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Come funziona la compravendita tra privati?

15 Aprile 2022
Come funziona la compravendita tra privati?

Diritti e doveri del venditore e dell’acquirente: cosa deve fare chi compra e chi vende un oggetto. 

Nel momento in cui si vende e si compra, si conclude un contratto di compravendita. Contratto che non deve necessariamente essere scritto. Anche quando si acquista il giornale si conclude un contratto di compravendita. Solo eccezionalmente la legge richiede la forma scritta (quando ad esempio è necessario trasferire la proprietà di un immobile, di un diritto di servitù, di un usufrutto, delle quote di una società).

Come funziona la compravendita tra privati? La disciplina è contenuta nel Codice civile. Qui di seguito proveremo a rispondere alle domande più frequenti sul tema.

Come si fa una compravendita tra privati?

Come anticipato, il contratto può essere orale o scritto: la scelta è rimessa alle parti, salvo che abbia ad oggetto un immobile o altri diritti su immobile (servitù, superficie, usufrutto, enfiteusi).

La forma scritta è sicuramente più sicura perché definisce meglio i termini dell’accordo ed evita equivoci che un domani potrebbero dar luogo a contenziosi giudiziari. 

Quando diventa efficace un contratto tra privati?

Il contratto si considera concluso nel momento in cui c’è lo scambio di volontà tra le parti, anche prima quindi che l’oggetto venga consegnato all’acquirente. 

Se però si tratta di contratti a distanza, come nel caso di compravendite su Internet, il contratto diventa definitivo nel momento in cui il venditore ha avuto notizia dell’accettazione dell’offerta da parte dell’acquirente e sempre che tutti gli elementi del contratto in questione siano stati ben definiti (prezzo, data di consegna, oggetto). Da questo momento non è più possibile tirarsi indietro e non si può evitare di pagare il prezzo concordato.

Si può recedere da una compravendita tra privati?

Il diritto di recesso, che viene consentito solo per gli acquisti fatti fuori dai locali commerciali (ad esempio tramite Internet), non vale nelle compravendite tra privati ma solo con aziende o professionisti. Quindi, una volta stipulato un contratto di compravendita con un privato non ci si può tirare indietro. Questo non toglie però che, in caso di prodotto difettoso, non si possano attuare i diritti che la garanzia prevede e di cui parleremo più in là.

Come ci si tutela in caso di compravendita tra privati?

Molto spesso succede che il bene oggetto della compravendita non risponda alle caratteristiche promesse. Ecco perché le vendite a distanza sono molto pericolose: è vero che ci sarà sempre la possibilità di ricorrere al giudice per far valere i propri diritti ma è anche vero che una causa costa tempo e denaro e non sempre conviene. 

In ogni caso, la legge prevede una serie di garanzie. Innanzitutto, il venditore deve garantire sempre che il prodotto sia conforme a quanto prospettato, ossia al contratto. In caso contrario, (si pensi a un bene di qualità inferiore o genere diverso) l’acquirente può chiedere la restituzione dei soldi spesi. 

Il venditore deve poi garantire il funzionamento dell’oggetto venduto. In caso contrario, l’acquirente ha otto giorni di tempo per denunciare il vizio al venditore.

Come pagare una compravendita tra privati?

La legge consente di pagare una compravendita in contanti solo se l’importo non supera i limiti di tracciabilità imposti dalla legge, oggi pari a 2.000 euro, ma che dovrebbero scendere dal 2023 a 1.000 euro. 

Chi paga in contanti farà bene a farsi rilasciare una quietanza di pagamento. Altrimenti si può pagare con bonifico o altro sistema elettronico che consente di ottenere sempre la ricevuta del versamento.

Si può denunciare chi vende e non spedisce l’oggetto?

La mancata consegna dell’oggetto pagato in anticipo costituisce reato di truffa per il quale si può procedere a una querela presso la polizia o i carabinieri solo se il venditore ha indotto in inganno l’acquirente, facendogli credere di disporre del bene quando in realtà non era così. Si pensi a una persona che invii a un’altra le foto di uno smartphone che intende vendergli quando si tratta invece di un’immagine scaricata da Internet. 

Invece, il fatto di non adempiere – anche se in malafede – costituisce un semplice illecito civile che consentirebbe tutt’al più di agire dinanzi al giudice per ottenere la restituzione dei soldi, ma non anche di proporre una querela. Una ragione in più per fare molta attenzione alle vendite a distanza.

Che fare se l’oggetto è difettoso?

Il venditore deve garantire il compratore dai vizi preesistenti alla conclusione del contratto. I vizi per i quali opera la garanzia possono essere:

  • apparenti: sono quelli che il compratore può rilevare con un rapido e sommario esame del bene venduto o che, comunque, sono oggettivamente riconoscibili con l’uso della normale diligenza;
  • occulti: sono quelli non riconoscibili ad un esame immediato del bene o che emergono o possono essere rilevati solo dopo che ne sia iniziata l’utilizzazione (per le caratteristiche del procedimento di fabbricazione, per la sua consistenza, per le modalità della sua conservazione o per le circostanze della consegna); ad esempio, nel caso di vendita di una vettura usata, il venditore è tenuto alla garanzia per i vizi occulti anche se la vendita è avvenuta con l’esplicita clausola «nello stato come vista e piaciuta» e ciò a prescindere dal fatto che la presenza di essi non sia imputabile ad una sua opera, ma esclusivamente a vizi di costruzione del bene venduto. Tale clausola, infatti, esonera il venditore dai vizi riconoscibili con la normale diligenza e non taciuti in mala fede, ma non da quelli occulti che si manifestano soltanto dopo l’uso dell’auto venduta e quindi dopo che sono già stati eseguiti i normali controlli prima della vendita.

Ad esempio, sono vizi occulti:

  • la difformità del bene immobile venduto edificato rispetto alla concessione edilizia;
  • la malattia dei bulbi per cui erano nate piante con una fioritura anomala, perché anticipata e scarsa;
  • il difetto di costruzione che pregiudichi la stabilità di un edificio;
  • l’impurità di un materiale metallico.

La disciplina della garanzia per vizi non opera per i vizi che il compratore conosceva al momento della conclusione del contratto o per quelli facilmente riconoscibili a prima vista o con il minimo sforzo diligente. Se però i vizi erano facilmente riconoscibili, il venditore deve comunque la garanzia se ha specificamente dichiarato che la cosa era esente da vizi. Non sorge, invece, se il venditore assicura semplicemente il buon funzionamento della cosa venduta che è regolata da una propria disciplina. 

Si può vendere un oggetto usato?

Si può certo vendere un oggetto usato, per il quale però non sussiste la garanzia di due anni prevista per legge per quelli nuovi. Il venditore non deve dichiarare il prezzo ricevuto nella propria dichiarazione dei redditi, in quanto il valore ricevuto è inferiore a quello corrisposto al momento dell’acquisto originario: non c’è quindi un utile. 

Il fatto di vendere un oggetto usato non esonera il venditore dall’obbligo di evidenziare all’acquirente eventuali vizi o difetti presenti; i quali, per maggiore sicurezza, potranno essere messi per iscritto in modo che un domani non venga sollevata alcuna contestazione.



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