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Autovelox: arriva la sanatoria. Ma l’automobilista resta fregato

12 Aprile 2022
Autovelox: arriva la sanatoria. Ma l’automobilista resta fregato

Chi ha ricevuto una multa sarà tenuto a pagare: la mancata omologa non potrà essere causa di ricorso.  

C’è stata quella per chi ha fatto gli abusi edilizi, per chi è entrato in Italia senza il permesso e poi tutte quelle per chi non ha pagato le cartelle esattoriali. La parola sanatoria doveva però ancora accompagnarsi ad un altro termine odiato dagli italiani: autovelox.

Così è in arrivo anche la sanatoria autovelox per tutti quelli che hanno superato i limiti di velocità e che si sono visti recapitare a casa una multa stradale. Una sanatoria però che, al contrario delle altre appena citate, non serve per avvantaggiare il cittadino ma l’amministrazione. Ragion per cui la multa, probabilmente, non potrà essere più impugnata. 

Ma vediamo come funziona la nuova sanatoria autovelox e chi vi rientra.

La sentenza della Corte Costituzionale del 2015

Nel 2015, con una storica sentenza, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il Codice della strada laddove non prevede l’obbligo di taratura, almeno una volta all’anno, di tutti gli apparecchi di rilevamento elettronico della velocità, quindi autovelox, tutor, telelaser. La stessa previsione è stata poi estesa anche agli alcoltest, ma non anche ai Photored ossia le telecamere apposte sopra i semafori a fotografare chi passa col rosso.

Secondo la Corte è inverosimile che un autovelox, esposto alle intemperie climatiche e peraltro spesso spostato dalla polizia da un posto all’altro, possa funzionare sempre con precisione. Quindi, va sottoposto a controllo di funzionalità periodico, la cosiddetta taratura. Proprio al pari delle bilance del mercato rionale.

La multa è nulla

Risultato della sentenza della Consulta: tutti gli autovelox che non sono tarati almeno una volta all’anno generano multe illegittime contro cui è possibile fare ricorso. E non solo: è altresì nullo il verbale se, al suo interno, non indica la data dell’ultima taratura, in modo da dare all’automobilista la possibilità di comprendere se l’apparecchio era in regola con la legge ed eventualmente fare ricorso contro il verbale.

L’omologazione

Accanto alla taratura però è previsto un altro obbligo per la Pubblica Amministrazione che fa ricorso agli autovelox: quello della omologazione, un’attività di verifica del corretto funzionamento dell’apparecchio che va effettuata una tantum, all’atto del suo rilascio, prima del funzionamento. Questa serve per verificare se l’autovelox è conforme agli standard ministeriali e se funziona correttamente. L’omologazione, una volta effettuata, non va poi ripetuta come invece la taratura. Tuttavia, sino ad oggi, anche questo requisito è rientrato spesso nei ricorsi degli automobilisti che, proprio per il difetto di taratura, sono riusciti a far annullare i verbali. Spesso, poi l’omologazione è stata rilasciata a una società diversa da quella effettivamente utilizzante l’autovelox, altro motivo questo per fare ricorso contro la multa. 

Chi rientra nella sanatoria autovelox?

Basta uno sguardo agli archivi della giurisprudenza per comprendere quanto ancora frequenti siano le multe fatte con autovelox non sottoposti a omologazione e taratura. Non c’è settimana in cui un ricorso non finisca in Cassazione. Con conseguente intasamento delle aule giudiziarie. Ed ecco quindi il tentativo di chiudere il fronte più caldo degli ultimi anni nei ricorsi contro le multe stradali, soprattutto quelle per eccesso di velocità: ossia tutti i ricorsi per la mancata omologazione dell’apparecchio con cui l’infrazione è stata rilevata. 

Nella bozza del prossimo decreto Infrastrutture, che è in attesa del varo, il Codice della strada viene modificato nelle parti in cui consente la rilevazione da remoto delle infrazioni (quella effettuata da dispositivi fissi non presidiati da agenti) soltanto se si utilizzano apparecchi debitamente omologati.

Questa formulazione, se interpretata in modo letterale, taglia fuori tutti i misuratori di velocità, in quanto tutti quelli in uso non sono omologati, bensì approvati. È l’articolo 192 del Regolamento di esecuzione del Codice che non consente di fare diversamente: un’omologazione si può rilasciare solo quando esistono specifiche norme tecniche di riferimento.

Per questo, in passato, il ministero delle Infrastrutture ha sempre espresso pareri secondo cui le espressioni «omologazione» e «approvazione» sono da considerarsi equivalenti. Ma molte sentenze hanno poi smentito questa interpretazione.



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