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Prestito tra parenti: come evitare problemi col fisco

25 Aprile 2022
Prestito tra parenti: come evitare problemi col fisco

Mutuo: come non subire i controlli dell’Agenzia delle Entrate, la giustificazione all’uso dei contanti e dei bonifici. 

Tra parenti è frequente venirsi in reciproco soccorso quando si hanno difficoltà finanziarie. Chi non ha la possibilità di regalare il denaro, lo presta a titolo gratuito, ossia senza chiedere interessi in cambio. E proprio in forza dello spirito di solidarietà che regola tali attribuzioni che spesso vi si provvede informalmente, senza contratti scritti. Il problema, a questo punto, non sorge tanto tra le parti, se tra queste permane lo stesso sentimento di generosità e riconoscenza, ma con l’Agenzia delle Entrate che, vedendo scambi di denaro, potrebbe sospettare che si tratti di retribuzioni non dichiarate. Di qui la domanda piuttosto frequente: in caso di prestito tra parenti come evitare problemi col fisco? Ecco alcuni suggerimenti pratici che potranno aiutare a districarsi in questa matassa e ad evitare problemi che, un domani, potrebbero generare accertamenti sui conti correnti.

Prestito tra parenti: come si fa?

La legge impone la forma scritta solo per i mutui bancari. I mutui tra privati (quelli che comunemente tutti chiamano “prestiti”) possono avvenire anche verbalmente. Ciò però non toglie che un documento scritto che attesti l’esistenza del credito può risolvere una serie di problemi: primo tra tutti quello legato ad eventuali litigi e fraintendimenti tra le parti in merito alla somma data in prestito, all’eventuale previsione degli interessi, al termine per la restituzione e così via. 

Inoltre, la forma scritta serve per tutelare maggiormente il mutuante in caso di inadempimento del mutuatario: infatti, solo in tal caso il primo potrà ottenere dal giudice un decreto ingiuntivo, ossia un ordine diretto di pagamento nei confronti del debitore, senza bisogno di dovergli fare causa. Diversamente sarà necessario un processo, la prova del credito e i lunghi tempi di attesa per la sentenza.

Prestito tra parenti: quali problemi con il fisco?

Il secondo tipo di problema che uno scambio di denaro tra persone diverse può determinare è l’eventuale controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Perché mai? Perché se una persona dovesse depositare dei contanti in banca, senza poter dimostrarne la provenienza, il fisco potrebbe presumere che essi sono frutto di redditi in nero, e quindi potrebbe chiedere il pagamento delle imposte su di essi e le relative sanzioni. Quindi, nel caso di mutuo tra parenti, il problema si pone sia per il mutuatario nel momento in cui versa in banca i contanti ricevuti in prestito, sia per il mutuante, allorché deposita in conto le rate relative alla restituzione del prestito.

Come risolvere i problemi con il fisco per i prestiti tra parenti?

La soluzione ad eventuali problemi con il fisco va progettata in anticipo. La prima cosa da fare è stipulare un contratto di mutuo e registrarlo all’Agenzia delle Entrate per dargli una “data certa” e far sì che il fisco non possa pensare che si tratti di una scrittura simulata e retrodatata solo per aggirare eventuali controlli. La data certa – che si può anche ottenere con l’autentica notarile o con la spedizione tramite raccomandata a.r. del contratto stesso – impedisce ogni sospetto in merito alla genuinità del documento. 

Una volta registrato il contratto, tutti i pagamenti devono essere tracciabili, devono quindi avvenire con bonifico o assegni. 

C’è però da dire che, se i familiari sono conviventi, non c’è neanche bisogno di stipulare il contratto di mutuo. E ciò perché, secondo l’Agenzia delle Entrate, gli scambi di denaro tracciabili avvenuti tra questi possono presumersi essere frutto dell’ottemperanza ai doveri di solidarietà familiare. Quindi, non c’è bisogno di dimostrare il prestito: nessun agente delle entrate potrà pensare che i soldi partiti dal conto del padre e affluiti sul conto del figlio convivente siano il corrispettivo di un lavoretto non dichiarato. E viceversa.

I problemi però si pongono per i familiari non conviventi visto che tra questi non vi sono vincoli di solidarietà. Certo, se si tratta dei rapporti tra genitori e figli, è chiaro che, anche se non più sotto lo stesso tetto, ogni bonifico fatto e ricevuto non deve essere giustificato. Chi mai esigerebbe che un figlio faccia firmare un contratto di mutuo alla madre nel momento in cui le presta dei soldi per pagare le bollette o le spese condominiali. 

Il vero problema allora si pone solo quando, nei rapporti tra parenti, circolano contanti. Perché questi, purtroppo, non consentono di risalire alla provenienza del denaro (visto che la testimonianza, in un eventuale processo tributario, non ha alcun valore). Ed allora, purtroppo, se la madre dovesse ricevere dal figlio la restituzione del prestito in contanti, dovrebbe stare attenta a non versare i soldi sul conto corrente perché, in quel momento, l’Agenzia delle Entrate, vedendo l’accredito, potrebbe esigere spiegazioni. E in assenza, come detto, di un contratto scritto con data certa, non ci sarà modo di tutelarsi.

In sintesi: come evitare problemi fiscali in caso di prestito tra privati

Volendo sintetizzare quanto sinora detto si può dire che: 

  • registrare un contratto di mutuo è opportuno – seppur non necessario – quando si tratta di familiari non conviventi, a meno che non si tratti di genitori e figli o nonni e nipoti;
  • effettuare pagamenti con bonifici salva solo se si ha un contratto registrato, in modo da dimostrare lo scopo dei pagamenti (a meno che, come detto, il rapporto non sia tra familiari conviventi o tra genitori, figli, nipoti);
  • negli altri casi, è meglio prediligere lo scambio di contanti a patto poi di non versarli sul conto poiché, in quel momento, diventano tracciabili e il fisco ne può chiedere spiegazioni. 


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