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Come richiedere certificato di taratura autovelox?

12 Aprile 2022
Come richiedere certificato di taratura autovelox?

Multa autovelox per eccesso di velocità: come impugnarla se lo strumento non è stato tarato o sottoposto a omologazione. 

Se l’autovelox non viene sottoposto a taratura almeno una volta all’anno, la multa per eccesso di velocità è nulla. Lo ha detto nel 2015 la Corte Costituzionale dichiarando parzialmente incostituzionale il Codice della strada nella parte in cui appunto non prevede l’obbligo di regolare verifica di funzionalità di tutti gli strumenti di controllo elettronico della velocità. Ma come richiedere il certificato di taratura autovelox? A chi rivolgersi ed entro quando deve arrivare la risposta? Ecco alcuni chiarimenti pratici.

Taratura autovelox: cosa c’è da sapere?

Se è vero che le bilance del mercato rionale sono soggette a disfunzioni per via dell’uso quotidiano, ancor di più lo può essere l’autovelox, spesso lasciato ai margini della strada per numerose ore, esposto pertanto alle intemperie climatiche. Ragion per cui la Corte Costituzionale [1] ha detto che l’autovelox o il tutor non sottoposti a controllo periodico, ossia a taratura, generano multe invalide. Pertanto, è nullo il verbale per eccesso di velocità se l’autovelox o il tutor non risultano tarati.

Come deve essere la taratura?

La taratura deve avvenire almeno una volta all’anno (salvo diversa previsione sul manuale d’istruzione dell’apparecchio), deve essere effettuata da un centro specializzato e va riportata su un certificato. Questo certificato è pubblico: può cioè essere richiesto e visionato dal cittadino in qualsiasi momento secondo le modalità che a breve vedremo. In pratica, l’automobilista può richiedere il certificato taratura autovelox al fine di valutare l’opportunità di un eventuale ricorso contro la multa.

Con un parere del 2017 [2], il ministero dei Trasporti ha chiarito che la taratura periodica degli autovelox utilizzati sulle autostrade o nelle altre strade con limite di velocità superiore a 90 km/h deve avvenire in un autodromo, testati a una velocità di 230 km/h.

Per gli autovelox impiegati normalmente in città o in strade con un limite massimo rispettivamente di 50, 70 o 90 km/h sarà invece sufficiente provare l’efficacia elettronica del misuratore fino a 120, 140 o 160 km/h. Ovvero, incrementando di 70 km/h il limite massimo di velocità da controllare. 

Leggi sul punto “Autovelox: cos’è la taratura“.

È possibile richiedere il certificato di taratura?

Ogni cittadino ha il diritto di richiedere il certificato di taratura autovelox. A tal fine, deve rivolgersi all’organo accertatore, quello cioè che ha elevato la multa, e formulare una specifica domanda. La domanda è esente da bollo, può cioè essere presentata su carta semplice, ed è gratuita. Si ricordi che l’istanza non sospende i termini per fare ricorso. 

L’amministrazione deve rispondere, al massimo, entro 30 giorni o comunque nel minor termine necessario al conducente a fare ricorso. 

Semmai l’amministrazione non dovesse rispondere, si potrà procedere ugualmente al deposito del ricorso al giudice di pace (entro 30 giorni), eccependo appunto il difetto di taratura dell’autovelox e quindi la nullità della multa. In tal caso, però, qualora nel corso del giudizio l’amministrazione dovesse esibire la documentazione, il privato potrà chiedere l’esonero dalla condanna alle spese processuali, non essendo a lui addebitabile la mancata conoscenza del certificato di taratura. 

Come chiedere il certificato di taratura autovelox?

Tutto ciò che bisogna fare per chiedere il certificato di taratura autovelox è presentare un’istanza all’organo che ha emesso la multa. Questa può essere presentata con raccomandata a.r., con pec o con richiesta presentata a mani e protocollata per accettazione.

Nell’istanza andranno indicati:

  • gli estremi del richiedente (ossia il soggetto destinatario della multa);
  • gli estremi della multa (numero, data del verbale, motivo della contestazione);
  • esplicita richiesta di visionare il certificato di taratura;
  • modalità con cui ricevere la risposta (ad esempio tramite consegna a mani, con spedizione postale o pec).

Il metodo più semplice è quello di recarsi personalmente presso l’ufficio accertatore per chiedere la copia del certificato di taratura. L’amministrazione potrebbe rispondere in quella stessa sede se dovesse avere il tempo per farlo.

La multa deve indicare la taratura?

Il verbale deve indicare l’ultima data di taratura, in modo da non costringere il cittadino a dover chiedere il documento all’amministrazione e così verificare che sia stato rispettato il termine di un anno dalla precedente taratura. Secondo la Cassazione, la mancata indicazione sulla multa della data dell’ultima taratura costituisce un motivo di nullità da far valere dinanzi al giudice. 

Sempre secondo la giurisprudenza [2], nonostante il verbale della polizia attesti che l’autovelox sia stato sottoposto a taratura, oltre ad omologazione, e che funzionasse perfettamente al momento della misurazione, non implica automaticamente la sua validità. È infatti diritto dell’automobilista verificare se tale circostanza è veritiera e quindi richiedere la copia del documento oppure fare ricorso. E se nel giudizio l’amministrazione non esibisce il certificato, la multa è nulla.

Il documento firmato dall’agente fa piena prova fino a querela di falso soltanto sulle circostanze che avvengono davanti a lui: l’amministrazione, insomma, deve produrre in giudizio il certificato di taratura dello strumento.  

La dimostrazione che il dispositivo elettronico funzioni pienamente è a carico della Pubblica Amministrazione e non può affatto dirsi insita nel valore del verbale di accertamento: sull’attendibilità delle informazioni registrate il documento non riveste fede privilegiata. La fede privilegiata sussiste soltanto sulle circostanze che l’agente può conoscere senza margine di apprezzamento, mentre il funzionamento dell’apparecchio rientra nella sfera della mera percezione sensoriale.

Certificazione di qualità taratura autovelox 

Per la validità della sanzione elevata a seguito del superamento dei limiti di velocità, l’Amministrazione deve essere in grado di dimostrare non solo che l’apparecchio è stato tarato almeno una volta all’anno ma anche che la suddetta taratura periodica è stata fatta presso un centro ACCREDIA (designato quale unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento in applicazione dell’art. 4 n. 99 del 2009), ovvero presso lo stesso costruttore se abilitato alla certificazione di qualità aziendale secondo le norme ISO 9001/2000.

Il decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 13 giugno 2017 ha previsto che «Le verifiche iniziali e periodiche di taratura devono essere eseguite, con emissione di certificato di taratura, da soggetti che operano in conformità ai requisiti della norma UNI CEI EN ISOIEC 17025:2005 (e future revisioni) come laboratori di taratura, accreditati da ACCREDIA o da altri organismi di Accreditamento firmatari a livello internazionale degli accordi di mutuo riconoscimento» (punto 2.2. dell’Allegato). 


note

[1] C. Cost. sent. n. 113/15 del 18.06.2015.

[2] Min. Trasporti, parere n. 6573 del 27 ottobre 2017.

[3] GdP Taormina sent. n. 311/22


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1 Commento

  1. Purtroppo continuate testardamente a sostenere, sbagliando, che il verbale deve contenere, a pena di nullità, la data dell’ultima omologazione. A dire il vero, il CdS non lo prevede e, relativamente all’ordinanza 06/03/2018 n° 5227, la mancata indicazione, è sanabile in fase di opposizione. Ovvero se costituendosi in giudizio, la PA, dimostra l’avvenuta taratura, la multa non è affatto nulla.

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