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Quanti anni dura la donazione?

20 Maggio 2022 | Autore:
Quanti anni dura la donazione?

Dopo quanto tempo gli eredi non possono più impugnare la donazione? Quando si può esercitare l’azione di riduzione per reintegrare la legittima?

La donazione è quel contratto con cui una persona decide di fare un regalo a un’altra. A differenza di tutti gli altri, la donazione è l’unico contratto disinteressato: il donante, infatti, non riceve assolutamente nulla in cambio. Proprio per questa particolarità, la legge è piuttosto severa nel disciplinare tale tipo di accordo, consentendo a determinati soggetti di poterlo impugnare per ottenerne l’annullamento. Quanti anni dura la donazione?

Come vedremo, la donazione non ha una scadenza. Tuttavia, per diversi anni a partire da quando è stata stipulata è possibile fare ricorso al giudice affinché ne accerti l’illegittimità. Ciò accade perché, secondo la legge, la donazione rappresenta una sorta di anticipo sull’eredità. La conseguenza è che gli eredi legittimari del donante possono chiederne l’annullamento se la donazione è stata l’occasione per ledere la loro quota di legittima. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quanti anni dura la donazione.

Donazione: c’è una scadenza?

Come anticipato, la donazione non ha una scadenza. Ciò significa che, una volta regalato un bene, questo rimane per sempre presso il donatario, o almeno fino a quando questi deciderà di cederlo a propria volta.

Se Tizio regala una casa al figlio Caio, questi potrà tenerla per sempre oppure venderla in un successivo momento.

Quanto appena detto non significa, però, che una donazione non possa essere “attaccata”, cioè impugnata da altre persone che hanno interesse ad annullarne l’efficacia. Approfondiamo questo argomento.

Donazione: chi può impugnarla?

Gli eredi del donante potrebbero essere interessati ad impugnare l’atto con cui è stato regalato un bene a un’altra persona. Ciò accade quando la donazione ha intaccato la quota di legittima spettante a loro per legge. Facciamo un esempio.

Paolo ha tre figli: Mattia, Marco e Manuela. Paolo dona a Mattia la casa di famiglia, visto che è senza lavoro e non ha un posto dove andare. Alla morte del padre, Marco e Manuela impugnano la donazione perché, all’apertura della successione, si scopre che a loro due non è stato lasciato quasi nulla.

In un caso come quello appena visto, gli eredi possono agire con una speciale azione giudiziaria, definita azione di riduzione, per ottenere la restituzione del bene illegittimamente donato in quanto lesivo della propria quota di legittima.

Donazione: entro quanto tempo può essere impugnata?

L’azione di riduzione può essere esperita entro 10 anni dalla morte del donante contro qualsiasi atto che, impoverendo il patrimonio di quest’ultimo, causa una diminuzione dei diritti degli eredi.

10 anni è quindi il termine da tenere bene a mente quando si parla di durata della donazione. Ma c’è dell’altro.

Donazione: cosa succede se il bene donato è stato venduto?

Abbiamo detto che l’azione di riduzione per impugnare la donazione può essere promossa solo dopo la morte del donante, entro dieci anni dal decesso.

Questo significa che la donazione, nel frattempo, potrebbe rimanere valida ed efficace per molti anni. Si pensi al donante che muoia solo trent’anni dopo la donazione.

Durante tutto questo tempo ben potrebbe accadere che il bene donato sia a sua volta trasferito a terze persone. Ad esempio, il donatario, molti anni dopo aver ricevuto il regalo, decide di disfarsene perché non gli serve più, vendendolo quindi a una persona interessata al suo acquisto.

In un caso del genere, gli eredi possono aggredire il bene donato che nel frattempo si trova presso terzi, chiedendone la restituzione affinché l’asse ereditario sia reintegrato, purché però non siano trascorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione.

In altre parole, gli eredi lesi nei propri diritti possono aggredire il bene regalato fino a 20 anni dopo la trascrizione della donazione nei registri pubblici immobiliari, se la cosa si trova presso terzi, ottenendone così la restituzione.

Se invece sono trascorsi più di 20 anni, l’azione di riduzione può comunque esercitarsi contro il donatario entro 10 anni dall’apertura della successione: così facendo, questi dovrà restituire all’asse ereditario il valore in denaro del bene donato.

Opposizione alla donazione: cos’è?

Eccezionalmente, il terzo resta obbligato alla restituzione del bene anche oltre il ventennio allorché gli eredi abbiano notificato al donatario e trascritto in conservatoria un atto di opposizione alla donazione [1].

L’opposizione è un atto che produce l’effetto di impedire il decorso del ventennio, dopo il quale il bene donato torna “libero di circolare” in tranquillità.

In pratica, l’atto di opposizione alla donazione è una manifestazione di volontà con cui gli eredi (in genere, il coniuge e i figli del donante) si riservano di agire contro tutti i successivi acquirenti dei beni donati, anche dopo che sono trascorsi 20 anni dalla sua trascrizione.

L’opposizione perde effetto se non è rinnovata prima che siano trascorsi 20 anni dalla sua trascrizione.

Donazione: quanti anni dura?

In sintesi, possiamo concludere affermando che la donazione non ha una durata, nel senso che non perde validità con il passare del tempo. Tuttavia, se con la donazione è stata lesa la quota di legittima degli eredi, questi:

  • entro 10 anni dall’apertura della successione (ossia dalla morte del donante) possono agire contro il donatario con l’azione di riduzione, obbligando così il donatario a restituire, al patrimonio ereditario, ciò che ha ricevuto dal donante;
  • entro 20 anni dalla trascrizione della donazione possono agire contro eventuali terzi acquirenti che abbiano comprato il bene dal donatario, chiedendone la restituzione. Il termine è sospeso se è stata presentata opposizione alla donazione da parte degli eredi legittimari.

Se sono trascorsi 20 anni, i terzi sono salvi, mentre il donatario contro cui è stata tempestivamente esercitata l’azione di riduzione deve reintegrare l’asse ereditario restituendo una somma pari al valore del bene regalato.

In buona sostanza, bisogna attendere 20 anni per poter vendere serenamente un immobile ricevuto in donazione. In questo modo, il terzo acquirente è salvo da qualsiasi pretesa nei propri confronti. Invece, il donatario venditore sarà libero da qualsiasi azione decorsi 10 anni dall’apertura della successione.


note

[1] Art. 563 cod. civ.

Autore immagine: depositphotos.com


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