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Chi passa col verde ha sempre ragione?

20 Aprile 2022 | Autore:
Chi passa col verde ha sempre ragione?

Chi fa un incidente a un incrocio può essere in torto pur avendo la precedenza in base al semaforo: se non prova la massima prudenza è in concorso di colpa. 

Sei alla guida della tua auto in un centro cittadino e ti sei fermato regolarmente ad un semaforo rosso. Quando scatta il verde riparti, ma mentre attraversi l’incrocio un autoveicolo ti urta. Evidentemente non ha rispettato lo stop a suo carico: per lui la luce doveva essere rossa, salvi malfunzionamenti dell’impianto. O forse aveva attraversato l’incrocio con il giallo e non è riuscito a passare in tempo. In ogni caso, pensi che la colpa sia tutta sua, perché tu hai rispettato il Codice della strada mentre l’altro conducente ha violato un’importante regola. Ma non è proprio così, o per meglio dire non basta. Allora non è vero che chi passa col verde ha sempre ragione?

In realtà, non è sufficiente la mera osservanza delle norme stabilite dal Codice della strada per avere la piena ragione in un sinistro stradale. Occorre qualcosa di più, in base alle regole di riparto del concorso di colpa stabilite dal Codice civile per gli incidenti con danni a persone e cose. Così spesso capita che chi passa col semaforo verde si vede attribuire una percentuale di responsabilità per l’incidente avvenuto. E questo significa che, se la ragione non è piena, il risarcimento dei danni sarà decurtato in proporzione.

Come si determina il concorso di colpa in un incidente stradale

L’art. 2054 del Codice civile stabilisce la fondamentale regola della presunzione di concorso di colpa, in caso di scontro fra veicoli a motore: si ritiene, fino a prova contraria, che ciascuno dei due conducenti abbia contribuito ugualmente al verificarsi dell’incidente e a produrre i relativi danni. Dunque, il criterio base è l’attribuzione della responsabilità del sinistro in misura paritaria tra i conducenti coinvolti (al 50% per ognuno, se sono solo due veicoli), a meno che uno non dimostri che l’altro ha la responsabilità esclusiva, o, almeno, prevalente. Solo così la presunzione di colpa in pari misura può essere superata.

Perché la ragione piena non è automatica?

Da questo principio discende un’importante conseguenza: anche se viene accertata la colpa di uno dei conducenti, l’altro non è automaticamente nella piena ragione, ma deve dimostrare a sua volta di aver osservato le regole di circolazione stradale e, in particolare, le norme di attenzione, che richiedono di mantenere la costante sicurezza del veicolo e di adottare la massima prudenza alla guida. La norma codicistica dispone, infatti, che il conducente è obbligato al risarcimento del danno prodotto a persone o cose dalla circolazione del veicolo, a meno che non provi «di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno».

Incidente col semaforo verde: di chi è la responsabilità?

Le regole di prudenza che abbiamo descritto valgono specialmente nell’attraversamento degli incroci, perché in prossimità di essi l’art. 145 del Codice della strada impone una particolare cautela, e prescrive a tutti i conducenti che si approssimano ad una intersezione – a prescindere da chi in quel momento abbia la precedenza – di «usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti». Insomma, la regola generale secondo cui ogni conducente deve sempre adoperarsi per prevenire ed evitare incidenti vale anche ai semafori. Così chi passa con la luce verde non può esimersi dalla prudenza necessaria, ed, anzi, quando si accinge a passare deve verificare che dalle altre direzioni non sopraggiungano altri veicoli, anche se per loro il semaforo segna il rosso.

Una recente sentenza della corte d’appello di Reggio Calabria [1] ha concretizzato questi principi ed ha attribuito ad un conducente che era passato con il semaforo verde una corresponsabilità del 20% nella causazione di un incidente stradale con un altro veicolo (una moto) che aveva oltrepassato la linea di arresto mentre il semaforo segnava la luce gialla e, dunque, avrebbe dovuto fermarsi anziché passare comunque. Infatti, anche se l’automobilista aveva il verde a suo favore, la sua condotta di guida non era risultata «irreprensibile», ed era stata carente della necessaria prudenza nel momento in cui aveva attraversato l’incrocio.

I giudici reggini hanno affermato che: «in tema di responsabilità civile da circolazione dei veicoli, anche se dalla valutazione delle prove resti individuato il comportamento colposo di uno solo dei due conducenti, per attribuirgli la causa determinante ed esclusiva del sinistro deve parimenti accertarsi che l’altro conducente abbia osservato le norme sulla circolazione e quelle di comune prudenza, perché è suo onere dimostrare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno, altrimenti dovendo presumersi anche il suo colpevole concorso: ne consegue che, benché uno dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro abbia iniziato l’attraversamento dell’incrocio quando il semaforo emetteva luce gialla, è legittima la decisione di attribuire il 20% della responsabilità del sinistro all’altro conducente laddove la luce verde accesa consente di impegnare l’intersezione con prudenza e nessuna prova è stata fornita in tal senso dal conducente danneggiato».

Approfondimenti

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note

[1] C. App. Reggio Calabria, sent. n. 270/2022.


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1 Commento

  1. Le sentenze vanno rispettate, tuttavia mi sento libero di criticare la sentenza della Corte di Appello Reggina. Tanto vale quindi eliminare i semafori e lasciare discrezionalità (caos) agli utenti della strada.

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