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Atti contrari alla pubblica decenza: sanzione

15 Aprile 2022
Atti contrari alla pubblica decenza: sanzione

Fare pipì all’aperto o per strada, mostrare le natiche scoperte, vestirsi in modo sconcio: quant’è la pena?

Qual è la sanzione per gli atti contrari alla pubblica decenza? Negli ultimi anni, è cambiata per ben due volte. Una prima grazie al decreto legislativo n. 8 del 2016 che ha depenalizzato tale condotta, trasformandola da reato ad illecito amministrativo. Una seconda volta grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n. 95/2022 che ha ridotto la precedente sanzione (prima prevista tra un minimo di 5mila euro e un massimo di 10mila) rendendola ora più congrua e proporzionata rispetto al disvalore della condotta. 

Prima di stabilire però qual è la sanzione per gli atti contrari alla pubblica decenza cerchiamo di comprendere quali sono tali comportamenti che fanno scattare l’illecito amministrativo. Comportamenti che, chiaramente, non sono descritti dalla legge: il Codice penale si limita sinteticamente a usare questa definizione, dando già per scontato che, a darle un significato sia, di volta in volta, il giudice. E così è stato. 

Quali sono gli atti contrari alla pubblica decenza?

Si chiamano «atti contrari alla pubblica decenza» e li potremmo definire come la forma “più leggera” degli atti osceni in luogo pubblico. Ad esempio, fare l’amore in mezzo al verde o in un’auto è un atto osceno, fare invece la pipì è un atto contrario alla pubblica decenza. Non importa se orinare in pubblico è stato un bisogno impossibile da trattenere: bisogna saper prevenire le urgenze, anche le più impellenti, a meno che non si abbia un certificato medico che dimostri il contrario. 

Ed ancora mostrare il proprio organo genitale e magari masturbarsi in pubblico è un atto osceno; invece una prostituta che cammina sul ciglio della strada con glutei scoperti e la biancheria intima che si vede è un atto contrario alla pubblica decenza. Insomma, sono atti contrari alla decenza quelli che non ci si sognerebbe mai di compiere dinanzi ad altre persone, magari in una festa tra amici.

Sulla differenza tra atti osceni e atti contrari alla pubblica decenza riportiamo la seguente indicazione della giurisprudenza: «La distinzione tra atti osceni e atti contrari alla pubblica decenza va individuata nel fatto che i primi offendono in modo intenso e grave il pudore sessuale, suscitando nell’osservatore sensazioni di disgusto oppure rappresentazioni o desideri erotici, mentre i secondi ledono il normale sentimento di costumatezza, generando fastidio e riprovazione» [1].

Sul punto consigliamo la lettura dell’articolo Differenza tra atti osceni e atti contrari alla pubblica decenza.

Secondo la giurisprudenza, la pubblica decenza è un insieme di regole etico-sociali, che tutelano la società dai comportamenti disapprovabili in senso generale, non dunque solo quelli definibili osceni. Il concetto di decenza è generico ed attiene a quell’insieme di norme che impongono, in aderenza al comune sentimento, di astenersi dal compiere atti che offendono i principi della costumatezza, della pudicizia e della morale, o che sono capaci di destare sentimenti di ripugnanza. Espresso in tal senso, il concetto di decenza è più ampio di quello di pudore, che attiene precipuamente alla sfera sessuale.

Affinché scatti l’illecito in questione è necessario che il comportamento sia posto in un luogo pubblico o aperto al pubblico.

Qual è la sanzione per gli atti contrari alla pubblica decenza?

Orinare in pubblico, vestire in modo estremamente succinto e tale da lasciar chiaramente intravedere le natiche sono atti contrari alla pubblica. E veniamo ora alla sanzione che può essere comminata dalla polizia. Se prima, come anticipato, la sanzione amministrativa per atti contrari alla pubblica decenza era compresa tra un minimo di 5.000 euro e un massimo di 10.000, la Corte Costituzionale l’ha rideterminata in una forbice compresa tra 51 euro e 309 euro. 

A stabilire l’entità della sanzione sarà il Prefetto che si baserà sulla gravità dell’atto, sul luogo ove l’atto è stato posto in essere e sulla presenza di persone; sulla personalità del responsabile e sulla reiterazione del comportamento; sul tentativo, da parte di questi, di nascondere il proprio comportamento e su tutta una serie di ulteriori parametri che non sono codificati dalla legge e che spetta al giudice prendere in considerazione nel caso in cui il trasgressore faccia opposizione al verbale del Prefetto entro 60 giorni dalla sua notifica.

La Corte Costituzionale, nel giustificare il “taglio” della sanzione per atti contrari alla pubblica decenza ha così sentenziato: «si tratta di condotte certamente in grado di ingenerare molestia e fastidio, ma altrettanto indubbiamente di disvalore limitato, risolvendosi, in definitiva, in una espressione di trascuratezza rispetto alle regole di buona educazione proprie di una civile convivenza».

È dunque irragionevole, secondo la Consulta, prevedere una sanzione che può arrivare a 10mila euro per un comportamento tutto sommato non così grave. È vero: la legge è libera nel determinare le pene per gli illeciti ma questo potere non può mai sconfinare «nella irragionevolezza e nell’arbitrio, come nei casi in cui la scelta risulta macroscopicamente incoerente rispetto ai livelli medi di sanzioni amministrative previste per illeciti amministrativi di simile o maggiore gravità».

Del resto, esistono illeciti amministrativi di assai frequente realizzazione come quelli previsti in materia di circolazione stradale, molti dei quali, invece di determinare molestia o fastidio nell’occasionale spettatore, espongono a grave pericolo l’incolumità altrui, se non la stessa vita. Basti pensare, esemplifica la pronuncia, che chi ha superato con la propria auto di oltre 60 km/h il limite massimo di velocità consentita, magari nel mezzo di un centro abitato, è soggetto oggi a una sanzione amministrativa compresa tra 845 e 3.382 euro. «Una tale disparità sanzionatoria non può non ingenerare, in chi risulti colpito da una sanzione così severa, il sentimento di aver subito una ingiustizia. Sentimento che ha le proprie radici proprio nel vulnus avvertito a quel “valore essenziale dell’ordinamento giuridico di un Paese civile” tutelato dall’articolo 3 Costituzione».

Del resto, l’eccessiva severità soprattutto del minimo (5.000 euro) è di facile comprensione, se si tiene conto che il medesimo importo è previsto per il più grave illecito di atti osceni. La sentenza conviene allora che il trattamento più congruo sia quello oggi stabilito per gli atti osceni colposi.


note

[1] Trib. Udine, 29/10/2021, n.1841

Autore immagine: depositphotos.com


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1 Commento

  1. Sottolineo che la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 39860 del 2014 ha dichiarato che la prostituta, che adesca sulla pubblica via con glutei quasi scoperti, non compie più l’illecito d’atti contrari alla pubblica decenza, visto l’evolversi in merito del sentimento comune alla costumatezza in Italia.

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