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Visita medica ed esami clinici per il tirocinio all’ospedale

17 Settembre 2014 | Autore:
Visita medica ed esami clinici per il tirocinio all’ospedale

La mia università chiede che gli studenti vengano sottoposti ad esami clinici e a una visita medica prima di fare tirocinio presso l’Ospedale secondo una legge del 2008 applicata ai lavoratori: è legittimo che uno studente renda pubblica la sua cartella clinica? Non mi sembra legittimo che tra colleghi si vengano a sapere questioni che poi, con violazione del segreto professionale, potrebbero essere rese pubbliche.

La legge [1] prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati o pubblici.

Altra norma [2], poi, prescrive in particolare che, ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al decreto medesimo, si debba, tra l’altro, intendere per lavoratore, secondo un’interpretazione condivisa dalle varie Regioni: “persona che … svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, … ”; ma anche “…il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’art. 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196 e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o … ” ed ancora “l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionali nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alle strumentazioni o alle apparecchiature in questione” (Parere Direzione Regionale del Lavoro per la Lombardia).

Conseguentemente anche studenti e tirocinanti sono sottoposti all’obbligo di sorveglianza sanitaria. Ciò soprattutto in ragione dei rischi cui detti soggetti sono sottoposti, così come evidenziati sul sito internet dell’Università di Trieste:

Rischio da agenti biologici: durante le attività di laboratorio potreste venire in contatto con materiali biologici contaminati da agenti infettivi (virus, batteri, funghi …) responsabili di malattie infettive, alcune delle quali possono essere prevenute tramite vaccinazioni obbligatorie (es. tubercolosi) o non obbligatorie, ma fortemente consigliate (Epatite B, Influenza, Rosolia ecc.);

Rischio da esposizione ad agenti chimici: nelle procedure di pulizia, disinfezione e sterilizzazione degli strumenti diagnostici o di laboratorio, delle superfici di lavoro si è esposti al contatto o alla inalazione di sostanze tossiche od irritanti per la cute e l’apparato respiratorio, per cui è necessario lavorare sotto cappa (cappe aspiranti) o adottare dei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI), rappresentati da guanti, mascherine, ecc.;

Rischio da esposizione ad agenti sensibilizzanti (allergia): alcuni materiali biologici di origine umana, animale, vegetale, alimentare possono sensibilizzare il nostro organismo dando origine a malattie allergiche: rinite allergica (es. raffreddore da fieno), l’asma bronchiale, alcune malattie della pelle (orticaria), ecc. Anche sostanze chimiche semplici (di basso peso molecolare) possono dare origine a malattie allergiche legandosi alle proteine del nostro organismo. È possibile anche una sensibilizzazione della pelle ad altri agenti chimici presenti nei detergenti, detersivi, disinfettanti, nelle sostanze manipolate ecc. che provocano delle dermatiti da contatto;

Rischio da esposizione farmaci: la manipolazione, preparazione può dare origine ad alcuni inconvenienti e precisamente: a) fenomeni di sensibilizzazione descritti nel precedente paragrafo, b) effetti di natura farmacologica per assorbimento “cronico” di questi prodotti, c) esiste anche il rischio di tumore per una manipolazione senza mezzi di protezione personale di alcune sostanze dette “antiblastici” ed usate nella cura dei tumori;

Rischio da agenti fisici: nel corso di procedure di laboratorio vengono utilizzate sorgenti di Radiazioni Ionizzanti (RI) e Radiazioni non ionizzanti (NIR), potenzialmente dannose per la salute (midollo osseo, gonadi, cristallino); le apparecchiature (fonti di esposizione) e le aree di utilizzo sono rigorosamente controllate, sorvegliate e delimitate. A scopo di ricerca possono essere impiegate sostanze radioattive, che rappresentano una fonte di rischio di RI. Inoltre si tenga presente che gli impianti elettrici, le prese di corrente e le apparecchiature collegate con la rete costituiscono una fonte potenziale di infortunio elettrico: le rigorose misure di prevenzione e protezione e la formazione ed informazione degli operatori sono fondamentali per evitare infortuni di questa natura;

Impegno visivo: nel corso della formazione e nello svolgimento dell’attività professionale può essere richiesto un impegno della vista per esami al microscopio ottico o per utilizzo di videoterminale. L’esistenza di malattie oculari o disturbi della rifrazione (miopia, astigmatismo, ecc.) possono aggravare i fenomeni di fatica visiva in queste attività. Tali disturbi e/o malattie debbono essere pertanto segnalati;

Impegno psicologico: anche i rapporti interpersonali (relazioni umane, rapporti con i colleghi, relazioni gerarchiche, ecc.) possono essere fonti di problemi;

Rischio infortunistico: l’infortunio sul lavoro è un danno o lesione alla persona prodotta da “causa violenta” (=causa che agisce in modo concentrato nel tempo) in occasione di lavoro. Nei laboratori e negli stabulari gli infortuni più frequenti sono prodotti da puntura d’ago o da ferite da taglio (mezzi taglienti), ma sono possibili anche altri tipi di infortunio per caduta, scivolamento, contatto accidentale con conduttori di tensione, ustioni prodotte da sorgenti di calore o fiamme libere, fattori di carattere ergonomico come la “lombalgia da sforzo” ecc. E’ importante ricordare che nel nostro Paese, per certe categorie di lavoratori, le malattie infettive sono considerate “infortunio sul lavoro”, perché la causa “virulenta” (virus e agenti batterici o d’altra natura) è omologata alla causa violenta.

Conseguentemente la sottoposizione degli studenti a sorveglianza sanitaria, disposta dall’Università in questione, appare pienamente legittima.

Altra questione è invece il rispetto da parte del medico competente del segreto professionale e della tutela della riservatezza dei pazienti che sottopone ad accertamento sanitario.

A tal fine la legge [3] dispone innanzitutto che “l’attività di medico competente è svolta secondo i principi della medicina del lavoro e del codice etico della Commissione internazionale di salute occupazionale (ICOH)”.

Al medico competente sono inoltre richieste abilità relazionali e comunicative, tese all’ottenimento del consenso del paziente, che deve essere basato su una adeguata informazione sugli obiettivi di tutela della salute, sui metodi e criteri di riservatezza del trattamento dei dati personali, sulle conseguenze derivanti da un rifiuto a collaborare e sui benefici che si intendono raggiungere in seguito all’accertamento sanitario.

In particolare per quanto attiene alla riservatezza e al corretto utilizzo dei dati sanitari personali dei lavoratori sottoposti ad accertamenti sanitari, il medico competente deve rispettare le norme in materia di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali [4], che garantiscono che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all’identità personale.

Detta disciplina si applica infatti al trattamento di dati personali da chiunque effettuato nel territorio dello Stato, compresi i dati personali inerenti alla salute.

L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali deve essere previamente informato oralmente o per iscritto circa:

– le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati;

– la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati;

– le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere;

– i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione dei dati medesimi.

Gli esercenti le professioni sanitarie, tra cui è ricompreso il medico competente aziendale, possono, anche senza l’autorizzazione del Garante, trattare i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per il perseguimento di finalità di tutela dell’incolumità fisica e della salute dell’interessato (giudizio di idoneità specifica alla mansione).

La diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute è vietata, salvo nel caso in cui sia necessaria per finalità di prevenzione, accertamento o repressione dei reati, con l’osservanza delle norme che regolano la materia.

Il medico competente dovrà quindi svolgere la propria attività nel rispetto della riservatezza dei pazienti e del segreto che il codice deontologico professionale gli impone.

La presente lettera costituisce un breve consiglio pratico ai quesiti posti dal cliente, secondo i fatti e le informazioni brevemente descritte nella domanda, non costituendo parere specifico alla questione di diritto prospettata, anche alla luce della documentazione visionata.


note

[1] D.lgs. 81 del 9/04/2008.

[2] Art. 2 del D.Lgs. 81/08.

[3] D.Lgs. 81/2008, all’art. 39.

[4] L. 675/1996.

Autore immagine: 123rf com


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