Diritto e Fisco | Articoli

Cosa rischia chi non paga l’Imu per più anni?

12 Aprile 2022 | Autore:
Cosa rischia chi non paga l’Imu per più anni?

Quali sono le sanzioni previste in caso di omesso versamento; quanto si risparmia con il ravvedimento operoso; quando si applica il cumulo giuridico.

I proprietari di immobili sono probabilmente la categoria più tartassata d’Italia. Difficilmente riescono a sfuggire alla tassazione, che è davvero pesante: oltre ai redditi fondiari e dei fabbricati, che rilevano ai fini Irpef, c’è l’Imu da versare annualmente al Comune, che ai valori massimi incide per più dell’1% all’anno sulla rendita rivalutata dell’immobile. Ma i proprietari di terreni, magazzini, negozi e seconde case non sempre sono davvero ricchi. Nonostante gli immobili posseduti, e il valore nominale che gli viene attribuito, in realtà non hanno soldi e sono in difficoltà economiche. Talvolta, questi problemi sono dovuti anche e proprio alle varie spese di gestione del patrimonio immobiliare. Così alcuni proprietari decidono di tagliare proprio l’Imu, che andrebbe versata in due rate annuali, alle consuete scadenze del 16 giugno e del 16 dicembre.

È una scelta a volte necessaria, o in altri casi scriteriata; ma ragioniamo sulle cifre: quando i mancati versamenti si accumulano nel tempo, cosa rischia chi non paga l’Imu per più anni? Non parliamo di chi ha saltato soltanto un anno, o una delle due rate annuali, ma di chi omette di versare l’importo dovuto per più annualità successive. L’Imu, infatti, è dovuta per ciascuna annualità di possesso dell’immobile. Questo significa che ogni anno è un capitolo a sé: poi si volta pagina e sorge un debito tributario nuovo. Ma vuol dire anche che il Comune deve accertare, una per una, ogni singola annualità e richiedere, con uno specifico atto, il pagamento al contribuente che non ha adempiuto spontaneamente. Ad esempio, in caso di omissione ripetuta di pagamenti dovuti per il 2020 e il 2021, andranno emessi due distinti avvisi di accertamento, uno per il 2020 e l’altro per il 2021. E ciascuno di questi atti soggiace ai propri termini di prescrizione. Così, se il mancato pagamento si protrae per diversi anni, le conseguenze non sono cumulative, ma, per così dire, frazionate.

In sostanza, bisogna fare i conti con ognuna di queste distinte pretese tributarie, che vanno considerate una alla volta, non tutte insieme. Questo può avere un notevole impatto sulle sanzioni. Ad esempio, se un avviso di accertamento Imu per un determinato anno è viziato da un’omessa notifica o dalla prescrizione, il contribuente può impugnarlo e ottenere il suo annullamento. Gli avvisi di accertamento Imu riferiti ad altre annualità, invece, rimangono validi. Così non sempre, come direbbe Totò, la somma fa il totale, perché ci sono delle peculiarità che possono abbattere notevolmente il conto da pagare.

Dunque, considerando tutto ciò, cosa rischia chi non paga l’Imu per più annualità? Una nuova, clamorosa sentenza della sezione tributaria della Corte di Cassazione ha affermato che si applica il regime del cumulo giuridico, e non del cumulo materiale, che comporterebbe la somma delle sanzioni. La pronuncia è riferita alla vecchia Ici, ormai andata in soffitta, ma il principio è applicabile anche all’Imu e ad altri tributi. In base a tale orientamento giurisprudenziale, a conti fatti, ai “recidivi” pluriennali conviene non pagare e attendere l’avviso di accertamento del Comune: male che vada si pagherà la sanzione per una sola violazione, cioè per ogni anno di Imu non pagata, aumentata dalla metà al triplo, anziché tante sanzioni per quanti sono gli anni accumulati di Imu non pagata.

Ovviamente, per ottenere questo sconto bisogna impugnare in Commissione tributaria tutti gli avvisi di accertamento man mano pervenuti, entro 60 giorni dalla notifica di ciascuno di essi, e chiedere al giudice l’applicazione della continuazione attenuata. Il risultato non è, quindi, automatico (i Comuni non applicano il cumulo delle sanzioni) e bisogna tenere conto delle spese legali da sostenere; ma per qualcuno il gioco potrebbe valere la candela, specialmente se gli importi richiesti in pagamento sono consistenti.

Chi deve pagare l’Imu

L’Imu va versata da chiunque possieda fabbricati o terreni, ad eccezione dell’abitazione principale (purché non di lusso: sono considerati tali gli immobili inseriti nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9). Ai fini Imu, si considera abitazione principale quella in cui il contribuente ha la residenza anagrafica e la dimora abituale.

L’esenzione Imu sull’abitazione principale è riconosciuta anche alle pertinenze, come cantine o solai (categoria catastale C/2), box o posti auto (C/6) e tettoie (C/7), nel limite massimo di una per ciascuna categoria.

La base imponibile dell’Imu è costituita dalla rendita catastale rivalutata, su cui vengono applicati i coefficienti moltiplicatori stabiliti annualmente da ciascun Comune italiano. L’aliquota base è pari allo 0,76% ma i Comuni possono aumentarla con proprie delibere fino a 0,3 punti percentuali, così arrivando, in alcune città, ad oltre il 10 per 1000.

L’imposta dovuta ogni anno è proporzionale ai mesi di possesso (il possesso protratto per oltre 15 giorni si computa come un mese intero). Il versamento dell’Imu va effettuato, utilizzando il modello F24, con una prima rata in acconto entro il 16 giugno, per il 50% dell’imposta dovuta, e con una seconda rata a saldo entro il 16 dicembre per il rimanente 50%.

Sanzioni per Imu non pagata

Le sanzioni per Imu non pagata ammontano al 30% delle somme dovute e non versate entro le scadenze previste. Il termine di prescrizione per l’emissione degli avvisi di accertamento del tributo e di irrogazione delle sanzioni è di 5 anni.

Il contribuente può regolarizzare spontaneamente la situazione debitoria, se il Comune non gli ha ancora inviato solleciti di pagamento e avvisi di accertamento. Il ravvedimento operoso offre una consistente riduzione delle sanzioni, e precisamente si paga:

  • lo 0,1% per ogni giorno di ritardo, versando il dovuto entro 14 giorni dal termine di scadenza (c.d. ravvedimento sprint);
  • l’1,5%, cioè 1/10 della sanzione minima, se il versamento avviene dopo 15 giorni ed entro 30 giorni dalla scadenza;
  • 1/9 del minimo in caso di regolarizzazione tra il 31° ed il 90° giorno;
  • 1/8 del minimo, se la regolarizzazione avviene entro un anno;
  • 1/7 del minimo oltre un anno dalla data in cui il pagamento era dovuto;
  • 1/6 del minimo oltre due anni, se il Comune non ha inviato nel frattempo l’avviso di accertamento.

Agli importi suddetti vanno aggiunti gli interessi legali al tasso vigente nel periodo di riferimento.

Cosa succede a chi non paga l’Imu?

Chi non paga l’Imu entro le scadenze e non usufruisce del ravvedimento operoso si vedrà recapitare dal Comune del luogo ove è ubicato l’immobile un avviso di accertamento per Imu non versata, con irrogazione delle sanzioni e degli interessi. Si tratta di un atto immediatamente esecutivo, che non richiede l’emissione di una successiva cartella esattoriale: se il contribuente non adempie, il tributo verrà affidato all’Agente di riscossione per il recupero forzoso del dovuto attraverso le azioni esecutive nei confronti del debitore, come i pignoramenti.

È possibile rateizzare l’importo dovuto, fino a un massimo di 72 rate mensili, se il debitore versa in una «situazione di temporanea e obiettiva difficoltà» [1]; se il debito complessivo supera i 6.000 euro, il numero di rate concesse dal Comune o dall’Agente di riscossione non può essere inferiore a 36.

Cumulo sanzioni per omessi pagamenti Imu: come funziona?

Un’interessante possibilità per ridurre l’importo delle sanzioni dovute per l’omesso pagamento dell’Imu per annualità plurime è il cumulo giuridico. Grazie a questo istituto, previsto dalla legge [2], si paga l’importo base stabilito per una sola violazione (ad esempio, il 30% di sanzione per il mancato pagamento dell’Imu di una determinata annualità) più una percentuale in aumento per le annualità successive.

In particolare «chi, con una sola azione od omissione, viola diverse disposizioni anche relative a tributi diversi ovvero commette, anche con più azioni od omissioni, diverse violazioni formali della medesima disposizione è punito con la sanzione che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata da un quarto al doppio». Si applica, invece, «la sanzione base, aumentata dalla metà al triplo, quando violazioni della stessa indole vengono commesse in periodi di imposta diversi»; quest’ultimo è, appunto, il caso dei mancati versamenti dell’Imu per più annualità distinte.

La nuova sentenza della sezione tributaria della Corte di Cassazione che abbiamo anticipato all’inizio [3], pronunciandosi su un caso di Ici non versata per plurime annualità, ha affermato che si applica, obbligatoriamente, il cumulo giuridico delle sanzioni. La Suprema Corte ha richiamato i propri precedenti in materia [4] ed ha rilevato che «l’omessa presentazione della dichiarazione per più periodi, fino al regolare adempimento, oltre a comportare l’applicabilità delle sanzioni per singola annualità, non osta all’applicazione del regime della continuazione», trattandosi di «condotte tra loro oggettivamente e strettamente collegate» e, dunque, ritenute «meritevoli del suddetto regime attenuato».

Rientrano, così, nel cumulo giuridico delle sanzioni  -chiamato dalla Cassazione «continuazione attenuata» – tutte le «violazioni per omesso o insufficiente versamento che, in relazione ad uno stesso immobile, conseguono ad identici accertamenti per più annualità successive». Attenzione: per beneficiare del cumulo, e dunque dell’unica sanzione aumentata dalla metà al triplo, gli accertamenti devono riferirsi ad uno stesso immobile, non a immobili diversi.


note

[1] Art. 1, co. 796, L. n. 160/2019.

[2] Art. 12 D.Lgs. n. 472/1997.

[3] Cass. sent. n. 11432 del 08.04.2022. Si riporta il principio di diritto: «In tema di ICI, in caso di più violazioni per omesso o insufficiente versamento che, in relazione ad uno stesso immobile, conseguono ad identici accertamenti per più annualità successive, deve trovare applicazione il regime della continuazione attenuata, di cui all’art. 12, comma 5, del d.lgs. n. 472 del 1997, che consente di irrogare un’unica sanzione, pari alla sanzione base aumentata dalla metà al triplo».

[4] Cass. sent. n. 29966/2019, n. 18847/2021, n. 18230/2016.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube