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Che differenza c’è tra dire «nazista» e «neonazista»

12 Aprile 2022
Che differenza c’è tra dire «nazista» e «neonazista»

Canfora, ‘ho chiamato la Meloni ‘neonazista’, non ‘nazista’, è diverso’. Il filologo, ‘una valutazione politica in termini di metafora politologica non può costituire reato’.

“Il termine ‘neonazista è un’altra cosa rispetto a ‘nazista’”. Luciano Canfora chiarisce con l’Adnkronos il significato dell’espressione, riferita alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni durante una lezione in un liceo barese, definita dal filologo “neonazista nell’animo” e “schierata con i neonazisti ucraini”.

Neonazista – spiega – è, ad esempio, l’atteggiamento di chi usa le navi da guerra per respingere i migranti. Si tratta di comportamenti piuttosto recenti di una dirigente politica che ha le sue idee, secondo me troppo forti, sul terreno fondamentalissimo della migrazione in atto nel Mediterraneo e su cui a suo tempo abbiamo sentito parole tremende. Neonazista è uno che non accetta e non rispetta l’unità del genere umano e che riguardo al fenomeno migranti si esprime in maniera bellica. Coloro che scappano dalla Libia sono esseri umani da rispettare altrettanto degli ucraini e non da respingere con le cannoniere. Questa è la mia obiezione e la ragione per la quale io approdo al concetto di neonazista, perché rassomiglia a quell’atteggiamento mentale secondo cui alcuni esseri umani sono di serie B”.

Riguardo la possibilità di una querela da parte della Meloni, Canfora afferma che “una valutazione politica in termini di metafora politologica non può costituire reato, qualunque giurista lo sa. Poi, da quando il Parlamento Europeo ha proclamato una equiparazione tra nazismo e comunismo, i due termini sono stati sdoganati e sono diventati definizioni politiche. Se uno mi definisce comunista, che devo fare? Devo indignarmi? Devo querelare? Cerchiamo di ragionare in termini razionali e non emotivi. Le parole vanno apprezzate nella loro esattezza. Neonazista – lo ripeto – è diverso da nazista.

Esistono tanti movimenti neonazisti in tutto il mondo e partiti neonazisti negli Stati Uniti d’America e altrove”. Anche riguardo al fatto che il presidente Zelensky e gli ucraini siano nazifascisti, Canfora rileva “una bella dose di equivoco: c’è una parte molto aggressiva all’interno delle formazioni militari ucraine che si manifesta esplicitamente come tale, con le bandiere rossonere, il Battaglione Azov, ad esempio, è una formazione neonazista. Allora dov’è il problema? Dirlo non si può? E’ un fatto. Ciò che ho voluto sottolineare è che all’interno delle formazioni militari ucraine c’è anche l’elemento neonazista, non fare di tutta l’erba un fascio. Però, se io imbarco nel mio esercito una formazione che si proclama neonazista, qualche problema ce l’ho”.

Quanto all’obiettivo di Putin di ‘denazificare’ l’Ucraina, per Canfora, “un politico adopera argomenti che possono essere convincenti e diventano dal punto di vista dei suoi avversari dei pretesti. Nella fattispecie, posso soltanto dire che, in mancanza di notizie verificabili, mi colpisce moltissimo il fatto che la Russia abbia tentato addirittura di colpire Kiev per poi fare marcia indietro: una grande potenza non può commettere errori di questo genere. E’ dalla situazione specifica del Donbass che prende origine tutto, essendo in atto dal 2015 una guerra fantasma con tantissimi morti ad opera di battaglioni come Azov. Allora, ‘denazificare’ diventa al tempo stesso un motivo e un pretesto. Putin o meglio Medvedev, dicendo ‘denazificare’, si riferisce alle gesta del Battaglione Azov nel Donbass, dove è in atto una guerra ‘fantasma’ da sette anni, non da ieri, e a lungo dimenticata. Le mire della Russia si rivolgono al Donbass, secondo quanto apprendo dai giornali e da analisti come Caracciolo. Non so se sia la verità, ma mi sembra plausibile che l’obiettivo è quello di consolidare il distacco, l’autonomia delle province russofone delle quali il Donbass è la principale”.

(di Cristiano Camera)



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