Cronaca | News

La guerra non finirà: altro che condizionatori accesi, nessuno vuole la pace

8 Aprile 2022
La guerra non finirà: altro che condizionatori accesi, nessuno vuole la pace

Ecco perché secondo Giuliana Sgrena la guerra non finirà: le parti vogliono proseguire il conflitto fino alla vittoria. 

Fa discutere la frase di Mario Draghi che, in cambio della pace, ha chiesto agli italiani di rinunciare ai condizionatori accesi. 

Giuliana Sgrena, l’inviata rapita in Iraq nel 2005, ha detto su ‘Il Manifesto’: «Per la pace rinuncio a condizionatori, persino al riscaldamento se fosse necessario». «Chiedo però al presidente del Consiglio Draghi di rinunciare all’invio delle armi per la pace. Anche se ‘Armi, armi, armi‘ è la richiesta del ministro della difesa ucraino Kuleba alla Nato. Un grido di guerra che mi spaventa». 

«Nei vari conflitti in cui mi sono trovata a intervistare la popolazione – scrive la giornalista che venne rapita dalla organizzazione della Jihad islamica mentre si trovava a Baghdad, in Iraq, per realizzare una serie di reportage per il suo giornale – la prima richiesta avanzata era sempre la fine della guerra, porre fine alle stragi, a qualunque costo. Possibile che in Ucraina invece tutti siano a favore della continuazione della guerra fino alla vittoria? Certo il nazionalismo esacerbato alimenta il bellicismo e l’odio, che purtroppo non finirà con la fine della guerra, come abbiamo visto nei Balcani, ma vivere sotto le bombe è devastante».

«In Ucraina esiste, per quanto ininfluente, anche un movimento pacifista contrario alla violenza guidato da Yurii Sheliazhenko. Chi ne ha mai parlato? – prosegue la Sgrena -In Ucraina, sotto la legge marziale, un decreto del presidente ha unificato tutti i canali televisivi in un’unica piattaforma di ‘comunicazione strategica’ attivo 24 ore al giorno. E sicuramente non c’è spazio per l’opposizione».

«Non credo in una soluzione militare, ma anche se ci potesse essere un vincitore e uno sconfitto sul campo, quale sarebbe il prezzo da pagare? Un prezzo che pagherebbero i civili, che nelle guerre sono il 90% delle vittime» continua Sgrena. «Nei servizi delle tv italiane – prosegue la giornalista – vedo le donne, quelle che non sono fuggite, riemergere da sottoterra e dire che da settimane vivono senza acqua, cibo, medicine ed elettricità. Siccome non si vive senza acqua e cibo per così tanto tempo, chi permette loro di sopravvivere: gli aiuti del governo, dei volontari o della Croce Rossa internazionale, per la quale sono raccolti gli aiuti all’Ucraina in Italia?».

«Non è una domanda retorica – scrive – il 31 marzo il ministro per lo sviluppo delle comunità e i territori dell’Ucraina, Viacheslav Nehoda, intervenendo al Consiglio d’Europa aveva detto: ‘Chiediamo agli europei di sospendere la collaborazione con la Croce Rossa per gli invii di aiuti in Ucraina, perché riteniamo non stia agendo come deve… dovete collaborare direttamente con noi e non con associazioni che hanno perso la nostra fiducia’. La Croce Rossa – dice la Sgrena – ha avuto sicuramente il merito, dove interviene, di non sottostare al comando dei militari e forse è questo il problema. Ma nessuno ha chiesto spiegazioni in merito e continuiamo a versare i soldi alla Croce Rossa».



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