Diritto e Fisco | Articoli

Frode carta di credito: la banca rimborsa?

8 Aprile 2022
Frode carta di credito: la banca rimborsa?

Criminali informatici e prelievo indebito dei soldi dal conto corrente o dalla carta di credito: come farsi ridare i soldi dalla banca e come denunciare.

Le frodi informatiche sono cresciute in modo esponenziale durante l’ultima pandemia Covid che ha costretto anche i criminali a restare a casa e ad attuare i loro sporchi affari tramite computer. L’uso poco accorto di carte di credito, i click involontari o impulsivi su malware e su email di phishing ha portato, nelle casse della criminalità, lauti profitti. Ma il correntista che sia stato vittima di una truffa può sperare di rivedere i propri soldi facendo denuncia alla polizia? In caso di frode alla carta di credito la banca rimborsa? Ecco cosa prevedono la legge e la giurisprudenza in questi casi.

La responsabilità della banca

La banca deve adottare un sistema informatico che garantisca la massima sicurezza delle operazioni sul conto fatte tramite e-banking e con carta di credito. In particolare, l’istituto di credito deve attuare dei meccanismi di controllo tramite “autenticazione a doppio fattore” e l’invio di messaggi sms o notifiche sul cellulare dell’utente in modo da avvertirlo circa eventuali prelievi. È ciò che si chiama autenticazione forte del cliente o SCA (Strong Customer Authentication).

Si tratta di una procedura di autenticazione basata sull’uso di due o più elementi, classificati in almeno due categorie tra le seguenti:

  • conoscenza (qualcosa che solo l’utente conosce, come una password o un PIN);
  • possesso (qualcosa che solo l’utente possiede, come un token, o uno smartphone);
  • inerenza (qualcosa che caratterizza l’utente, come l’impronta digitale).

La responsabilità del correntista

Dall’altro lato l’utente è responsabile per la non corretta conservazione delle password e dei codici di accesso ai propri conti: sicché, in caso di furto dovuto a propria negligenza, nulla gli è dovuto. Ma visto che gran parte della popolazione non è esperta come gli hackers, per escludere la responsabilità della banca la giurisprudenza richiede la prova – che quest’ultima deve fornire – di una colpa grave a carico del proprio cliente. Prova che non sempre è facile da dimostrare.

Quando la banca rimborsa al cliente i soldi a seguito di frode informatica?

La banca è tenuta a rimborsare le somme prelevate indebitamente salvo dimostrare che:

  • il cliente abbia agito con intento fraudolento e voglia quindi disconoscere operazioni effettivamente autorizzate per ottenere indebitamente il riaccredito delle somme;
  • il cliente non abbia adempiuto, con dolo o colpa grave, agli obblighi di custodia, di comunicazione e/o a quelli contrattuali, tuttavia ciò è possibile solo se l’operazione di pagamento è stata eseguita con misure di sicurezza rafforzate.
  • Infatti, il correntista che non ha agito con intento fraudolento, è sempre rimborsato quando il pagamento è stato eseguito dall’intermediario senza richiedere forme di autenticazione forte (SCA). Viceversa, se il pagamento è stato effettuato con SCA, non solo il cliente che ha agito in modo fraudolento, ma anche quello che non abbia adempiuto con colpa grave ai suoi obblighi, ad esempio nella custodia degli strumenti, potrebbe non essere rimborsato. Se vi è stato furto o smarrimento dello strumento il cliente potrebbe essere chiamato a pagare una franchigia di 50 euro fino alla comunicazione all’intermediario dell’avvenuto furto o smarrimento, sempre che se ne sia potuto rendere conto.

Come farsi rimborsare dalla banca i soldi a seguito di frode sulla carta di credito

La banca che non riesce a dimostrare la colpa grave, da parte del proprio cliente, nell’uso improprio della carta o dei codici di accesso al conto corrente, deve rimborsare le somme prelevate illegittimamente dai criminali informatici.

A tal fine, il correntista deve attivare la seguente procedura:

  • comunicare immediatamente al proprio istituto di credito il prelievo illegittimo di denaro, attraverso una comunicazione al call center e, meglio ancora, anche tramite Pec;
  • sporgere una querela presso la polizia postale;
  • presentarsi presso lo sportello della propria filiale, depositando copia della querela e presentando richiesta di rimborso delle somme trafugate dai criminali.

È essenziale effettuare la denuncia (tanto alla banca quanto alle autorità) in modo tempestivo, ossia «senza indugio», non appena il correntista ne viene a conoscenza. Ciò che conta, ai fini della valutazione di tale tempestività, però, non è il momento della commissione dell’illecito ma l’effettiva conoscibilità, da parte dell’utente, della frode o della perdita del possesso dello strumento di pagamento. Non per questo però il cliente è tenuto a controllare tutti i giorni l’estratto conto per verificare se siano stati effettuati prelievi indebiti. È piuttosto la banca a doverlo avvisare con strumenti elettronici in modo da metterlo in guardia, specie quando si tratta di somme di un certo valore.

Quando il ritardo della notifica all’intermediario trova giustificazione nell’impossibilità per l’utente di avere cognizione dell’utilizzo illecito dello strumento di pagamento, non è ragionevole addebitargli le perdite conseguenti ad operazioni di pagamento non autorizzate, neppure nei limiti di cinquanta euro.

Ragionando a contrario, l’utente risponderà delle perdite subite se, scoperto il furto, lo smarrimento, l’appropriazione o l’uso indebito dello strumento di pagamento, non denunci tempestivamente l’accaduto all’intermediario, al fine di bloccare lo strumento di pagamento ed impedire o limitare le perdite derivanti dal suo utilizzo fraudolento. In tal caso, la responsabilità sarà integrale o limitata alla franchigia, a seconda del grado di negligenza della condotta dell’utente, da valutarsi caso per caso, in base alle circostanze concrete.

Quanto tempo ha la banca per rimborsare i soldi sottratti dal conto?

La banca deve effettuare il rimborso – anche se in via provvisoria – immediatamente, e comunque al massimo entro la giornata operativa successiva alla segnalazione ricevuta dal cliente; solo nel caso in cui l’intermediario abbia motivati sospetti di frode da parte del cliente può sospendere il rimborso, comunicandolo per iscritto alla Banca d’Italia. Se la banca rimborsa le somme, ma dalle analisi successive valuta che il cliente non aveva diritto a tale rimborso, può recuperare la somma. Se il cliente non è d’accordo può presentare un reclamo all’intermediario e, successivamente, un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario che decide sulla controversia.

Entro quanto il cliente può chiedere il rimborso delle somme alla banca?

Il cliente ha, in via generale, tredici mesi di tempo dall’addebito per chiedere il rimborso di un’operazione che non ritiene sia stata da lui autorizzata o correttamente eseguita dall’intermediario. La richiesta di rettifica può avvenire anche in un momento successivo, qualora l’intermediario abbia omesso di mettere a disposizione dell’utente le informazioni relative all’operazione di pagamento: è onere dell’intermediario dimostrare di aver adempiuto a tale obbligo.

Che fare se la banca non risponde o non restituisce i soldi?

Nel caso – invero poco probabile – in cui la banca non intenda restituire i soldi sottratti dai criminali, il correntista non ha altra strada che difendersi per via giudiziale, ossia ricorrendo al giudice attraverso il proprio avvocato. Tuttavia, esiste anche una soluzione alternativa al giudizio, o meglio che può essere tentata prima di rivolgersi alla magistratura. Si può cioè presentare ricorso all’Abf, l’Arbitro Bancario e Finanziario, un organismo di mediazione che serve proprio a trovare una composizione nelle liti tra clienti e banche. Il ricorso è pressoché gratuito e si svolge online. Basta accedere al sito dell’Abf e narrare l’accaduto chiedendo che si attivi l’organismo di conciliazione stragiudiziale. Se il tentativo non dovesse andare a buon fine, si potrà poi ricorrere al giudice.

Quando la banca non è tenuta a rimborsare il cliente per la frode?

Per non rimborsare le somme al cliente vittima di truffa informatica la banca deve dimostrare una di queste tre circostanze:

  • l’adozione di strumenti sicuri in quanto adeguati alla SCA;
  • di essere stata vittima di frode da parte del cliente;
  • che l’operazione illecita di trafugamento delle somme sia il frutto di un comportamento gravemente colposo del cliente.

Ad esempio, se il cliente comunica le proprie credenziali in risposta a messaggi di phishing chiaramente ingannevoli egli è ritenuto responsabile avendo «materialmente consentito l’esecuzione dell’operazione fraudolenta cooperandovi seppur involontariamente» e reso note «le proprie credenziali di autenticazione al di fuori del circuito operativo dell’intermediario […] laddove si consideri che tali forme di “accalappiamento” possono dirsi ormai note pure al meno esperto navigatore di Internet» [1].

Allo stesso modo, è stata ritenuta colposa la condotta del cliente che inserisca le proprie credenziali, qualora l’e-mail truffa sia redatta con errori marchiani e lessico inadeguato, rendendo evidente lo scopo fraudolento o qualora cada reiteratamente in errore, continuando ad inserire i propri dati di accesso in risposta a comunicazioni palesemente false.


note

[1] Abi Roma, sent. n. 9538/2016.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube