. 485542, alla quale si sono conformate Cass. Sez. 3, n. 2501 del 06/03/2000, Rv. 534620, Cass. Sez. L n. 1193 del 21/01/2008, Rv. 601483, e Cass. Sez. L, n. 5717 del 10/03/2011, Rv. 616142).

Va del pari ribadito che l’identificazione del trasgressore non è un requisito di legittimità dell’ordinanza – ingiunzione emessa nei confronti dell’obbligato solidale, ancorché necessaria ai fini dell’eventuale esperimento dell’azione di regresso della L. n. 689 del 1981, ex art. 6, ovvero ai fini della prova dell’illecito o dei presupposti della solidarietà o ancora della valutazione della motivazione del provvedimento sanzionatorio nel giudizio di opposizione (cfr. Cass. Sez. U., n. 890 del 29/01/1994, Rv. 485149, confermata da Cass. Sez. 1, n. 18389 del 02/12/2003, Rv. 568606, Cass. Sez. 2, n. 11643 del 13/05/2010, Rv. 613204 e Cass. Sez. L. n. 145 del 9 gennaio 2015, non massimata). In funzione dell’autonomia della posizione dell’obbligato solidale, rispetto a quella del trasgressore, l’amministrazione conserva quindi la possibilità di agire nei confronti di uno soltanto di detti soggetti, e non inevitabilmente nei confronti di entrambi (cfr. Cass. Sez. 1, n. 23783 del 22/12/2004, Rv. 582592; Cass. Sez. 2, n. 16661 del 27/07/2007, Rv. 600217; Cass. Sez. 2 n. 7884 del 06/04/2011, Rv. 616696).

Ambedue i richiamati principi sono stati confermati, nel 2017, dalle Sezioni Unite di questa Corte, le quali hanno ribadito, da un lato, che la morte del trasgressore implica anche l’estinzione dell’obbligazione a carico del responsabile solidale (cfr. in motivazione, pagg. 26 e s.) e, dall’altro lato, l’autonomia delle posizioni del trasgressore e dell’obbligato solidale per il pagamento della sanzione amministrativa (Cass. Sez. U., Sentenza n. 22082 del 22/09/2017, Rv. 645324), precisando che quando l’obbligazione del primo viene meno ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 14, u.c., per mancata tempestiva notificazione del provvedimento sanzionatorio, l’autonoma obbligazione del secondo permane, con l’ulteriore conseguenza che costui, ove abbia pagato la sanzione, conserva l’azione di regresso per l’intero verso l’autore della violazione, il quale non può eccepire, all’interno di tale ultimo rapporto, che è invece di sola rilevanza privatistica, l’estinzione del suo obbligo verso l’Amministrazione. L’efficacia estintiva dell’evento morte che colpisca il trasgressore in relazione all’obbligazione di pagamento a carico dell’obbligato solidale è stata in seguito confermata anche da Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 21265 del 05/10/2020, Rv. 659362, mentre il principio di autonomia tra le distinte obbligazioni del trasgressore e del responsabile solidale è stato confermato da Cass. Sez. 2, Sentenza n. 11774 del 06/05/2019, Rv. 654036, anche per l’ipotesi in cui l’obbligazione principale si sia estinta per intervenuta prescrizione del diritto.

Nel caso di specie, tuttavia, il Comune ricorrente ha evidenziato che le due ordinanze – ingiunzione impugnate prevedevano espressamente, già ab initio, l’archiviazione della procedura sanzionatoria a carico del presunto trasgressore C.R. . L’amministrazione, infatti, si era avveduta “… dell’errore materiale commesso, individuando come ditta esecutrice dei lavori F. C. G. Srl che in realtà non esiste…” ed aveva quindi archiviato espressamente il verbale nei confronti del predetto C. “… in qualità di rappresentante legale della ditta F. C. G. Srl, in quanto società non esistente” (cfr. pag. 4 del ricorso).

La sanzione amministrativa, quindi, era stata applicata nei soli confronti del responsabile solidale, e non anche dell’autore materiale – vero o presunto – dell’illecito, e ciò proprio in funzione della già richiamata autonomia delle due diverse obbligazioni poste a carico dei predetti soggetti. La morte di C.R. , dunque, non rappresenta un evento significativo, e non è idonea a spiegare alcun effetto in relazione all’efficacia dell’obbligazione solidale posta a carico degli odierni controricorrenti, trattandosi di fatto del tutto neutro, ai fini dell’oggetto del contendere, nella misura in cui esso ha riguardato un soggetto non coinvolto nella responsabilità derivante dalle due ordinanze – ingiunzione impugnate. La Corte di Appello ha dunque erroneamente applicato il principio, pur affermato da questa Corte, secondo cui la morte del trasgressore implica anche l’estinzione dell’obbligazione a carico del responsabile solidale, senza avvedersi che, nella specie, non essendo stato indicato nelle ordinanze – ingiunzione impugnate alcun trasgressore, l’effetto caducatorio ipotizzato non poteva, in concreto, configurarsi.

L’accoglimento del primo motivo implica l’assorbimento del secondo. La sentenza impugnata va conseguentemente cassata, in relazione al motivo accolto, e la causa rinviata alla Corte di Appello di Ancona, in differente composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la Corte accoglie il primo motivo e dichiara assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata, in relazione alla censura accolta, e rinvia la causa alla Corte di Appello di Ancona, in differente composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.


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