Diritto e Fisco | Articoli

Quando il datore di lavoro non può licenziare?

20 Aprile 2022
Quando il datore di lavoro non può licenziare?

Quando il licenziamento è illegittimo: tutte le ipotesi in cui il lavoratore ha diritto alla reintegra sul posto.

Il datore di lavoro può licenziare quando sussistono ragioni disciplinari, legate cioè alla condotta del lavoratore, o per motivi di carattere economico, determinati cioè da riassetti aziendali, crisi e cessazioni delle mansioni. Se anche il datore di lavoro ha autonomia organizzativa, potendo scegliere se e quando licenziare in base a valutazioni di opportunità che il giudice non può sindacare, esistono dei casi in cui il licenziamento è comunque illegittimo. Ecco allora quando il datore di lavoro non può licenziare.

Qui di seguito elencheremo tutte le ipotesi previste dalla legge in cui il licenziamento è illegittimo e, in alcuni casi, completamente nullo, con conseguente obbligo di reintegra del lavoratore. Ma procediamo con ordine.

Quando il datore può licenziare?

Prima di stabilire quando il datore di lavoro non può licenziare, vediamo quali sono invece le cause di risoluzione del rapporto di lavoro.

Il datore di lavoro può licenziare il dipendente solo al ricorrere di cause espressamente indicate della legge. Esse sono di due tipi:

  • per motivi legati all’organizzazione e alla produzione dell’azienda: è il cosiddetto “licenziamento per giustificato motivo oggettivo”. Il classico esempio è il licenziamento per crisi economica o aziendale, per cessazione di un ramo di attività o per soppressione di un reparto;
  • per motivi disciplinari, legati cioè al comportamento colpevole o in malafede del dipendente: è il cosiddetto “licenziamento per giustificato motivo soggettivo” per il quale viene dato il preavviso. Se, però, la colpa del dipendente è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro neanche per un giorno, scatta il licenziamento “per giusta causa” che avviene in tronco, ossia senza alcun preavviso.

Detto ciò, vediamo ora quando il licenziamento è illegittimo, ossia quando il datore di lavoro non può mai licenziare un dipendente.

Licenziamento prima e dopo il matrimonio

Non si può licenziare una lavoratrice donna nel periodo che decorre dalla richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino a un anno dopo l’avvenuta celebrazione delle nozze. Restano escluse le lavoratrici addette ai servizi familiari e domestici come le colf e le badanti. Lo stesso divieto non è previsto per i lavoratori di sesso maschile.

Durante tale periodo è possibile però licenziare la dipendente per “giusta causa” (ossia per una sua grave colpa), per cessazione dell’attività aziendale a cui la lavoratrice era addetta, per ultimazione delle prestazioni per le quali la lavoratrice è stata assunta e, infine, per la scadenza del termine.

Licenziamento della lavoratrice incinta

Non si può licenziare una lavoratrice incinta dall’inizio del periodo di gravidanza fino ad un anno di età del bambino.

Non si può licenziare, dall’inizio dell’astensione fino al compimento di un anno di età del bambino, anche il padre che si astiene dal lavoro nei primi tre mesi dalla nascita del figlio in mancanza della madre (grave infermità, morte, abbandono, affidamento esclusivo al padre).

Come nel caso precedente, anche in questa ipotesi, il licenziamento è legittimo per:

  • colpa grave costituente giusta causa;
  • cessazione dell’attività dell’azienda;
  • ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine;
  • esito negativo della prova.

Malattia

Durante la malattia non si può mai licenziare un dipendente a meno che questi non superi il cosiddetto periodo di comporto, ossia il numero di giorni di assenza consentiti dal contratto collettivo.

Il licenziamento durante la malattia è ammesso per giusta causa ossia per gravi colpe del lavoratore (ad esempio falso certificato medico, reiterata assenza alla visita fiscale, doppio lavoro in concorrenza con il proprio datore) oppure per cessazione dell’attività cui era addetto il lavoratore.

Infortunio sul lavoro

Il lavoratore assente per malattia conseguente a un infortunio sul lavoro, la cui causa è stata la mancata adozione, da parte del datore, delle misure di sicurezza sul lavoro, non può essere licenziato neanche se supera il periodo di comporto fissato dai contratti collettivi. La sua malattia e quindi l’assenza può durare fino a guarigione completamente avvenuta.

Presenza di mansioni alternative

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo – collegato cioè a ragioni economiche – non può avvenire se il dipendente può essere assegnato ad altre mansioni, anche di grado inferiore, di cui vi sia bisogno in azienda e di cui questi sia capace, senza però che ciò richieda lo spostamento di altri lavoratori dalle relative posizioni. È il cosiddetto obbligo di repêchage a cui è soggetto il datore di lavoro.

Assunzione di altri dipendenti

Un datore di lavoro non può licenziare un dipendente sostenendo che la sua mansione è venuta meno e, dopo poco, assumerne un altro da adibire alle medesime mansioni. In tal caso, il licenziamento sarebbe illegittimo.

Assenza di ragioni

In generale, tutte le volte in cui le ragioni economiche poste a base della lettera di licenziamento sono insussistenti, la risoluzione del rapporto di lavoro è illegittima e il dipendente ha diritto alla restituzione del posto. In caso di contestazione del licenziamento da parte del dipendente, spetta al datore dimostrare la veridicità dei motivi addotti come causa di risoluzione del rapporto di lavoro.

Motivi di ritorsione

Il datore di lavoro non può licenziare il dipendente che gli ha fatto causa, magari per ritorsione. Potrebbe farlo se sussistono ragioni alternative e valide, ma in questi casi il sospetto che il licenziamento sia determinato da ragioni discriminatorie è elevato. Sicché, in tali ipotesi, scatta l’obbligo di reintegra.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube