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Licenziamento dirigente per riorganizzazione aziendale

11 Aprile 2022
Licenziamento dirigente per riorganizzazione aziendale

Giustificatezza: si può licenziare il dirigente per ragioni di riassetto e giustificato motivo oggettivo. 

Le possibilità di licenziare un dirigente sono più ampie rispetto a qualsiasi altro dipendente. La legge infatti prevede solo due ipotesi: il licenziamento per «giusta causa» (in tronco e senza preavviso») e il licenziamento «per giustificatezza». La prima ipotesi ricorre nel caso di gravi violazioni commesse dal lavoratore; la seconda può consistere invece tanto in inadempimenti del lavoratore stesso (ma meno gravi rispetto alla giusta causa, prevedendo appunto il rispetto del preavviso) quanto in ragioni oggettive, legate cioè ad esigenze organizzative imprenditoriali (ad esempio per soppressione della posizione dirigenziale). Di quest’ultima ipotesi si è occupata, proprio di recente, la Cassazione [1] parlando appunto dei presupposti per poter disporre il licenziamento del dirigente per riorganizzazione aziendale. 

La sintesi della pronuncia è la seguente: il restyling dell’azienda giustifica il licenziamento del singolo dirigente. Ecco dunque il succo delle indicazioni fornite dalla Suprema Corte in tale occasione.

Licenziamento dirigente per giustificato motivo oggettivo

Il licenziamento del dirigente per giustificatezza, legata cioè a “ragioni economiche” (ad esempio: crisi aziendale) o di carattere organizzativo (ad esempio: cessazione della mansione), va anche sotto il nome di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Esso può anche fondarsi su motivazioni legate a esigenze di riorganizzazione aziendale, che non debbono necessariamente coincidere con l’impossibilità di continuare il rapporto o con una situazione di crisi tale da renderne onerosa la continuazione.

Si può contestare il licenziamento del dirigente per riorganizzazione aziendale?

Il datore di lavoro è libero di licenziare il dirigente per ragioni economiche, né il giudice può sindacare le sue scelte, per quanto sbagliate possano essere sotto il profilo del merito. Non è contestabile neanche il fatto che l’imprenditore abbia assunto un dirigente ma, poco dopo, lo abbia licenziato comprendendo che il suo ruolo non era necessario. Insomma, l’errore nell’assunzione non consente al dirigente di impugnare il licenziamento, né tantomeno di chiedere un risarcimento del danno.

Ciò che però il giudice può fare, in caso di eventuale ricorso da parte del lavoratore, è verificare se le motivazioni addotte a sostegno del licenziamento, siano veritiere. Difatti il datore deve sempre rispettare il principio di buona fede e correttezza. Non sarebbe valida, ad esempio, la risoluzione del rapporto di lavoro motivata dalla cessazione della mansione se poi la stessa, non appena il dirigente viene mandato a casa, viene affidata a un altro lavoratore già in forze presso l’azienda o assunto dopo poco. Insomma, l’imprenditore è tenuto a dire la verità ed è su questo aspetto che può basarsi unicamente il vaglio del tribunale. 

Nel valutare la giustificatezza del licenziamento del dirigente, il giudice deve limitarsi al controllo sull’effettività delle scelte imprenditoriali poste alla base del licenziamento, non potendo sindacare il merito di tali scelte, garantite dal precetto di cui all’articolo 41 della Costituzione.

Il principio di correttezza e buona fede, che è il parametro sul quale misurare la legittimità del licenziamento, deve essere coordinato in questo caso con la libertà di iniziativa economica, garantita dall’articolo 41 della Costituzione.

Esempi di licenziamento del dirigente per ragioni economiche 

Ecco alcuni esempi di valide ragioni per licenziare un dirigente: 

  • razionalizzazione dei vari settori della struttura aziendale e sovradimensionamento della presenza di due figure aziendali – quella del direttore di controllo e coordinamento e quella del direttore amministrativo – rispetto alle necessità e alle dimensioni aziendali;
  • esistenza di duplicazioni di funzioni;
  • necessità immediata di istituire una organizzazione aziendale dell’area amministrativa più snella, con l’accorpamento al direttore controllo e coordinamento di alcune delle funzioni gestionali svolte dal direttore amministrativo;
  • riduzione dei costi del personale;
  • accorpamento della mansioni nella figura di un unico dirigente;
  • cessazione della mansione;
  • realizzazione di un nuovo organigramma aziendale;
  • cessione o chiusura del ramo d’azienda a cui il dirigente era addetto. 

La giurisprudenza ritiene legittimo il licenziamento motivato da esigenze di riorganizzazione aziendale finalizzata a una più economica gestione, anche se intimato prima della ristrutturazione stessa, la giurisprudenza ammette la giustificatezza. La soppressione della “funzione” aziendale ricoperta dal dirigente ne giustifica il licenziamento, con esclusione sia della ricerca della possibilità di adibire quest’ultimo ad attività equivalente, sia della violazione da parte aziendale del principio di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto.

Inoltre, i giudici hanno precisato che l’insindacabilità delle decisioni economico organizzative dell’imprenditore sotto i profili di congruità e opportunità, impone che la necessaria verifica della effettività delle scelte non comporti un’indagine sui margini di convenienza e di onerosità dei costi connessi alle modifiche apportate, dato che la trasformazione ben potrebbe comportare un maggior costo, nella previsione dell’ottenimento di migliori risultati.

Licenziamento dirigente: Cassazione

Licenziamento dirigente per soppressione della figura

Nel licenziamento del dirigente, la nozione di giustificatezza del recesso si discosta da quella di giustificato motivo ed è ravvisabile ove sussista l’esigenza della soppressione della figura dirigenziale e non emerga la natura contraria a buona fede o discriminatoria della riorganizzazione.

Cassazione, ord. 9665/2019

Licenziamento esigenze oggettive di riorganizzazione aziendale

Il licenziamento individuale del dirigente per giustificato motivo oggettivo può fondarsi su ragioni oggettive legate a esigenze di riorganizzazione aziendale, che non debbono coincidere con l’impossibilità della continuazione del rapporto o con una situazione di crisi tale da rendere onerosa la continuazione.

Cassazione, ordinanza 34976/2021

La giustificatezza

Nel licenziamento del dirigente, l’ampia nozione di giustificatezza si discosta da quelle di giustificato motivo e giusta causa, posto che la giustificatezza include qualsiasi motivo

di recesso che non sia arbitrario, pretestuoso, non corrispondente alla realtà.

Corte d’appello di Milano, sent. 871 del 20 luglio 2021

Approfondimenti

Licenziamento del dirigente: quando?

Licenziamento del dirigente, come funziona

Licenziamento dirigente: ultime sentenze

Dirigente, il licenziamento


note

[1] Cass. ord. n. 34976/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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