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Cosa succede se la finanziaria non trova soldi sul conto?

15 Aprile 2022
Cosa succede se la finanziaria non trova soldi sul conto?

Pignoramento per mancato pagamento delle rate della finanziaria: che rischia il debitore?

Un nostro lettore, dopo aver sottoscritto un contratto di finanziamento, non ha più potuto pagare le rate. La finanziaria così gli ha notificato un decreto ingiuntivo e, nel frattempo, si prepara al pignoramento. Il lettore, che dispone di un conto corrente con alcuni risparmi, ci chiede: cosa succede se la finanziaria non trova soldi sul conto? Come si muoverà dovendo recuperare le somme che ha prestato se il debitore non ha altri beni intestati? Cerchiamo di rispondere alle domande che, più di frequente, possono porsi sull’argomento.

Che succede se non si paga la finanziaria?

La finanziaria è un comune creditore. A differenza della banca che, dopo aver siglato un mutuo dinanzi a un notaio, non necessita di rivolgersi a un giudice per pignorare i beni del debitore, la finanziaria invece ha l’obbligo di procurarsi una sentenza di condanna. Questa però può essere costituita anche da un semplice decreto ingiuntivo, un provvedimento cioè emesso dal giudice dietro semplice presentazione del contratto rimasto inadempiuto. Il giudice emette l’ordine di pagamento che, entro 60 giorni successivi, deve essere notificato al debitore a pena di decadenza.

Se questi non dovesse pagare entro 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo, la finanziaria notifica un ultimo avviso, il cosiddetto atto di precetto, dando ulteriori 10 giorni per adempiere. Dopodiché, nei successivi 90 giorni, dovrà avviare il pignoramento. Se scadono i 90 giorni, l’atto di precetto va notificato di nuovo.

Decorso anche il termine per pagare dal precetto, senza che nel frattempo sia intervenuto il pagamento o comunque un accordo per una rateizzazione (quest’ultima rimessa all’accordo delle parti), il creditore procederà a pignorare i beni del debitore secondo le modalità che a breve vedremo.

Se non pago la finanziaria vengo segnalato alla Crif?

La finanziaria è un considerata un intermediario del credito al pari di una banca. Sicché, chi non adempie ai propri obblighi di restituzione del prestito viene segnalato alla Centrale Rischi Interbancaria come cattivo pagatore e, di lì, anche alla Crif. Da ciò derivano una serie di incapacità come: il divieto di emettere assegni e di usare carte di credito; l’impossibilità ad accedere a nuovi finanziamenti e la difficoltà ad aprire un nuovo conto corrente.

Ci si può opporre al decreto ingiuntivo della finanziaria?

Il debitore che riceva un decreto ingiuntivo dalla finanziaria ha l’onere di presentare opposizione entro 40 giorni dal suo ricevimento. Se scade tale termine il decreto non è più opponibile, neanche in sede di successiva esecuzione forzata. 

Il debitore, in verità, ha poche armi da opporre al decreto ingiuntivo se il debito è effettivamente sussistente. L’unica ipotesi meritevole di approfondimento si verifica quando il contratto di finanziamento è stato sottoscritto per l’acquisto di un bene al consumo, su suggerimento del venditore (che ha presentato all’acquirente gli stessi moduli della finanziaria da firmare) e quest’ultimo non ha adempiuto alle proprie obbligazioni (si pensi all’ordine di un set da cucina che non è arrivato o che è diverso da quello promesso). In tal caso, infatti, si verifica un collegamento giuridico tra la compravendita e il prestito per cui la nullità, l’annullabilità o l’inadempimento alla prima si ripercuotono sul secondo.

Cosa significa che la finanziaria fa un pignoramento?

Una volta decorsi i dieci giorni dalla notifica dell’atto di precetto, la finanziaria valuterà se aggredire i beni del debitore tramite un pignoramento e da quali di questi iniziare. Può accedere a un database del fisco, l’Anagrafe tributaria, che le consente di conoscere i redditi del debitore nonché il suo patrimonio: conti correnti, contratti di lavoro subordinato, immobili, percezione di canoni di locazione, pensioni, ecc.

Alla luce di tale analisi valuterà su quale tipologia di bene avviare il pignoramento. 

Se la finanziaria dovesse rilevare che il debitore ha un conto corrente, verosimilmente partirà proprio da questo per il pignoramento: e ciò perché il pignoramento del conto (il cosiddetto «pignoramento presso terzi») è quello più veloce e, in caso di attivo, anche più sicuro.

Che succede se la finanziaria pignora il conto corrente?

Nel momento in cui la finanziaria si affaccia all’Anagrafe tributaria, può sapere presso quale banca il debitore ha il conto corrente. Ma non può venire a conoscenza di quanto denaro vi è depositato. Qui valgono i limiti che spesso abbiamo descritto in tema di pignoramento del conto corrente. Li ribadiamo.

Se il conto corrente serve d’appoggio per l’accredito dello stipendio o della pensione, il creditore può prelevare le somme che si trovano già depositate alla notifica del precetto solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia 1.404,30 euro (468,10 x 3 = 1.404,30). Pertanto, se il conto è stato svuotato o comunque presenta un saldo attivo inferiore a tale soglia, la finanziaria non può pignorare nulla. Per tutte le altre mensilità che verranno accreditate, la banca trattiene un quinto e poi – su ordine del giudice che verrà impartito in apposita udienza (la cui data è indicata nell’atto di pignoramento) – le versa al creditore.

Se invece il conto corrente viene usato per scopi diversi dall’accredito dello stipendio o della pensione, la finanziaria può pignorare il 100% del deposito. Tuttavia, all’udienza in cui il giudice autorizza l’assegnazione di tali somme al creditore, il pignoramento cessa e il conto viene sbloccato. Con la conseguenza che tutti gli accrediti nel frattempo intervenuti sul conto vengono bloccati dalla banca, mentre dal giorno successivo alla cessazione del pignoramento il conto ritorna ad essere libero. 

Ma che succede se la finanziaria non trova soldi sul conto corrente?

Mettiamo infine che la finanziaria non trovi nulla sul conto corrente. In questo caso, dovrà valutare se il debitore ha altri beni intestati, come un’auto o una casa, potendo rivolgere il pignoramento contro di questi. Il pignoramento di un’auto di scarso valore è alquanto inverosimile.

La finanziaria potrebbe – per generare pressione psicologica sul debitore – avviare un pignoramento dei beni mobili che il debitore ha a casa: si tratta di un espediente che non dà quasi mai successo posto l’enorme elenco di beni mobili che non si possono pignorare. 

A quel punto, non trovando altri beni da pignorare, è verosimile che la finanziaria abbandoni ogni iniziativa di recupero crediti, magari provando a fare un ulteriore tentativo dopo qualche anno: il credito da decreto ingiuntivo infatti si prescrive dopo 10 anni, ma ogni sollecito di pagamento o atto di precetto interrompe la prescrizione e la fa decorrere nuovamente da capo.

Se, nel frattempo, il debitore dovesse morire, il debito si trasferisce sui suoi eredi che vorranno accettare l’eredità.



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