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Ucraina: l’ultimatum della Russia

17 Aprile 2022
Ucraina: l’ultimatum della Russia

Lunedì potrebbe avere inizio la fase più cruenta della guerra in Ucraina: Mizintsev, ultimatum a Mariupol, ‘deponete le armi e avrete salva la vita’

Mariupol sotto un duro attacco da parte delle forze russe che hanno ordinato alle forze ucraine che ancora difendono la città sudorientale di arrendersi entro la giornata di domenica. Gli attacchi russi si stanno intensificando nell’Ucraina orientale, così come in parti del sud del Paese.

Mariupol è l’ultimo baluardo degli ucraini, l’ultima frontiera dei russi. È verosimile che sia questa la battaglia finale. E lo stesso Putin lo ha dimostrato più volte, facendo capire che il 9 maggio vorrà fare proprio a Mariupol la parata militare per celebrare la vittoria e che, nel porto, si scatterà una battaglia “all’ultimo sangue”.

Così nel giorno della Pasqua, arriva l’ultimatum dei russi. Ai combattenti ucraini e ai “mercenari stranieri” ancora presenti a Mariupol, è ordinato di cessare le ostilità e deporre le armi entro oggi. “A tutti coloro che depongono le armi è garantita la vita”, è l’ultimatum lanciato dal generale russo Mikhail Mizintsev. I combattenti ucraini rimasti in città si sarebbero asserragliati all’interno delle acciaierie Azovstal.

La resa dovrà avvenire entro oggi, domenica 17 aprile.

Mizintsev fornisce anche i dettagli di come dovrà funzionare la resa ucraina: la parte russa isserà le bandiere rosse, gli ucraini quelle bianche “tutto intorno al perimetro dell’Azovstal” in segno di rispetto del cessate il fuoco. Poi, tutte le unità ucraine saranno autorizzate a ritirarsi dall’area “senza armi o munizioni”.

Mizintsev ha anche invitato tutte le forze ucraine a deporre le armi, avvertendole di non “sfidare il destino, ma di prendere l’unica decisione giusta: cessare le ostilità e deporre le armi ora”. Il maggiore generale ha promesso il rispetto di “tutte le norme della Convenzione di Ginevra per il trattamento dei prigionieri di guerra”.

«Ci siamo telefonati con il presidente Putin prima dell’inizio della guerra: ci siamo lasciati con l’intesa che ci saremmo risentiti. Alcune settimane dopo però Putin ha lanciato l’offensiva. Ho provato fino alla fine a parlargli». Lo dice il presidente del Consiglio, Mario Draghi, in un’intervista al Corriere della Sera, raccontando di essere rimasto in contatto con il presidente russo Vladimir Putin fino a qualche giorno prima della strage di Bucha. E racconta che nell’ultima telefonata “gli ho detto che lo chiamavo per parlare di pace. Gli ho chiesto: ‘Quando vi vedete con Zelensky? Solo voi due potete sciogliere i nodi’. Mi ha risposto: ‘I tempi non sono maturi’. Ho insistito: ‘Decidete un cessate il fuoco’. Ancora ‘No: i tempi non sono maturi’. Dopo di che mi ha spiegato tutto sul pagamento del gas in rubli, che allora non era ancora stato introdotto. Ci siamo salutati con l’impegno di risentirci entro pochi giorni. Poi è arrivato l’orrore di Bucha. Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo”.



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