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Lo sai che? Anatocismo e usura: la Banca deve consegnare gli estratti conto oltre gli ultimi 10 anni

Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2014

Nel giudizio promosso dal correntista nei confronti della banca per la restituzione delle somme illegittimamente addebitate, quest’ultima è tenuta a provare il proprio credito mediante il deposito di tutta la documentazione e gli estratti conto a partire dall’inizio del rapporto, altrimenti il ricalcolo delle somme dovute parte da saldo zero.

Negli ultimi anni la giurisprudenza ha riconosciuto l’illegittimità di una serie di prassi comportamentali poste in essere dagli istituti di credito nei confronti dei propri clienti, sia imprese che semplici consumatori (anatocismo, usura, applicazione di commissioni di massimo scoperto etc.). Conseguentemente è stato riconosciuto il diritto dei correntisti ad ottenere dalle banche il ricalcolo dei reciproci rapporti di debito/credito e la restituzione delle somme indebitamente riscosse dalla banca a partire dall’inizio del rapporto, con l’unico limite della prescrizione decennale, da calcolarsi a partire dalla chiusura del conto [1].

Lo scoglio maggiore per il correntista riguarda la reperibilità degli estratti conto, il cui esame è necessario per calcolare e provare in giudizio quanto illegittimamente riscosso dalla banca nel corso degli anni. Non tutti infatti conservano gli estratti conto di 15 o 20 anni fa. D’altra parte le banche si trincerano dietro la norma del Testo Unico Bancario che le obbliga a conservare ed a consegnare al cliente soltanto la documentazione inerente agli ultimi dieci anni [2]. Tale impedimento limita notevolmente il diritto dei correntisti ad ottenere la restituzione delle somme indebitamente pagate, in particolar modo se si tiene in considerazione che alcune delle prassi bancarie riconosciute come illegittime (ad esempio l’anatocismo – ossia la capitalizzazione degli interessi) erano costantemente applicate prima del 2000.

Quali sono dunque le possibilità per i correntisti? Il Tribunale di Brindisi [3] ed il Tribunale di Latina [4] hanno sostenuto in due sentenze del 2012 un principio interessante: quando in un giudizio promosso nei confronti della banca per la restituzione delle somme indebitamente pagate non vengano depositati gli estratti conto dall’inizio del rapporto ed il saldo contabile risulti negativo per il correntista, deve assumersi, come base del riconteggio, un saldo di partenza pari a zero.

In pratica, poniamo ad esempio che l’impresa X abbia con la banca Y un conto corrente con apertura di credito stipulato nel 1991 e chiuso nel 2010. Nel 2014 l’impresa X decide di far causa alla banca Y, in quanto una perizia ha evidenziato che dal 2004 al 2010 la banca ha preteso ed incassato somme non dovute per € 100.000. L’impresa X è riuscita a recuperare gli estratti conto soltanto a partire dal primo trimestre 2004, perciò non è in grado di provare che anche dal 1991 al 2004 la banca aveva applicato le medesime illegittime condizioni ed incassato ulteriori somme non dovute. In questo caso, se nel primo estratto conto reperito relativo al primo trimestre 2004 il saldo del correntista risultava negativo per € 150.000, questi soldi non saranno dovuti ed il ricalcolo dovrà essere effettuato a partire da zero, a meno che la banca non provi come si sia arrivati al saldo negativo di € 150.000 mediante il deposito di tutti gli estratti conto a partire dal 1991.

Se confermato, tale principio rappresenta uno strumento decisivo per costringere le banche a “giocare a carte scoperte”.

di MASSIMO BACCI

note

[1] Cass. sent. 24418/10 del 02/12/2010

[2] Art. 119 TUB

[3] Trib. Brindisi, sent. del 09/08/2012.

[4] Trib. Latina, sent. del 19/06/2012.

Autore immagine: 123rf com


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