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Morte del comodante: la casa va agli eredi?

5 Maggio 2022
Morte del comodante: la casa va agli eredi?

Che fine fa la casa in prestito alla morte del proprietario? Le spese per la manutenzione e l’ammodernamento dell’immobile devono essere rimborsate dagli eredi?

Oggi, risolveremo insieme un caso giudiziario molto interessante rispondendo a questa domanda: in caso di morte del comodante, la casa va agli eredi? In altri termini, se una casa viene data in prestito a una persona, se il proprietario dovesse morire, gli eredi di questi possono chiederne la restituzione al detentore? Per comprendere il caso, partiamo da un esempio pratico.

Il caso giudiziario

Mario ha una casa di proprietà che dà in prestito (ossia in comodato gratuito) al figlio Giovanni, ancora studente universitario. «Ci puoi vivere fino a quando non avrai i soldi per comprarne una tutta tua o per pagare un affitto», dice il padre al giovane, per sorreggerlo economicamente e dargli, allo stesso tempo, una sua indipendenza.

Giovanni fa il trasloco e inizia ad arredare la casa per come più gli piace. Fa anche una serie di lavoretti per aggiustarla. Insomma, quello che prima era un sottotetto umido e cadente, adesso è diventata una mansarda curata e di gusto. 

Senonché dopo qualche mese muore Mario, il padre di Giovanni. La mansarda va in eredità alla moglie di Mario e ai suoi due figli: Luca e, appunto, Giovanni. 

Il fratello di Giovanni, Luca, e la madre chiedono a Giovanni di lasciare l’appartamento, dicendo di volerlo affittare in modo da ricavarne un reddito ora che il padre non c’è più e in casa c’è bisogno di soldi.

Giovanni si fa forte delle volontà del padre, che non ha lasciato testamento, e si oppone alla richiesta. Ecco cosa succede.

– Giovanni: «Io resto in casa! Papà mi ha dato in prestito l’appartamento fino a quando non avrei avuto una mia indipendenza economica, che ancora non ho perché mi manca solo un anno alla laurea. E poi mi serve il tempo per cercare un’occupazione. Mi ha detto il mio avvocato che tra me e papà c’è stato un contratto di comodato. E la scadenza del contratto è appunto collegata al raggiungimento di un mio reddito».

– Luca: «Hai un contratto per dimostrare che c’è questo comodato?».

– Giovanni: «Non ho nessun contratto, ma basta la parola di papà che va rispettata».

– Luca: «Con la morte di papà, la casa va in eredità. Quindi la devi lasciare a me e a mamma. Possiamo decidere di venderla e ti prenderai un terzo della casa o di affittarla e avrai diritto a un terzo dell’affitto. Ma non puoi tenerla tutta per te».

– Giovanni: «Secondo me, invece, fino a quando non scade il contratto di comodato che c’è stato tra me e papà non devo restituire un bel niente. E in ogni caso mi dovreste rimborsare tutti i soldi che ho speso per ristrutturare la casa».

– Luca: «Noi non ti dobbiamo un bel niente. E questo perché le spese le hai sostenute tu volontariamente senza chiedere il permesso a papà». 

– Giovanni: «Non è così. Se vi lasciassi l’appartamento, cosa che non farò fino a quando il contratto di comodato non sarà scaduto, avreste un bene che vale di più di quello che altrimenti vi avrebbe lasciato papà. Quindi io devo avere quantomeno il rimborso delle spese».

– Luca: «Non avrai nulla. Ora chiamo la polizia per mandarti via».

– Giovanni: «La polizia non può farmi un bel niente».

Ebbene, secondo voi chi ha ragione in un caso del genere?

A chi va la casa alla morte del comodante?

Diciamo subito che il prestito dell’appartamento dal padre al figlio configura un contratto di comodato. Il contratto di comodato può essere anche verbale, non deve essere per forza scritto. Quindi, ha ragione Giovanni nel dire che vale la parola del padre anche se non messa per iscritto.

A questo punto, però, dobbiamo vedere se la morte del proprietario determina lo scioglimento del contratto di comodato o meno. 

Ebbene, la soluzione è nell’articolo 1811 del Codice civile: la morte del comodante determina la risoluzione automatica del contratto di comodato. Pertanto, gli eredi del comodante hanno diritto di pretendere la restituzione dell’appartamento. Quindi, Giovanni dovrà lasciare la casa alla madre e al fratello. Lo dovrà fare però non lo stesso giorno della morte del padre, perché i suoi familiari gli dovranno dare qualche settimana di tempo per trovare una sistemazione alternativa.

Tuttavia, se Giovanni non se ne dovesse andare, i familiari non potrebbero chiamare la polizia: quest’ultima può intervenire solo se c’è un ordine di un giudice. Quindi, Luca e la madre dovranno prima citare in giudizio Giovanni per fargli lasciare l’immobile. 

Certo, Giovanni avrebbe potuto continuare a restare nell’appartamento solo se il padre, nel proprio testamento, avesse disposto in questo modo, stabilendo una data di scadenza del comodato oltre la propria morte, cosa che però in questo caso non ha fatto. 

Al comodatario vanno rimborsate le spese fatte per la casa?

Ora cerchiamo di comprendere se Giovanni ha comunque diritto al rimborso delle spese sostenute per l’ammodernamento dell’immobile. 

L’articolo 1808 del Codice civile stabilisce che il comodatario non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa datagli in prestito, ossia nel nostro caso dell’appartamento. Egli però ha diritto di essere rimborsato delle spese straordinarie sostenute solo se necessarie e urgenti. Quindi, se le spese fatte da Giovanni erano solo rivolte a rendere il locale esteticamente più bello, accogliente o confortevole, non ha diritto al rimborso. Invece se, ad esempio, nell’appartamento mancava l’acqua, i tubi erano rotti o pioveva dal soffitto, gli altri eredi gli dovranno rimborsare i costi sostenuti. Questa è la legge.



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