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Quando non è dovuto il mantenimento figli?

13 Aprile 2022
Quando non è dovuto il mantenimento figli?

Alimenti: padre e madre devono mantenere il figlio fino a quando questi non acquista la capacità economica di mantenersi da solo. 

Quando non è dovuto il mantenimento figli? Come abbiamo già spiegato nell’articolo Cosa fare se i tuoi ti cacciano di casa?, il mantenimento ai figli non è dovuto per sempre: è obbligatorio fino a quando questi sono minorenni e, una volta maggiorenni, sussiste solo se il genitore non dimostra che il giovane è inerte nel rendersi indipendente da un punto di vista economico. 

Ogni giovane ha l’obbligo di cercare una propria autonomia dal padre e dalla madre, facendo il possibile per “staccarsi”. Ma questo non significa sacrificare le proprie ambizioni formative. Sicché, se il ragazzo vuole studiare ha tutto il diritto di farlo e di essere sostenuto dal padre e dalla madre.

Il problema allora si pone solo per i giovani maggiorenni che non solo non vogliono formarsi (ossia frequentare un corso di studi universitari o un altro corso di avviamento al lavoro) ma che non intendono neanche cercare un’occupazione, per quanto faticosa possa essere.

La Cassazione ha più volte spiegato quando non è dovuto il mantenimento ai figli. Dalla sintesi di tali pronunce è possibile ricavare una serie di risposte pratiche a tutte le domande che ruotano sul tema.

I genitori possono impedire ai figli di studiare?

Il figlio che, superati i 18 anni, vuole continuare a studiare ha il diritto di farlo. I genitori non possono impedirglielo né possono mandarlo via di casa. Dovranno sostenerlo economicamente, in proporzione alle proprie capacità, fino a quando questi non termina il corso di studi, badando a tutte le esigenze di cui questi potrebbe aver bisogno: non solo quelle alimentari e relative all’alloggio ma anche alla normale vita di relazione.

Se il giovane non dà gli esami perde il mantenimento?

Il corso di studi deve essere profittevole. Questo non significa che la legge imponga al giovane di avere voti alti: anche chi ha una “media” mediocre ha tutto il diritto di essere mantenuto finché non finisce gli esami universitari e si laurea. Non ne ha diritto invece chi va a rilento con gli esami, mostra indecisione o si fa sempre bocciare. 

A che età il figlio perde il diritto al mantenimento?

Non esiste un’età prestabilita a partire dalla quale i genitori possono negare il mantenimento al figlio. Tutto dipende dal percorso che questi ha prescelto. Un giovane che ha deciso di non frequentare l’università o altro corso di formazione non può restare inerte a lungo. E siccome, secondo la Cassazione, bisogna anche sapersi accontentare di ciò che il mercato offre, senza perseguire troppi sogni di gloria, in questi casi, il giovane potrebbe perdere il mantenimento anche a partire da 20-25 anni. 

Diverso è invece il caso di chi ha optato per l’università e dimostra di impegnarsi. In tale ipotesi, l’obbligo di mantenimento permane fino alla laurea e anche un po’ oltre, fino a quando non può presumersi che il protrarsi dello stato di disoccupazione sia dovuto a inerzia e non a difficoltà di inserimento. Questo limite viene fatto di solito coincidere con i 30-35 anni.

Cosa succede se il figlio trova lavoro?

Il lavoro che fa perdere il diritto al mantenimento non deve essere precario e stagionale o assai limitato nel tempo. Ma un part time è sufficiente per far cessare l’obbligo alimentare dei genitori.

Una volta perso il mantenimento, questo non rivive più, neanche se il giovane viene licenziato.

Cosa succede se il figlio non trova lavoro?

Il fatto di non trovare lavoro non è una giustificazione. Come detto, secondo i giudici, i giovani devono fare i conti con l’attuale mercato che non garantisce a tutti di trovare subito il lavoro dei sogni. Così è necessario fare esperienza, “sporcarsi le mani” anche con lavori più umili. Il tutto perché bisogna staccarsi dai genitori il più presto possibile.

Proprio di recente la Cassazione ha detto che non spetta più l’assegno di mantenimento per il figlio 24enne anche se non è ancora economicamente autosufficiente. La Corte sembra così superare ogni precedente cautela in favore dei figli non economicamente autonomi, anticipando il limite di età oltre il quale il diritto del figlio a ottenere un contributo per il proprio mantenimento viene a scemare sino a cessare.

L’ordinanza ribadisce come il figlio divenuto maggiorenne abbia diritto al mantenimento a carico dei genitori «soltanto se, ultimato il prescelto percorso formativo scolastico, sia dimostrato (dal figlio, ove agisca nel medesimo giudizio, o dal genitore interessato) che il medesimo si sia adoperato effettivamente per rendersi autonomo economicamente, impegnandosi attivamente per trovare un’occupazione in base alle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, se del caso ridimensionando le proprie aspirazioni, senza indugiare nell’attesa di una opportunità lavorativa consona alle proprie ambizioni». 

Nel caso di specie, erano passati sei anni dal conseguimento della licenza media da parte del figlio, «senza che lo stesso avesse trovato un lavoro né avesse intrapreso un percorso di formazione, con conseguente dimostrazione della sua inerzia colpevole». Di qui è scattata la decadenza dal diritto agli alimenti per via della colpevole inerzia del figlio a rendersi autonomo dopo il decorso della maggiore età.

Al figlio disoccupato o con pochi clienti spetta il mantenimento?

Più della disponibilità di un lavoro o di una clientela, i giudici guardano la potenzialità lavorativa del giovane e l’acquisizione di una professionalità. Sicché se questi, seppur disoccupato, potrebbe sfruttare la formazione acquisita allora il diritto al mantenimento può essere revocato.

Come non perdere il mantenimento? 

Quello di mantenere il figlio maggiorenne è un obbligo, gravante su entrambi i genitori, che dalla nascita arriva fino al raggiungimento dell’indipendenza economica da parte del figlio. Pertanto, pur non essendo previsto un limite di legge relativo all’età, la persistenza dell’obbligo in capo ai genitori è legata – come ricordato dalla costante giurisprudenza della Cassazione – al corrispondente onere, gravante in capo al figlio maggiorenne, di perseguire concretamente un progetto educativo e un percorso di formazione «nel rispetto delle sue capacità e inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori) aspirazioni».

I figli maggiorenni per godere dell’assegno di mantenimento dovranno dar prova del loro impegno negli studi o nella ricerca di un’attività lavorativa consona al percorso formativo seguito. In mancanza di questa diligenza, i genitori potranno essere esonerati dall’obbligo.


note

[1] Cass. ord. n. 8049/22 dell’11.03.2022.


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