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Ricorso contro multa e recupero spese legali

19 Aprile 2022
Ricorso contro multa e recupero spese legali

Conviene impugnare la multa stradale? Cosa fare se il Comune non rimborsa le spese legali per la causa?

Fare un ricorso contro una multa stradale non è sempre conveniente. Da un lato infatti, se si opta per il ricorso al Prefetto, c’è il rischio di pagare, in caso di rigetto, il doppio della sanzione originaria. Dall’altro lato, invece, se si predilige il ricorso al Giudice di pace, c’è da versare il contributo unificato e da onorare la parcella all’avvocato. Di certo, il ricorso al giudice offre maggiori garanzie, consentendo di ottenere una decisione imparziale e tecnica (come quella che solo un magistrato può offrire), ma come fare ad azzerare i costi? C’è la possibilità di vedersi rimborsate le spese processuali? 

In questo breve articolo proveremo a fornire una risposta pratica ai problemi in materia di ricorso contro la multa e recupero delle spese legali. Ma procediamo con ordine. 

Spese ricorso contro multa al giudice di pace

In un precedente articolo abbiamo illustrato i rispettivi vantaggi e svantaggi del ricorso contro una multa al Giudice di Pace e al Prefetto. Solo nel secondo caso l’impugnazione è completamente gratuita, fatti salvi solo i costi per la raccomandata.

Se si impugna la contravvenzione dinanzi al Giudice di Pace c’è da pagare: 

  • il contributo unificato che, per multe di valore fino a 1.100 euro, è di 43 euro mentre per le multe di valore superiore a 1.100 euro e fino a 5.200 euro è di 98 euro. Se la multa supera 5.200 euro ed arriva a 26.000 euro, il contributo unificato è di 237 euro;
  • la marca da bollo da 27 euro;
  • l’onorario dell’avvocato, fermo restando che, per cause di valore non superiore a 1.100 euro, ci si può difendere da soli. Si tratta però di un compito gravoso (richiedendo la partecipazione a tutte le udienze, che non sono quasi mai meno di due) e complicato (è necessario conoscere le regole di procedura che si applicano anche quando il ricorso è curato dalla parte e non da un avvocato).

Che succede se si perde il ricorso al Giudice di Pace?

Se il giudice rigetta il ricorso, l’automobilista viene condannato a pagare l’importo originariamente indicato in verbale, senza alcuna maggiorazione. 

Inoltre, se la controparte (ad esempio il Comune) si è avvalsa di un avvocato del libero foro, si verrà condannati a pagare anche le spese processuali dell’avversario, secondo tabelle ministeriali (la media è di circa 500/800 euro).

Ma se la controparte si è difesa a mezzo di un proprio funzionario dipendente, non c’è condanna alle spese legali.

Il giudice, se ritiene comunque non del tutto pretestuose le eccezioni dell’automobilista potrebbe anche decidere di compensare le spese legali, non disponendo cioè la condanna della parte soccombente.

Che succede se si vince il ricorso al Giudice di Pace?

Nel caso invece in cui si vinca il ricorso, il giudice, oltre ad annullare il verbale, condanna la parte soccombente (il Comune, ecc.) a rimborsare all’automobilista tutte le spese legali sostenute per il processo: contributo unificato, bolli e onorario del relativo avvocato. 

Anche in questo caso potrebbe eccezionalmente ritenere di compensare le spese processuali tra le parti se le ragioni dovessero risultare fondate o comunque non pretestuose. 

Come recuperare le spese legali?

Potrebbe succedere che l’amministrazione, nonostante la condanna al rimborso delle spese legali, non ottemperi all’obbligo impostole dal giudice. In tal caso, spetterà all’automobilista avviare il procedimento di recupero forzato ossia il pignoramento. Anche in questo caso dovrà anticipare le spese vive e far fronte all’onorario dell’avvocato.

Senonché tale procedura è particolarmente complicata perché spesso le somme che il Comune o le altre amministrazioni detengono in banca sono “vincolate” a finalità di interesse pubblico, circostanza che ne pregiudica il pignoramento. 

In buona sostanza, si ha che, nonostante il provvedimento di condanna alle spese processuali, l’automobilista che ha vinto il ricorso non riesce a recuperare dall’ente locale quanto gli è dovuto. Con conseguente danno economico a cui, purtroppo, è ancor più complicato porre rimedio. 

Bisognerebbe avviare – sempre tramite un avvocato – un ulteriore procedimento in via amministrativa, chiamato giudizio di ottemperanza. Si fa ricorso al Tar e il giudice nomina un commissario ad acta con il compito di imporre all’amministrazione l’esecuzione del provvedimento giudiziale. Alla fine, i costi sostenuti dall’automobilista, anche per quest’ultima fase, vengono spesso recuperati, ma dopo molto tempo ed a fronte dell’anticipo di numerose risorse economiche e di tempo.

 



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