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Visita fiscale: quando diventa illecita?

19 Aprile 2022 | Autore:
Visita fiscale: quando diventa illecita?

Il controllo medico ripetuto troppo spesso senza una reale esigenza di verifica della malattia del lavoratore può costituire mobbing se emerge un intento persecutorio.

Sei un lavoratore dipendente da diversi anni; non hai mai subito alcun rimprovero serio, né creato nessun problema alla tua azienda. Un giorno ti sei ammalato e hai mandato un regolare certificato medico all’ufficio personale della società. Non c’è stata nessuna obiezione. Il giorno dopo ti è arrivata a casa la visita fiscale. Il medico ha confermato la diagnosi e la prognosi; ma nei giorni successivi le visite fiscali sono continuate. Perché questo atteggiamento vessatorio nei tuoi riguardi? Ritieni che il comportamento del tuo datore di lavoro sia ingiustificato e non consentito. Ti senti mortificato e offeso nella tua dignità e vorresti reagire a questa spiacevole situazione e far valere i tuoi diritti. Perciò ti chiedi: quando la visita fiscale diventa illecita? Vediamo.

Assenza per malattia e obbligo di reperibilità

Il lavoratore che si assenta per malattia ha l’obbligo di comunicare tempestivamente al datore di lavoro tale circostanza, anche per consentire i controlli da parte dell’Inps mediante la visita fiscale.

L’Inps eroga l’indennità di malattia a partire dal quarto giorno di assenza e fino a un massimo di 180 giorni all’anno. I primi tre giorni di assenza per malattia, invece, vengono indennizzati dal datore di lavoro, secondo le previsioni stabilite nei contratti collettivi.

La certificazione dell’assenza per malattia viene rilasciata dal medico curante, che provvede ad inviarla in via telematica all’Inps e al datore di lavoro.

Visita fiscale: in quali orari?

Durante l’assenza per malattia il lavoratore deve restare nel proprio domicilio negli orari di reperibilità, rimanendo disponibile per essere sottoposto alla visita fiscale che il datore di lavoro può richiedere all’Inps (o che l’Istituto può disporre di sua iniziativa). La visita fiscale è un controllo previsto dalla legge e serve ad accertare che lo stato di malattia dichiarato sia effettivo.

Gli orari in cui è consentita la visita fiscale sono i seguenti:

  • per i lavoratori del settore pubblico, la mattina dalle 09,00 alle 13,00 e il pomeriggio dalle 15,00 alle 18,00;
  • per i lavoratori dei comparti privati, la mattina dalle 10,00 alle 12,00 ed il pomeriggio dalle 17,00 alle 19,00.

I suddetti orari sono valevoli anche nei giorni festivi e prefestivi, senza eccezioni; perciò un lavoratore dipendente in malattia potrebbe ricevere la visita fiscale anche il giorno di Natale, di Pasqua o di Ferragosto, o durante i “ponti”. Infatti anche queste giornate sono coperte dall’indennità di malattia. Leggi qui come funziona la visita fiscale di domenica.

Se il lavoratore risulta assente alla visita fiscale senza giustificato motivo rischia di perdere l’indennità di malattia. Perciò, è opportuno preavvertire il datore di lavoro della necessità di eventuali spostamenti durante gli orari di reperibilità, salvi i casi di urgenza.

Visite fiscali troppo frequenti: sono lecite?

La visita fiscale può essere ripetuta anche più volte durante il periodo di malattia, e addirittura può essere reiterata nello stesso giorno; ciò si verifica specialmente quando un controllo viene richiesto dal datore di lavoro e l’altro viene programmato d’ufficio dall’Inps. Fino al 2017, invece, prima della “riforma Madia” [1] il dipendente ammalato poteva uscire dopo aver ricevuto la prima visita fiscale e non era più tenuto a rispettare gli orari di reperibilità, perché l’assenza alle visite successive non era sanzionata.

Tuttavia, le visite fiscali troppo frequenti possono integrare gli estremi del mobbing, che è una condotta illecita, in quanto consiste in una serie di comportamenti ostili tenuti nei confronti di un lavoratore per un apprezzabile periodo di tempo. Per approfondire questi aspetti leggi “Mobbing: caratteristiche e conseguenze“.

Alcune sentenze [1] ritengono che il comportamento del datore di lavoro che, senza valide ragioni, reitera le richieste di visite fiscali costituisce una vessazione nei confronti del dipendente ammalato. Per arrivare a tale constatazione, però, deve emergere un chiaro intento persecutorio, che può essere dimostrato più facilmente se si accompagna ad altre condotte mobbizzanti e se i risultati delle visite fiscali compiute in precedenza erano stati regolari.

In un recente caso, i giudici della Corte d’Appello di Bari hanno ritenuto la sussistenza del mobbing nel caso di un insegnante di scuola pubblica che era stato sottoposto a ben 14 visite fiscali, richieste dal suo dirigente scolastico nell’arco di tre mesi. Secondo la Corte, questi «controlli a raffica» (in media, circa uno a settimana) avevano sottoposto il docente a «prepotenza ed umiliazione» ed erano finalizzati ad un «piano di eliminazione».

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi:


note

[1] D.Lgs. n. 75/2017.

[2] Cass. sent. n. 11739/2019, n. 6275/2019, n. 6871/2012, n. 3921/2007 e n. 475/1999.


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