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Morte del dipendente: cosa spetta agli eredi

15 Aprile 2022
Morte del dipendente: cosa spetta agli eredi

Che succede all’indennità di preavviso e al Tfr in caso di decesso del dipendente?

Contrariamente a quanto avviene in caso di decesso del datore di lavoro, la morte del lavoratore determina l’automatico scioglimento del contratto e l’acquisizione, in capo agli eredi, di tutti i diritti vantati dal lavoratore. Questi ultimi quindi potranno rivendicare il Tfr, le mensilità non ancora corrisposte e l’indennità di mancato preavviso che l’azienda avrebbe dovuto corrispondere al lavoratore se fosse rimasto in vita. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa spetta agli eredi alla morte del dipendente, come potranno chiedere al datore di lavoro tali somme e quanto tempo dovranno attendere prima di poter, eventualmente, rivolgersi al giudice per tutelare i propri diritti. 

Cosa succede alla morte del dipendente? 

Come anticipato, alla morte del dipendente il contratto di lavoro si scioglie in automatico. Non è quindi necessario che gli eredi comunichino il recesso al datore così come quest’ultimo non deve comunicare loro il licenziamento. 

La morte implica la successione dei familiari nei diritti economici del defunto. Contrariamente però a quanto succede in tutti gli altri rapporti di credito/debito, nei quali succedono solo coloro che accettano l’eredità del defunto, per quanto riguarda i diritti economici del lavoratore tale principio trova un’eccezione per come a breve vedremo.

Indennità di preavviso

In caso di decesso del dipendente, il datore di lavoro è obbligato a pagare l’indennità sostitutiva del preavviso, ossia una somma pari all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso per come previsto dall’articolo 2118 del Codice civile. Ciò però vale solo nel caso di contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Tali diritti spettano al coniuge, ai figli e, se conviventi a carico del defunto, agli affini entro il 2° grado e ai parenti entro il 3° grado, indipendentemente dall’accettazione dell’eredità. 

Tfr

Al decesso del dipendente l’azienda deve pagare ai familiari del defunto il trattamento di fine rapporto. Tale diritto spetta per qualsiasi tipo di rapporto di lavoro, anche quello a tempo determinato o part-time. Per quanto riguarda il Tfr, così come abbiamo appena visto per l’indennità sostitutiva del preavviso, esso spetta al coniuge, ai figli e, se conviventi a carico del de cuius, agli affini entro il 2° grado e ai parenti entro il 3° grado. La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno. Se queste persone mancano, e il dipendente non ha fatto testamento, l’indennità sostitutiva del preavviso e il Tfr sono attribuiti secondo le norme della successione legittima. È nullo ogni patto anteriore alla morte del prestatore di lavoro circa l’attribuzione e la ripartizione delle indennità.

Chi rinuncia all’eredità ha diritto al Tfr?

Come per l’indennità di preavviso, anche il Tfr spetta ai familiari – per come sopra elencati – anche se non hanno ancora accettato l’eredità o l’hanno rifiutata. Si tratta infatti di diritti che la legge riconosce ai congiunti del defunto, a prescindere dal fatto che siano eredi o meno del medesimo.

Pertanto, se il coniuge rinuncia all’ eredità, ha comunque diritto a percepire la propria quota di Tfr, essendo questo un diritto proprio e non ereditario. Si tratta dunque di un diritto che discende automaticamente dalla qualità di coniuge o di figlio, mentre per gli altri parenti e gli affini è subordinato all’ulteriore condizione che essi vivessero a carico del defunto.

Retribuzioni arretrate e altre somme

Le altre somme maturate dal defunto durante il rapporto di lavoro – ossia le mensilità di stipendio non ancora pagate, l’indennità sostitutiva per le ferie non godute, i ratei di tredicesima e di quattordicesima mensilità – vanno ripartite in base a quanto stabilito nel testamento o, in mancanza di testamento, secondo le norme sulla successione.

Indennità per ferie non godute

In generale, il lavoratore non può mai rinunciare alle ferie e chiedere che queste gli vengano liquidate in denaro, a meno che ciò non sia divenuto impossibile, come nel caso di dimissioni, fallimento o appunto nell’ipotesi di morte del dipendente. Pertanto, dal mancato godimento delle ferie, una volta divenuto impossibile per l’imprenditore consentirne la fruizione, al lavoratore spetta l’indennità sostitutiva per ferie maturate e non godute (in pratica, le ferie non godute vengono monetizzate). 

Per non pagare tale indennità il datore di lavoro deve dare prova di aver offerto al lavoratore un adeguato lasso di tempo per il godimento senza che lui ne abbia fruito.

Tali indennità finiscono a coloro che hanno accettato l’eredità, ossia gli eredi.

Risarcimento per licenziamento illegittimo

Di norma, la sanzione per licenziamento illegittimo è il risarcimento. La reintegra sul posto è l’eccezione. 

Nel primo caso, se il lavoratore è morto, agli eredi di quest’ultimo spettano le somme dovute per il risarcimento del danno per come quantificato dal giudice, sempre che appunto il licenziamento sia stato impugnato e la sentenza emessa. In caso di reintegra, invece, gli eredi avranno diritto a percepire il risarcimento del danno in misura pari alle retribuzioni dovute dal giorno del licenziamento e fino a quello in cui sia avvenuto il decesso.

 



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