Diritto e Fisco | Articoli

Come reagire alla mancanza di rispetto sul lavoro?

10 Aprile 2022
Come reagire alla mancanza di rispetto sul lavoro?

Come tutelarsi dai colleghi che fanno dispetti, che sono maleducati, che creano problemi, che sono invidiosi. Le accuse al datore e il procedimento disciplinare. 

Chissà perché, proprio laddove dovrebbe esserci una intensa collaborazione tra le persone – come nei condomini o negli ambienti di lavoro – si registra il maggior numero di conflitti. Forse, è proprio la stretta vicinanza a rendere più complicate le relazioni. Ed ecco perché, quando si digita su Google la parola “collega di lavoro” ci si imbatte in una serie di ricerche che denotano la difficoltà nel gestire le relazioni interpersonali. Come reagire alla mancanza di rispetto sul lavoro? Oppure: Come comportarsi con un collega che si sente superiore? Come difendersi da colleghi invidiosi? E poi ci sono le immancabili domande al motore di ricerca: Come eliminare un collega scomodo, che vuole comandare o che vuole “farti le scarpe”?

Da un punto di vista legale esistono svariati metodi, più o meno incisivi, per reagire alla mancanza di rispetto sul lavoro da parte di un collega o dello stesso datore. Il punto è che, non sempre, si è disposti a innescare un conflitto che potrebbe avere ripercussioni a lungo termine, finendo per rendere ancora più complicata la gestione dei futuri rapporti aziendali. Cerchiamo di comprendere allora come muoversi in situazioni di questo tipo.

Collega dispettoso: cosa fare?

C’è una cosa che bisogna tenere sempre in considerazione ogni volta in cui si verifica un contrasto tra colleghi in ufficio: di tutto ciò che avviene nel luogo di lavoro risponde sempre il datore, anche se ciò dipende dalla condotta di uno dei suoi dipendenti (siano essi dirigenti, quadri, impiegati oppure operai). Difatti, a norma dell’articolo 2087 del Codice civile, il datore deve garantire condizioni di lavoro salubri, sia dal punto di vista fisico che mentale, per ciascuno dei suoi collaboratori. Il che implica il dovere di dirimere eventuali litigi, scontri, contrastare invidie, dispetti, critiche e tutto ciò che possa far stare male un lavoratore.

In termini concreti, questa norma comporta due obblighi in capo al datore:

  • rimuovere la situazione dannosa per la salute del dipendente;
  • risarcire il danno laddove venga dimostrato un pregiudizio concreto alla salute.

Quindi, dinanzi a una situazione di mancanza di rispetto con un collega è lecito – e anzi è un diritto del dipendente – rivolgersi ai suoi superiori o allo stesso datore, segnalando l’episodio.

Come dimostrare i dispetti sul lavoro?

La legge vieta, per rispetto della privacy, le registrazioni negli ambienti di lavora, a meno che queste non abbiano lo scopo di tutelare i diritti del lavoratore dinanzi le opportune autorità giudiziarie o di polizia. Non sono però mancati casi in cui il datore, venendo a conoscenza della registrazione effettuata da uno dei suoi dipendenti all’interno di un ufficio, abbia proceduto al licenziamento. Licenziamento poi annullato dalla magistratura.

Di sicuro, non è vietato effettuare una registrazione al di fuori dell’azienda; si pensi alla confidenza di un collega che, magari al bar davanti a una birra, confessi di aver sentito un dipendente proferire una serie di offese ai danni di un altro. 

Si può sempre far ricorso alla testimonianza la quale però è ancora più inverosimile attesi i rapporti che si creano in azienda. 

Mancanza di rispetto: è reato?

La scortesia non è un reato. Ma se viene ripetuta in modo costante, tanto da assumere gli aspetti di un comportamento provocatorio, rivolto ad emarginare la vittima, può diventare mobbing. Il mobbing, infatti, non deve per forza essere compiuto dal superiore: esiste anche il mobbing orizzontale, quello cioè perpetrato dai colleghi dello stesso livello o addirittura inferiore.

Di tale mobbing è responsabile, come dicevamo prima, il datore di lavoro che sarà obbligato a prendere gli opportuni provvedimenti, eventualmente spostando il dipendente maleducato, come sanzione disciplinare. Ferma restando la possibilità di chiedere inoltre il risarcimento danni all’azienda per non aver saputo prevenire situazioni di conflitto.

Le maldicenze sul lavoro diventano reato di diffamazione quando rivolte a più persone, anche se in via confidenziale e in modo individuale (prima parlando con una persona, poi con un’altra, ecc.). Non è necessario usare espressioni volgari: anche il semplice fatto di dire che un collega è un leccapiedi, un raccomandato, un incompetente, un inetto, un nullafacente, pur non trattandosi di parolacce, può essere considerato diffamazione. E la diffamazione può essere oggetto di querela dinanzi alla polizia o ai carabinieri oppure con deposito dell’atto presso la Procura della Repubblica.

Vessazioni continue sul luogo di lavoro

Quando le vessazioni sul luogo di lavoro vengono poste in essere dal datore si possono configurare due diversi tipi di reato, particolarmente gravi:

  • maltrattamenti:
  • stalking.

Di tanto abbiamo già diffusamente parlato nell’articolo Che fare se il datore di lavoro diventa ossessivo?. In pratica, se il reato di maltrattamenti si configura solo nei piccoli ambienti di lavoro, laddove il datore è a stretto contatto con il dipendente, il reato di stalking invece richiede la prova di una situazione di stress o timore nel dipendente oppure il fatto che questi sia stato costretto a cambiare le proprie abitudini di vita pur di sottrarsi alla condotta ossessiva del superiore.

Anche in questo caso, siamo dinanzi a un illecito penale che pertanto consente di procedere con una querela presso polizia, carabinieri o Procura della Repubblica. 

Che può succedere se denuncio un dipendente dispettoso al datore di lavoro?

Il fatto di segnalare un dipendente maleducato, dispettoso o privo di rispetto al datore di lavoro, anche in assenza di prove, non può configurare calunnia. E ciò perché il reato di calunnia ricorre solo quando le accuse, fatte in malafede (ossia nella convinzione dell’altrui innocenza), vengono presentate dinanzi a un giudice o a un altro pubblico ufficiale come la polizia o i carabinieri.

Il datore di lavoro può sanzionare il dipendente scorretto. Anzi, è tenuto a farlo visto che, come anticipato, deve garantire la salute psicofisica dei dipendenti. Tuttavia, tra le varie possibilità conferitegli dalla legge, vi è il cosiddetto trasferimento per incompatibilità ambientale: si tratta di un provvedimento volto a rimuovere un dipendente dal proprio posto, per assegnarlo ad un altro ufficio, quando è in atto una situazione che può pregiudicare la produzione, rallentando i processi aziendali. In questo caso, il datore decide di spostare un dipendente a prescindere dall’accertamento delle relative responsabilità, per il semplice fatto che vi siano conflitti in ufficio. Ciò potrebbe portare al trasferimento anche del collega “vittima” delle altrui scorrettezze.

Ma laddove vi siano evidenti prove di comportamenti vessatori o mobbizzanti, il datore dovrà procedere a sanzioni ben più gravi nei confronti del colpevole: fino a licenziamento.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Sono 4 anni che subisco vessazioni e mobbing ma non posso denunciare perché non ho testimoni..se non è ingiustizia questa…

Rispondi a Valentina Lucarelli Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube