Diritto e Fisco | Articoli

Come si fa a disconoscere un figlio?

17 Aprile 2022
Come si fa a disconoscere un figlio?

Azione di disconoscimento della paternità: come si fa, entro quanto tempo, qual è la procedura e le prove.

Come si fa a disconoscere un figlio? A disconoscere un figlio può essere solo il presunto padre. Non a caso, infatti, si parla di «disconoscimento della paternità» e mai della «maternità». Per la madre infatti, atteso il rapporto fisico che la lega al neonato, è impossibile sostenere che quest’ultimo non sia proprio figlio; tuttavia, le è concesso non riconoscerlo, ossia abbandonarlo alle cure dell’ospedale, restando anonima: un’alternativa all’aborto che la legge le consente proprio per tutelare la vita del nascituro. 

Per l’uomo le cose vanno diversamente: al marito viene data la possibilità di sostenere che il bambino nato dalla moglie non è il proprio. Ma tale diritto deve essere esercitato entro termini prefissati dalla legge e con apposite modalità. Vediamo allora, più nel dettaglio, come si fa a disconoscere un figlio.

Cos’è il disconoscimento della paternità?

L’azione di disconoscimento della paternità è un procedimento che si svolge in tribunale ed è rivolto a far accertare al giudice, tramite indagini sul Dna, che il presunto figlio è stato concepito da persona diversa dal marito della madre. 

Questa azione viene riconosciuta al marito. La ragione è semplice. A seguito del matrimonio, il bambino nato dalla coppia si presume, per legge, essere figlio dei due coniugi. Pertanto, non è necessario – come invece succede per le coppie di fatto – del “riconoscimento” da parte del padre. Possiamo dire che il riconoscimento è “automatico”, cioè avviene già per legge. 

Secondo alcuni autori, l’azione può essere esercitata anche prima della nascita del figlio, a condizione però che tale nascita avvenga prima dell’emissione della sentenza (che altrimenti non avrebbe valore).

A che serve il disconoscimento della paternità?

L’azione di disconoscimento della paternità serve ad eliminare lo stato di figlio attribuito dalla presunzione di paternità del figlio nato con una donna sposata. In buona sostanza, a seguito di tale azione, il bambino non si considera più figlio di colui che lo ha disconosciuto, il quale pertanto non sarà più tenuto a mantenerlo o a lasciargli i beni della propria eredità.

Quando si può disconoscere il figlio?

L’azione di disconoscimento della paternità è consentita solo in tre casi: 

  • mancata coabitazione dei coniugi nel periodo presunto del concepimento; 
  • impotenza del marito nel periodo di presunto concepimento; 
  • adulterio della moglie o celamento della gravidanza e della nascita.  

Entro quanto tempo si può disconoscere la paternità?

L’azione di disconoscimento va esercitata entro massimo un anno. Tale termine decorre in modo diverso a seconda della causa del disconoscimento:

  • se il padre si trova nel luogo della nascita del figlio al momento in cui essa avviene: 1 anno dal giorno della nascita;
  • se invece era lontano al momento del parto: 1 anno dal giorno del suo ritorno nel luogo della nascita del figlio o da quello in cui ritorna nella residenza familiare (il termine decorre dal ritorno anche se ha avuto conoscenza della nascita in un momento precedente);
  • se prova di non aver avuto notizia della nascita nel giorno del ritorno: 1 anno dal giorno in cui ha in ogni caso avuto notizia della nascita;
  • se prova di avere ignorato l’adulterio della moglie al tempo del concepimento o la propria impotenza di generare al momento del concepimento: 1 anno dal giorno in cui è venuto a conoscenza dell’adulterio.

In tutti questi casi, comunque, l’azione di disconoscimento non può più esercitarsi decorsi 5 anni dalla nascita del figlio: quest’ultimo è considerato un termine massimo inderogabile. E ciò a tutela del rapporto che nel frattempo si è formato con il bambino, in modo da non ledere gli affetti di quest’ultimo.

La madre può disconoscere il padre?

Anche alla madre è dato il diritto di esercitare l’azione di disconoscimento della paternità.

In questo caso, però, i termini sono più brevi. In generale, l’azione va proposta entro 6 mesi decorrenti dalla nascita del figlio;

Se il marito è affetto da impotenza a generare al tempo del concepimento, l’azione va proposta entro 6 mesi dal momento in cui la madre viene a conoscenza di tale condizione di impotenza.

In ogni caso, l’azione non è mai ammissibile se sono decorsi più di 5 anni dal giorno della nascita.

Il figlio può disconoscere il padre?

Anche il figlio può disconoscere il padre. E lo può fare in qualsiasi momento, senza limiti di tempo.

Come disconoscere il figlio in caso di mancata convivenza

L’ipotesi della mancanza di coabitazione dei coniugi è una delle tre ipotesi in cui il padre può disconoscere il figlio. Si tratta in realtà di dimostrare la mancanza di rapporti sessuali tra i genitori nel periodo del presunto concepimento. È stato osservato, pertanto, che non è sufficiente dimostrare che i coniugi abitavano in luoghi diversi, ma che le loro vite si svolgevano in modo tale da escludere tali incontri.

La Cassazione ha comunque precisato che spetta al marito dare prova della mancata coabitazione con la moglie durante il periodo legale del concepimento, mentre è a carico della moglie la dimostrazione o del ripristino anche temporaneo della coabitazione oppure che si sia verificato un incontro occasionale il quale abbia, con ragionevole probabilità, fondata su circostanze oggettive o soggettive, potuto costituire occasione per una relazione idonea al concepimento.

Come disconoscere il figlio in caso di impotenza del marito

La seconda ipotesi di disconoscimento della paternità è l’impotenza del marito: può trattarsi sia di impotentia coeundi, ossia incapacità ad avere il rapporto fisico, sia di impotentia generandi ossia sterilità.

In tal caso, incombe sul preteso padre che agisce di fornire la prova che la stessa si è protratta per tutto il periodo corrispondente a quello del concepimento.

Come disconoscere il figlio in caso di tradimento della moglie

Se nei precedenti due casi di disconoscimento la prova dei fatti può essere da sola sufficiente a escludere il rapporto di paternità, invece in caso di adulterio o celamento della gravidanza o della nascita, la dimostrazione del tradimento non è mai di per sé sufficiente per il disconoscimento, la quale resta subordinata alla dimostrazione di altri fatti o circostanze inconciliabili con la paternità, quali le caratteristiche genetiche o ematologiche. In pratica, in questo caso, a differenza dei precedenti, è necessario il test del Dna.

Il celamento della gravidanza è un fatto volontario; la comunicazione della gravidanza è un dovere della moglie nei confronti del marito, il celamento va valutato obiettivamente, con riferimento temporale all’avvenuto concepimento e alla certezza, nella moglie, dello stato di gravidanza.

Come dimostrare che il figlio non è proprio?

La prova può essere data con ogni mezzo.

Nella prassi, è sempre più frequente l’utilizzo delle prove genetiche o ematologiche, che costituiscono le uniche prove dirette e non presuntive della paternità, perché dimostrano con certezza che il figlio ha caratteristiche genetiche o gruppo sanguigno incompatibili con il presunto padre, anche in mancanza della dimostrazione dell’adulterio o dell’impotenza.

Per svolgere un accertamento ematologico o genetico è sempre necessario il consenso preventivo del padre. Il suo mancato consenso può essere inteso dal giudice come prova della paternità.  

È ammessa, come prova, anche la testimonianza del preteso padre naturale. Invece, la dichiarazione della madre, che afferma che il marito non è il padre del figlio nato durante il matrimonio, non è sufficiente a escludere la paternità e a fondare l’accoglimento dell’azione di disconoscimento.

Tale dichiarazione, pur non avendo efficacia di prova piena, può però essere valutata liberamente dal giudice quale elemento di prova tra le altre risultanze processuali.

Come si procede a disconoscere il figlio?

Per l’azione di disconoscimento della paternità è necessario fare una causa contro la madre e il figlio che devono essere citati in giudizio. A tal fine, il presunto padre deve chiedere l’assistenza di un avvocato. Questo dovrà predisporre un ricorso da depositare presso il tribunale ordinario del luogo di residenza della madre e del figlio. Data la necessaria partecipazione al giudizio della madre, del presunto padre e del figlio, è sufficiente adire il tribunale del luogo di residenza di uno di loro.

La sentenza di accoglimento dell’azione di disconoscimento di paternità ha effetto retroattivo; essa toglie al marito la qualità giuridica di padre e priva il figlio dello status di figlio legittimo. Ne consegue che l’indicazione del nome del marito deve essere eliminata dall’atto di nascita, che perderà pure la sua efficacia di titolo di stato.

La pronuncia della sentenza di accoglimento dell’azione di disconoscimento comporta l’acquisto automatico dello status di figlio naturale della madre e il figlio potrà essere riconosciuto dal padre naturale.

La sentenza di disconoscimento deve essere annotata a margine dell’atto di nascita.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube