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Come denunciare telecamere abusive del vicino di casa

13 Aprile 2022
Come denunciare telecamere abusive del vicino di casa

Tutela del diritto alla privacy: come deve essere installata una telecamera privata per essere legale?

Un nostro lettore ci chiede: come denunciare le telecamere abusive del vicino di casa? L’ipotesi è quella di un condomino che ha installato delle telecamere vicino alla porta del proprio appartamento, ma il cui raggio di azione copre il pianerottolo e le scale dell’edificio. L’inquadratura è quindi tale da percepire non solo i movimenti ma anche l’identità dei passanti. Con conseguente violazione della privacy. 

Il reato che, in ipotesi del genere, viene in evidenza è quello di «interferenze illecite nella vita privata» per il quale l’articolo 615-bis del Codice penale prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Anche se il Garante della Privacy ha emanato un vademecum per orientarsi in questa materia, ancora ampio è il contenzioso nelle aule giudiziarie. Così ai giudici vengono poste spesso domande come: quando le telecamere violano la privacy? Come capire se le telecamere hanno anche l’audio? Quando è obbligatorio il cartello “area videosorvegliata”? Dove si possono installare le telecamere? Dopo aver risposto a tutte queste domande potremo finalmente scoprire come denunciare le telecamere abusive del vicino di casa. Ma procediamo con ordine.

Chi può installare telecamere in condominio?

In ambito condominiale, le telecamere a difesa della proprietà possono essere installate tanto dal condominio quanto dal singolo condomino. Se però nel primo caso ci vuole il consenso della maggioranza dell’assemblea e va necessariamente affisso il cartello con l’apposita comunicazione a tutela dell’altrui privacy, nel secondo si può fare tutto in autonomia, senza permessi e senza soprattutto apposizione di avvisi. In entrambe le ipotesi, non è necessario comunque effettuare alcuna segnalazione preventiva ad autorità o amministrazioni. 

Un condomino può installare telecamere a difesa della sua proprietà?

Ogni condomino può installare telecamere a difesa della proprietà. Lo può fare sfruttando aree comuni dell’edificio come le pareti del pianerottolo. 

Per l’installazione delle telecamere di videosorveglianza, il proprietario dell’appartamento non deve né chiedere il permesso all’assemblea o all’amministratore, né darne comunicazione, né apporre il cartello con la scritta “area videosorvegliata” (il cartello è invece obbligatorio se le telecamere sono predisposte dal condominio, su autorizzazione della maggioranza assembleare). Non sono dovute comunicazioni alla Questura, come spesso invece si crede erroneamente. Non è infine necessario ottenere l’autorizzazione da parte dei vicini di casa che abitano sullo stesso pianerottolo. 

Quando le telecamere sono abusive?

Le telecamere del vicino di casa si considerano abusive quando violano la privacy, ossia riescono a inquadrare i vicini nel loro via vai quotidiano. La telecamera non può certo essere puntata solo in basso, in direzione dei piedi (diversamente non sarebbe possibile sapere chi bussa al campanello), ma il raggio di azione dell’inquadratura deve riguardare solo la parte del pianerottolo prospiciente la porta di casa. Questo perché la videosorveglianza deve avere come unico scopo quello di tutelare la sicurezza del proprietario dell’abitazione e non di procurarsi notizie in merito alla vita privata altrui.

Pertanto, sono abusive le telecamere che riescono ad esempio a riprendere il volto delle persone che attraversano: 

  • il pianerottolo;
  • le scale;
  • il piano dell’ascensore.

Tale condotta consente al condòmino di procurarsi notizie o immagini attinenti alla vita privata altrui nei locali protetti dalla tutela del domicilio.

Quando le telecamere non sono abusive?

Come chiarito dal Garante della Privacy, nel caso di videosorveglianza privata, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata, l’angolo visuale delle riprese deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza (il che significa l’area antistante la porta di casa, quella dove di solito viene posizionato lo zerbino). Vanno invece escluse le riprese, anche senza registrazione di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, parti comuni delle autorimesse) o a zone di pertinenza di soggetti terzi. 

È vietato altresì riprendere aree pubbliche o di pubblico passaggio.

C’è tuttavia da annotare una sentenza della Corte di appello di Catania [1] secondo cui non si configura la violazione del diritto alla privacy nel caso in cui un soggetto effettui riprese dell’area condominiale destinata ai pianerottoli, alle scale condominiali, al parcheggio o all’ingresso, trattandosi di luoghi destinati all’uso di un numero indeterminato di persone e pertanto esclusi dalla tutela penale. Secondo i giudici siciliani, infatti, quanto disposto dal Garante può essere derogato laddove si dimostri l’esistenza di un legittimo interesse che va dimostrato di caso in caso, esaminando l’intero contesto nel quale andranno installate le telecamere. Un’apertura non di poco conto questa, che ancor di più evidenzia la necessità dell’esecuzione da parte del titolare del trattamento di un’analitica e specifica valutazione dei rischi che, a questo punto, interessa anche il privato cittadino laddove intenda installare l’impianto su aree comuni.

In verità, questo orientamento è stato sposato anche dalla Cassazione con un precedente del 2017 [2] ove si afferma che le scale del condominio e i pianerottoli non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela del Codice penale (Interferenze illecite nella vita privata) non si estende alle immagini eventualmente ivi riprese. Una decisione del genere mina completamente alla fondamenta delle istruzioni fornite dal Garante della Privacy. 

Sempre secondo la Cassazione [3], una persona che effettua riprese video in spazi condominiali dello stabile, o nelle parti comuni dello studio aperti alla vista, al fine di dimostrare il mancato rispetto del divieto di avvicinamento di un’altra persona al proprio appartamento, non commette il reato di interferenza illecita nella vita privata di quest’ultimo.

Cosa fare se le telecamere sono abusive?

La telecamera abusiva, che cioè viola la privacy, fa scattare il reato di interferenze illecite nella vita privata; pertanto, è possibile proporre querela contro il responsabile. 

Come denunciare le telecamere abusive del vicino di casa?

Per “denunciare” le telecamere abusive del vicino bisogna sporgere querela entro 3 mesi da quando si è avuto conoscenza del fatto illecito.

Per la querela è necessario recarsi ai carabinieri o alla polizia oppure (eventualmente, ma non per forza, tramite un avvocato), depositare l’atto presso la Procura della Repubblica.

Sarà bene procurarsi le prove dell’illecito, anche se in questa prima fase non sono necessarie. Le prove possono essere costituite dalla foto dell’impianto di videosorveglianza da cui si intuisca che l’obiettivo della telecamera è puntato su tutto il pianerottolo, in modo da violare la privacy dei vicini.

Nel corso del processo penale ci si può costituire parte civile con un avvocato per chiedere anche il risarcimento del danno.

In alternativa al processo penale o insieme ad esso, si può agire in via civile per ottenere soltanto il risarcimento.


note

[1] C. App. Catania, sent. n. 317/2022.

[2] Cass. sent. n. 34151/2017.

[3] Cass. sent. n. 32544/2020.

 

Autore immagine: depositphotos.com


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