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Telecamere senza autorizzazioni per incastrare dipendente

17 Aprile 2022
Telecamere senza autorizzazioni per incastrare dipendente

Videosorveglianza nascosta contro il lavoratore infedele che ruba o non rispetta gli obblighi. 

Il datore di lavoro può installare un sistema di videosorveglianza in azienda solo nel rispetto delle condizioni previste dallo Statuto dei lavoratori e previa concertazione coi sindacati. Ma eccezionalmente è possibile l’installazione di telecamere senza autorizzazioni per incastrare il dipendente. Ciò succede in presenza di un lavoratore che fa il furbetto, che è infedele, che ruba, che è sospettato di altri crimini o violazioni del contratto di lavoro. 

Si parla, in questo caso, dei famosi controlli difensivi che la giurisprudenza ha ormai sdoganato. Ma in che limiti sono possibili? Cerchiamo di scoprirlo qui di seguito.

Telecamere in azienda: sono lecite?

La presenza di telecamere in azienda, che possano inquadrare i lavoratori nello svolgimento delle proprie mansioni, è lecita solo nella misura in cui:

  • siano rivolte a tutelare il patrimonio aziendale (ad esempio contro eventuali furti di clienti);
  • per la sicurezza del lavoro (ad esempio per scoraggiare rapinatori o per controllare il funzionamento di macchinari pericolosi);
  • per soddisfare esigenze organizzative e produttive (ad esempio la telecamera puntata sulla porta del negozio per vedere se entrano clienti).

Telecamere in azienda: devono essere autorizzate?

Non bastano le tre condizioni appena indicate: per rendere lecito l’uso di telecamere puntate contro i lavoratori è necessario prima trovare l’accordo con i sindacati aziendali. Se però questi non sono presenti, è necessario che l’imprenditore ottenga l’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro.

Telecamere in azienda: devono essere segnalate?

Un ulteriore requisito, oltre a quelli appena indicati, per rendere lecito l’impiego degli impianti di videosorveglianza sul lavoro, è quello della presenza di apposita informativa ai lavoratori che devono essere consapevoli della presenza del controllo a distanza e del soggetto incaricato del trattamento dei dati.

Telecamere senza autorizzazioni: si può denunciare?

L’impiego di telecamere senza i prescritti limiti di cui abbiamo appena parlato costituisce reato per il quale il datore di lavoro può essere denunciato dai suoi stessi dipendenti. La violazione degli articoli 4 e 38 dello Statuto dei lavoratori è tuttora sanzionata penalmente dall’articolo 171 Codice privacy, come modificato dal D.lgs. 101/18 che recepisce il regolamento europeo Gdpr. 

Inoltre, i filmati acquisiti illecitamente non possono essere utilizzati in un eventuale processo contro il lavoratore o contro chiunque altro. Le prove acquisite in violazione delle leggi, in particolar modo quelle sulla privacy, non hanno valore.

Telecamere senza autorizzazione: quando sono lecite?

Eccezionalmente, la giurisprudenza ritiene lecito l’impiego di una telecamera nascosta, non segnalata da cartelli e installata senza il consenso dei sindacati o dell’Ispettorato, solo se rivolta a controllare uno specifico dipendente nei confronti del quale ci siano già dei validi sospetti di reati o altri gravi illeciti. Diversamente, non sarebbe mai possibile scoprire il colpevole. 

La Cassazione [1] ritiene quindi utilizzabili, sia nel processo civile che in quello penale in cui è imputato il dipendente, le registrazioni video realizzate a sua insaputa sul luogo di lavoro per proteggere il patrimonio aziendale. 

Le norme dello Statuto dei lavoratori, che pure tutelano la riservatezza dei prestatori, non proibiscono i controlli difensivi sui beni dell’impresa. 

L’impiego della telecamera nascosta non può essere fatto né con scopo preventivo né verso soggetti nei confronti dei quali non sussistono sospetti di colpevolezza. Né è possibile fare verifiche “random”, a campione. Sarebbero illegittime e costituirebbero reato. Il tipico esempio è il controllo nei confronti del cassiere quando, dopo una serie di verifiche di cassa, non tornino i conti sugli incassi registrati nel corso della giornata. 

Inoltre, precisa la Cassazione, l’utilizzo non deve implicare un significativo controllo sullo svolgimento dell’attività dei lavoratori e deve restare necessariamente riservato per accertare gravi condotte illecite dei dipendenti.  


note

[1] Cass. sent. n. 13649/22.

Autore immagine: depositphotos.com


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