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Pignoramento: si possono recuperare i costi?

17 Aprile 2022
Pignoramento: si possono recuperare i costi?

Chi paga i danni conseguenti all’esecuzione forzata che il creditore è costretto a sopportare e la parcella dell’avvocato per il pignoramento?

Fin quando c’è una causa in corso, la speranza di recuperare le spese legali sostenute nel corso del processo è legata alla sentenza. Con questa, infatti, il giudice condanna la parte sconfitta a rimborsare all’avversario i costi e le perdite economiche sofferte per il giudizio. Si tratta della cosiddetta «condanna alle spese processuali». Ma, in questo provvedimento, non si tiene conto dei successivi oneri che la parte dovrà sostenere per il pignoramento, nell’eventualità in cui la controparte non si conformi alla condanna del giudice. E difatti, per procedere con l’esecuzione forzata – successiva appunto alla causa – è necessario sborsare di tasca propria ulteriori somme per tasse, notifiche, diritti di cancelleria, ma soprattutto per l’onorario dell’avvocato. Di qui la domanda: in caso di pignoramento si possono recuperare i costi?

Di certo, tutte le spese legali sostenute da una parte per poter far valere il proprio diritto non possono gravare su questa, diversamente venendone pregiudicato il diritto costituzionale alla difesa giudiziale. Vediamo allora come ottenere dall’avversario il rimborso degli oneri sostenuti successivamente al giudizio. 

Come recuperare le spese sostenute dopo la sentenza?

Quando l’avvocato, constatata l’inadempienza della parte soccombente alla condanna del giudice, si determina per l’avvio della fase esecutiva – una procedura di carattere amministrativo attuata mediante l’ufficiale giudiziario – notifica al debitore il cosiddetto atto di precetto. Si tratta di un atto stragiudiziale, consegnato a mezzo dell’ufficiale giudiziario, con cui si dà al debitore un ulteriore termine di 10 giorni per adempiere. Nell’atto di precetto l’avvocato fa “il conto” di tutte le somme dovute dalla parte soccombente per come accertate dal giudice (e indicate nella sentenza); ma ad esse vengono aggiunti gli ulteriori costi sostenuti e da sostenere come appunto le imposte per la registrazione della sentenza, i diritti di cancelleria per il rilascio delle copie esecutive, le spese di notifica, nonché l’onorario dell’avvocato per questa ulteriore fase esecutiva. 

Dunque, l’atto di precetto, a ben vedere, impone il pagamento di una somma maggiore rispetto a quella riportata nella sentenza appunto perché maggiorata dalle ulteriori spese legali sostenute dal creditore.

In questo modo, è garantito il diritto di quest’ultimo di recuperare i costi subiti.

Ma che succede se la controparte non adempie neanche con la notifica dell’atto di precetto? Vediamo.

Come recuperare le spese per il pignoramento?

Dopo l’atto di precetto, in caso di inadempimento, l’avvocato deve notificare al debitore l’atto di pignoramento, che può avere ad oggetto, ad esempio, un credito presso terzi (come lo stipendio o il conto corrente), un immobile (la casa, il terreno). Per il pignoramento dei beni mobili invece non è necessaria la notifica dell’atto di pignoramento, presentandosi direttamente l’ufficiale giudiziario presso il domicilio del debitore su istanza del creditore e lì pignorando i beni più facilmente vendibili.

Nel momento in cui l’avvocato notifica l’atto di pignoramento presso la banca, presso il datore di lavoro o l’Inps ordina, a questi ultimi soggetti, il blocco delle somme dovute al debitore per un importo pari a quello indicato nell’atto di precetto, aumentato della metà. E ciò proprio al fine di consentire il recupero delle ulteriori spese processuali. Ad esempio, dinanzi a un atto di precetto di 10mila euro, è possibile pignorare il conto corrente per 15mila euro.

Lo stesso succede per l’ipoteca che può essere iscritta per un valore pari a una volta e mezzo il credito azionato.

In questo modo, quando si procederà all’effettiva aggiudicazione delle somme pignorate o alla distribuzione del ricavato dalla vendita forzata dei beni del debitore (siano essi beni mobili o immobili), la somma ricavata dall’asta giudiziaria, che sarà attribuita al creditore, sarà già comprensiva delle ulteriori spese legali da questi sostenute, per come liquidate dal giudice nell’ultima udienza, quella appunto di aggiudicazione e assegnazione delle somme. 

Quindi, non c’è alcun bisogno di avviare una seconda causa per recuperare i danni conseguenti alle spese legali sostenute a causa del pignoramento, essendo ciò già garantito con l’addebito di tali costi, di volta in volta affrontati, su ogni successiva fase del procedimento di esecuzione forzata. 



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