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Omicidio stradale: che succede alla patente?

19 Aprile 2022 | Autore:
Omicidio stradale: che succede alla patente?

Quando al conducente che investe e uccide viene sospesa o revocata la patente? Da cosa dipende la decisione di togliere definitivamente il titolo di guida?

L’omicidio stradale può essere un trauma anche per chi lo compie. Si tratta di un reato che comporta pene molto severe, che nei casi più gravi possono arrivare fino a 18 anni di reclusione. E oltre alla sanzione penale scatta il risarcimento danni nei confronti dei familiari delle persone uccise. Non finisce qui, perché ci sono anche le sanzioni accessorie previste dal Codice della strada. Il conducente che ha investito e ucciso è considerato, a ragione, un pericolo per la collettività. In caso di omicidio stradale, che succede alla patente?

La cronaca è piena di episodi di assassini al volante che, anche dopo la condanna penale, si rimettono alla guida. Questo è possibile perché la revoca della patente in caso di omicidio stradale non è automatica, ma è facoltativa. In realtà, l’omicidio stradale non è una figura di reato unica: la norma prevede diverse aggravanti, come la guida pericolosa o sotto l’influsso di alcool e droghe. Così la sanzione è commisurata al tipo di violazione e alla pena irrogata in concreto: ad esempio, nel caso di patteggiamento la durata della sospensione della patente viene diminuita rispetto al periodo standard.

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione [1] ha affermato che se il reato di omicidio stradale non è aggravato, il giudice deve motivare le ragioni per le quali ha deciso di revocare la patente anziché di sospenderla. Insomma, la revoca è la soluzione estrema, specialmente da quando, nel 2019, la Corte Costituzionale ha escluso ogni automatismo nell’applicazione di questa sanzione massima. Ma procediamo con ordine e vediamo in modo dettagliato che cosa succede alla patente del conducente responsabile di un omicidio stradale.

Omicidio stradale: le sanzioni penali

L’art. 589 bis del Codice penale punisce, con la pena della reclusione da due a sette anni, «chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale». Si può, quindi, commettere un omicidio stradale violando una qualsiasi delle norme del Codice della strada (sorpasso azzardato, passaggio col semaforo rosso, eccesso di velocità, ecc.), se dal fatto deriva la morte di una persona.

Oltre all’ipotesi base, vi sono delle circostanze aggravanti, che comportano un aumento di pena se il trasgressore:

  • viaggia in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto al limite massimo;
  • attraversa un incrocio con il semaforo rosso, circola contromano, compie una manovra di inversione in prossimità o in corrispondenza di incroci, curve o dossi o sorpassa in un tratto dove c’è la linea continua o un attraversamento pedonale;
  • guida in stato di ebbrezza alcolica (con tasso alcolemico nel sangue superiore a 0,8 g/l) o sotto l’influsso di sostanze stupefacenti o psicotrope [2].

In caso di omicidio stradale plurimo, cioè con più vittime, la pena può essere aumentata fino al triplo, con un limite massimo di 18 anni di reclusione.

Omicidio stradale: sospensione o revoca della patente?

L’art. 222 del Codice della strada prevede le sanzioni amministrative accessorie all’accertamento di reati, tra i quali l’omicidio stradale. Le sanzioni sono due, l’una alternativa all’altra:

  • la sospensione della patente di guida per un periodo massimo di 4 anni (la durata è diminuita fino a un terzo in caso di applicazione di pena su richiesta delle parti, il cosiddetto “patteggiamento”). Questo istituto è frequentemente utilizzato per il reato di omicidio stradale perché consente di ridurre l’entità della pena e, come vedremo fra poco, anche della sanzione accessoria;
  • la revoca della patente di guida che – secondo la Corte Costituzionale [3] -non è automatica, ma – se l’omicidio stradale non è aggravato – va disposta solo quando il giudice, valutate le circostanze del caso, non ritiene sufficiente la sospensione temporanea.

Sospensione patente per omicidio stradale: quando?

La nuova sentenza della Corte di Cassazione cui abbiamo fatto cenno all’inizio [1] ha affermato che il giudice ha un preciso obbligo di motivazione nel caso in cui voglia, all’esito della sentenza di condanna per il reato di omicidio stradale, disporre la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente anziché quella, più favorevole, della sospensione. In particolare, egli deve fare riferimento a una serie di parametri stabiliti dall’art. 218 del Codice della strada, tra i quali vi sono:

  • l’entità del danno prodotto;
  • la gravità della violazione commessa;
  • le esigenze di tutela della collettività.

I giudici di piazza Cavour, aderendo al dettato della Corte Costituzionale, sottolineano che la revoca della patente automatica e incondizionata è possibile solo nei casi di omicidio stradale aggravato, in quanto in tali ipotesi «si giustifica una radicale misura preventiva per la sicurezza stradale consistente nella sanzione amministrativa della revoca della patente»; viceversa, nei casi di omicidio stradale “semplice”, la revoca della patente «non è compatibile con i principi di eguaglianza e proporzionalità la previsione della sanzione amministrativa»; l’automatismo, perciò, «non si giustifica e deve cedere alla valutazione individualizzante del giudice», che stabilirà se, nel caso concreto, sia sufficiente la sospensione della patente o sia necessaria la revoca. In tal caso, come detto, occorre una motivazione specifica.

Nella vicenda concreta decisa dai giudici della Suprema Corte, la revoca della patente è stata confermata, poiché il responsabile dell’omicidio stradale aveva violato «una regola cautelare ritenuta tanto elementare, quanto fondamentale per la circolazione»: non si era fermato alle strisce pedonali e aveva così investito e ucciso una persona.

Approfondimenti


note

[1] Cass. sent. n. 13747 del 11.04.2022.

[2] Artt. 186 e 187 Cod. strada.

[3] Corte Cost., sent. n. 88/2019 e n. 68/2021.


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