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Che succede se l’avvocato rinuncia al mandato?

14 Aprile 2022
Che succede se l’avvocato rinuncia al mandato?

L’avvocato può rinunciare a difendere il cliente durante il processo: ecco quali sono gli effetti della rinuncia al mandato. 

È diritto di ogni avvocato, pur dopo aver ricevuto l’incarico del cliente, rinunciarvi senza dover fornire motivazioni. Non è quindi richiesta una «giusta causa» per poter interrompere la difesa in un processo già avviato. Ma, dal punto di vista pratico, che succede se l’avvocato rinuncia al mandato? La causa si interrompe oppure prosegue e, in tal caso, chi difenderà la parte rimasta senza difensore? Cosa ne è delle carte, dei fascicoli e dei documenti che sono stati a suo contempo consegnati all’avvocato ritiratosi? E la parcella gli va pagata per intero? Cerchiamo di fornire alcune spiegazioni pratiche sul tema.

Quando l’avvocato può rinunciare al mandato?

L’avvocato può rinunciare al mandato in qualsiasi momento: prima dell’inizio della causa, durante la stessa o anche a pochi giorni dall’emissione della sentenza. Come anticipato, non deve fornire alcuna motivazione. Può trattarsi di un cambio di rapporti col cliente (ad esempio un litigio) o del fatto che la causa sia divenuta più difficile o che, con l’acquisizione di altri processi, non abbia più tempo da dedicare a tale pratica e così via. 

La medesima libertà però vale anche per il cliente il quale può revocare in qualsiasi momento il mandato all’avvocato senza dovergli chiarire le ragioni.

Come si rinuncia al mandato?

L’atto di rinuncia deve avvenire con una lettera consegnata o spedita al cliente. In essa, l’avvocato deve fornire all’ex assistito tutte le indicazioni sullo stato della causa affinché questi possa consegnarle a un nuovo difensore e questi possa procedere a sostituire per tempo il collega. La lettera quindi dovrà indicare ad esempio il numero di ruolo della causa, il nome del giudice, la data della successiva udienza e le relative incombenze che dovranno essere svolte, eventuali termini concessi dal giudice per deposito di note o documenti e così via. 

Lo stesso obbligo vale anche quando l’avvocato viene sostituito dal cliente. 

Che succede quando l’avvocato non difende più il suo cliente?

L’avvocato rinunciante o revocato è tenuto a garantire assistenza fin quando non venga nominato un nuovo difensore. Questo significa che, se in una causa civile, l’avvocato dà disdetta al proprio mandato, deve comunque continuare a partecipare alle udienze fino a quando il suo cliente non lo sostituirà. In tali udienze è verosimile che l’avvocato chieda al giudice un rinvio a lungo termine per consentire la sua sostituzione. 

Nel caso poi del processo penale invece ci sono due diversi orientamenti. Il primo, quello maggiormente seguito dalla Cassazione, secondo cui la rinuncia al mandato difensivo comporta l’obbligo per il giudice, a pena di nullità, di nominare all’imputato che non abbia provveduto ad una nuova nomina fiduciaria, un difensore d’ufficio. Secondo invece un altro orientamento, minoritario, la rinuncia al mandato difensivo non comporta l’obbligo per il giudice di nominare all’imputato, che non abbia provveduto alla nomina di un difensore di fiducia, un difensore d’ufficio, in quanto il difensore rinunciante è obbligato a proseguire la difesa fino all’intervento di una nuova nomina, proprio come nel processo civile [1]. 

L’avvocato può rifiutare la restituzione dei documenti?

Spesso, si registra un comportamento illecito da parte di alcuni avvocati: il rifiuto a riconsegnare al cliente tutta la documentazione della causa se prima questi non onora la parcella. Questa condotta è illegittima e, oltre a poter essere fonte di risarcimento, è anche un illecito deontologico che il cliente può segnalare all’ordine di appartenenza dell’avvocato.

Il professionista deve quindi restituire immediatamente tutte le carte necessarie alla difesa dell’assistito affinché il nuovo legale possa procedere in tal senso.

Stesse regole si applicano nel caso in cui l’interruzione del rapporto professionale derivi da revoca del mandato da parte del cliente.

Bisogna pagare l’avvocato che rinuncia al mandato?

Il cliente deve comunque pagare l’avvocato che rinuncia al mandato in proporzione a quanto da questi svolto. L’avvocato quindi non potrà esigere l’intero importo concordato con il preventivo fornito all’atto del conferimento dell’incarico e ciò proprio perché l’attività non è stata portata a termine. 

Se tra le parti sorge conflitto in merito alla quantificazione della parcella, sarà il giudice – solidamente adito dall’avvocato – a determinare l’importo più giusto e corretto in relazione all’attività esplicata. 


note

[1] Cass. sent. n. 12443/2022. Si è pure osservato «che la rinuncia o la revoca del mandato da parte del difensore di fiducia produce effetto solo dal momento in cui l’imputato sia assistito da un nuovo difensore e sia decorso il termine a difesa eventualmente concesso, con la conseguenza che il difensore, rinunciante o revocato, è tenuto a garantire l’assistenza difensiva fin quando non sia decorso il termine a difesa concesso, ai sensi dell’art. 108 cpp, al nuovo difensore nominato”. 

Del resto (come precisato da Cass. n. 18113/2021), il termine a difesa è finalizzato ad assicurare “una difesa piena ed effettiva, sicchè nessun vulnus può discendere dal fatto che la parte nelle more della decorrenza del termine sia assistita dal difensore rinunciante che è già pienamente a conoscenza della vicenda processuale”. 

Autore immagine: depositphotos.com


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