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Cosa sono i patti parasociali

21 settembre 2015


Cosa sono i patti parasociali

> Business Pubblicato il 21 settembre 2015



Tutto sui patti parasociali, società quotate e non, funzionamento, disciplina, vincoli, durata, rinnovo, tipologie.

Si chiamano parasociali gli accordi che i soci di una società stringono per conseguire determinati obiettivi comuni o per accordarsi su questioni che non vengono definite nello statuto e nell’atto costitutivo. In questo modo i soci possono definire determinate regole di comportamento, vincoli, diritti relativi al funzionamento della società e ai rapporti tra gli stessi soci.

Per esempio, se nessun azionista è così forte da avere la maggioranza dei voti in assemblea è possibile che stringa un patto con altri azionisti al fine di assumenre insieme a loro il controllo della società.

Definiremo i patti parasociali come convenzioni stipulate tra i soci, all’atto della formale costituzione del vincolo associativo o anche nel corso della vita della società, al fine di regolare, tra i medesimi (o tra alcuni di essi), uno o più profili concernenti gli aspetti salienti dei propri diritti e doveri all’interno del complesso fascio di rapporti derivanti dall’essere titolari della qualità di socio. Nella maggior parte dei casi essi si presentano minuziosamente formulati presentando l’aspetto di veri e propri contratti nei quali vengono stabiliti diritti e doveri degli aderenti al patto, nonché, ovviamente, gli aspetti sanzionatori derivanti dall’inosservanza di quanto prescritto.

I patti parasociali più ricorrenti sono il sindacato di voto e il sindacato di blocco.

Con il sindacato di voto i soci partecipanti si obbligano a concordare tra loro, prima di ogni assemblea, il contenuto del voto; oppure si obbligano a rilasciare la procura di voto a uno di loro che esprimerà la volontà di tutti.

Con il sindacato di blocco i soci partecipanti si impegnano a non vendere le proprie azioni, oppure a venderle soltanto a determinate condizioni.

Per completezza, occorre citare anche altri tipi di patti, ben noti alla prassi:

– i c.d. patti di consultazione, i quali non implicano un impegno a votare in un determinato senso, limitandosi a prevedere che i partecipanti si consultino reciprocamente prima dell’assemblea;

– i c.d. patti di gestione, i quali contengono la previsione dell’esercizio di una diretta influenza sugli amministratori della società.

Che succede se non vengono rispettati i patti parasociali

Il patto parasociale funziona come un qualsiasi contratto, vincola soltanto le parti che lo hanno concluso. Ciò vuol dire che la vendita di azioni è efficace nei confronti di terzi acquirenti, così come è valido il voto espresso in assemblea. Tuttavia chi viola il patto può essere obbligato a risarcire il danno causato agli altri soci.

Durata

Sono ammessi, i patti che non prevedano un termine di durata, fermo restando, in tal caso, il diritto di recesso con preavviso di sei mesi di ciascun contraente.

Le regole particolari

Poiché i patti parasociali possono avere notevole influenza sulla gestione della società, la legge pone alcune regole circa la loro durata e la loro conoscibilità. Essi

– non possono avere durata superiore a cinque anni e si intendono stipulati per questa durata anche se le parti hanno previsto un termine maggiore;

– se la società è quotata, il limite massimo di durata scende a tre anni;

– se il patto non prevede alcuna scadenza, ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso di tre mesi.

La comunicazione dei patti

Nelle società che fanno ricorso al capitale di rischio, i patti parasociali devono essere:

– comunicati alla società;

– dichiarati in apertura di ogni assemblea affinché tutti ne abbiano conoscenza.

In mancanza di comunicazione o di dichiarazione, i possessori delle azioni cui si riferisce il patto parasociale non possono esercitare il diritto di voto. Se lo esercitano, le deliberazioni assembleari adottate con il voto determinate, sono impugnabili davanti al tribunale.

La dichiarazione relativa all’esistenza dei patti parasociali andrà trascritta nel verbale di assemblea; quest’ultimo, a sua volta, andrà depositato presso il competente Registro delle Imprese. Anche in questo caso, l’informazione obbligatoria ha per oggetto il contenuto dei patti parasociali ed è funzionale al perseguimento di interessi generali, connessi al buon andamento della gestione societaria. È bene sottolineare che la norma si riferisce alle sole società per azioni che ricorrono al mercato del capitale di rischio, restando espressamente escluse dai sopra descritti obblighi pubblicitari le società c.d. chiuse. La ragione di tale esclusione può certamente ravvisarsi nel fatto che, solitamente, si tratta di società a ristretta base azionaria e con un organismo di governance composto da pochi soggetti, scelti direttamente dai soci; in altre parole, venendo meno i rischi di instabilità degli assetti di potere all’interno della società, non si è ritenuto indispensabile regolamentare la disciplina della pubblicità dei patti anche per esse.

Disciplina applicabile alle società quotate

Sono imposti precisi e severi obblighi di pubblicazione, così articolati:

– preventiva comunicazione alla CONSOB;

– pubblicazione per estratto sulla stampa quotidiana;

– deposito del testo di cui ai patti presso il competente Registro delle Imprese.

In caso di inosservanza di anche uno solo di tali adempimenti è prevista la nullità dei patti. La gravità di tale previsione appare giustificata dal riconoscimento del superiore interesse volto alla conoscenza del contenuto dei patti rispetto a presunte esigenze di riservatezza. Conseguente alla previsione di nullità è la previsione della non esercitabilità del diritto di voto inerente ai titoli azionari per i quali non sono stati adempiuti i sopra citati obblighi di trasparenza. Saranno conseguentemente impugnabili le decisioni assembleari prese con l’apporto determinante dei voti non esercitabili.

La durata non può essere superiore ai tre anni, anche nel caso in cui gli aderenti al patto abbiano stabilito una durata maggiore; il tutto fatta salva la possibilità di rinnovo alla scadenza.

La norma sancisce poi la validità dei patti contratti a tempo indeterminato, con l’importante precisazione che, in questo caso, gli aderenti hanno diritto di recedere dagli stessi con un preavviso di sei mesi.

Tipologie di patti parasociali

La legge elenca solo i patti a più diffusa rilevanza (sindacati di voto, di blocco e di concertazione); tale elenco, tuttavia, non è esaustivo di tutte le tipologie presenti nella prassi. Analizziamo ora nel dettaglio i vari tipi di patto parasociale, partendo proprio da quelli fatti oggetto della previsione legislativa.

SINDACATI DI VOTO

Si tratta senza dubbio della tipologia più diffusa nella prassi. Hanno per oggetto e scopo di regolare e disciplinare, tra gli aderenti al patto, il diritto di voto in sede assembleare. In tal senso, possono prevedere un mero obbligo di consultazione tra gli aderenti prima dell’espressione del voto, oppure possono vincolare gli stessi a esprimere il proprio voto in maniera conforme a ciò che, in separata sede, è stato deciso dalla maggioranza degli aderenti al patto. Essi, spesso, costituiscono lo strumento per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea da parte di quei soci che, presi singolarmente, non avrebbero il “peso” sufficiente per ottenere tale risultato.

Le modalità secondo cui esprimere il proprio voto in assemblea possono essere decise all’unanimità o a maggioranza dei soci sindacati. Possono essere validi sono a condizione che osservino le norme imperative, per ciò stesso inderogabili. Non sarebbe perciò valido, ad esempio, un patto di voto inteso a non deliberare circa l’azione di responsabilità contro gli amministratori.

Tali accordi possono regolare tanto i rapporti tra soci della società entro la quale viene regolato l’esercizio del voto, quanto fra i soci della controllante al fine di preordinare l’esercizio del voto nella società controllata.

 

SINDACATI DI BLOCCO

Tra i patti vi sono, anche i sindacati di blocco. Tali sono gli accordi che pongono limiti alla circolazione delle azioni e sono funzionali all’esigenza di mantenere omogenea e stabile nel tempo la composizione della compagine azionaria.

Per essere validi devono essere temporalmente limitati, onde evitare di costituire un indebito vincolo alla libera circolazione delle partecipazioni sociali.

La categoria dei sindacati di blocco comprende una serie svariata di ipotesi che possono anche essere combinate tra loro. Per citarne solo alcune, può spaziarsi dal semplice divieto di alienazione per un certo periodo di tempo ai patti che condizionano l’acquisto di nuove azioni al loro conferimento in sindacato, oppure che consentono l’acquisto di azioni solo entro precisi limiti quantitativi, ai patti di prelazione, a quelli di co-vendita e ai patti misti di prelazione-opzione, ai patti di gradimento.

 

SINDACATI DI CONCERTO

La riforma ha disciplinato, altresì, i patti aventi per oggetto o per effetto l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante all’interno della compagine sociale. Questa categoria dovrebbe abbracciare una serie di ipotesi diverse, tra cui potremmo annoverare gli accordi con cui gli aderenti determinano obiettivi, programmi, progetti, risultati verso cui far dirigere l’azione della società. In effetti, l’influenza dominante non si esplica necessariamente (o solamente) attraverso accordi di voto, ma può realizzarsi anche mediante semplici direttive o con altri atti di impulso agli organi della società o, addirittura, con comportamenti negativi (quali l’astensione dalla partecipazione all’assemblea al fine di provocare l’impossibilità di raggiungimento delle maggioranze necessarie per l’adozione di delibere sgradite).

La validità di tali accordi non è però scontata, specie quando potrebbero consistere in un’elusione dei criteri legali di ripartizione delle competenze degli organi sociali, nella misura in cui deroghino alla riserva del potere di gestione in capo agli amministratori. Pensiamo ad eventuali accordi per i quali i soci si impegnano a fare in modo che gli amministratori nominati attraverso il proprio voto si conformino supinamente a pattuizioni riguardanti la gestione societaria. È però anche vero che gli amministratori sono pur sempre assoggettati alle indicazioni provenienti dai soci di riferimento; il fattore scriminante tra patto lecito ed illecito andrà quindi ravvisato caso per caso, tenendo presente la misura dell’ingerenza e la forza coercitiva della stessa sulle determinazioni assunte dall’organo gestorio, che dovrebbero pur sempre rimanere frutto di autonomia decisionale dello stesso.

PATTI DIVERSI

Sono quelli previsti dal legislatore non esauriscono tutti gli accordi che vengono annoverati comunemente nella categoria dei patti parasociali nella pratica degli affari. Ci si riferisce all’intera categoria di quei patti che non sono idonei ad incidere sulla organizzazione sociale, tra cui gli accordi intesi a rafforzare la struttura finanziaria di una società per azioni ed, in particolare, quelli attraverso cui i soci si obbligano ad attuare finanziamenti, ad effettuare ulteriori conferimenti a certe scadenze, oppure ad effettuare prestazioni ulteriori. E ancora, quelli, assai frequenti, c.d. di lock up, tra offerenti, sponsor e coordinatori di consorzi di collocamento nell’ambito delle procedure volte alla quotazione di azioni sul mercato regolamentato, per i quali gli aderenti si impegnano, per un determinato periodo, a non alienare, dare in usufrutto e in generale a non disporre delle azioni rimaste in proprietà dopo l’offerta globale, senza il preventivo consenso scritto dei responsabili dei consorzi di collocamento; il tutto onde evitare oscillazioni improprie del titolo nel periodo immediatamente successivo alla quotazione.

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