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Cos’è l’indennità parlamentare?

20 Aprile 2022
Cos’è l’indennità parlamentare?

Articolo 69 della Costituzione: in cosa consiste l’indennità dei deputati e senatori, quanti soldi prende un parlamentare dallo Stato?

L’articolo 69 della Costituzione stabilisce che ogni membro del Parlamento riceve un’indennità stabilita dalla legge. Legge che, guarda caso, viene stabilita dagli stessi parlamentari. Sicché, i parlamentari hanno il potere di decidere quanti soldi attingere dalle casse dello Stato e destinare a sé stessi. Un potere sicuramente eccessivo, che non ha mai incontrato alcun controllo e che, secondo la percezione del popolo, ha dato origine a forti sperequazioni. Ma cos’è l’indennità parlamentare e in cosa consiste? Quanti soldi incassa un deputato o un senatore durante il proprio mandato? Cerchiamo di comprenderlo in questo breve articolo.

Perché l’indennità parlamentare?

Il principio base di ogni Stato democratico – e l’Italia non fa eccezione – è che tutti i cittadini, a prescindere dalle personali condizioni, hanno il diritto all’elettorato passivo: possono cioè essere eletti alle cariche rappresentative dello Stato, prime tra tutte quelle di deputati e senatori (ossia parlamentari).

Affinché tale diritto sia effettivo, i cittadini devono poter svolgere il mandato parlamentare senza condizionamenti di tipo economico. La mancanza di un patrimonio personale, a cui attingere durante il mandato, proprio perché non è possibile, nel frattempo, svolgere altri lavori, non può essere un impedimento. Sicché, è lo Stato stesso a pagare i parlamentari per la loro attività.

Si è voluto così garantire a tutti i cittadini la possibilità di rappresentare la Nazione con serenità e senza rinunce, rimuovendo un potenziale ostacolo di ordine economico alla partecipazione effettiva all’organizzazione politica del Paese.

A quanto ammonta l’indennità parlamentare?

L’importo netto dell’indennità parlamentare, corrisposto per 12 mensilità, è pari: 

  • per i deputati a 5.246,54 euro (4.750 euro se svolgono altre attività lavorative); 
  • per i senatori a 5.304,89 euro (5.122,19 se svolgono altre attività lavorative).

Si tratta di importi al netto delle tasse dovute allo Stato ma, da essi, vanno poi sottratte le addizionali regionali e comunali.

Viene, inoltre, riconosciuto a ciascun parlamentare:

  • un rimborso delle spese di soggiorno a Roma (la cosiddetta diaria) di circa 3.500 euro annui, da cui sono previste  decurtazioni per ogni giorno di assenza dai lavori dell’Assemblea (in particolare, è considerato presente il parlamentare che partecipa almeno al 30% delle votazioni effettuate nell’arco della giornata) o dalle sedute delle Commissioni, delle Giunte, del Comitato per la legislazione, nonché delle delegazioni parlamentari presso le Assemblee internazionali;
  • un rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, di 3.690 euro per ciascun deputato e 4.180 per ciascun senatore;
  • un rimborso forfettario delle spese telefoniche, di 1.200 euro annui per i deputati, mentre ai senatori è riconosciuto un rimborso di 1.650 euro per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche;
  • tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale;
  • un’assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario;
  • un assegno di fine mandato, pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo.  

L’indennità parlamentare è un privilegio?

L’indennità parlamentare non è un privilegio concesso a chi deve svolgere la funzione legislativa, ma una condizione indispensabile per rendere i parlamentari, e quindi l’intero Parlamento, liberi e non soggetti a condizionamenti, dipendenze o controlli da parte di altri poteri. La percezione del privilegio, da parte della collettività, risiede probabilmente negli importi particolarmente elevati che vengono riconosciuti, spesso usati per esigenze personali (si pensi ai rimborsi viaggio per scopi familiari o ludici).

Non si può quindi negare la rilevanza sociale e politica dell’indennità parlamentare, senza la quale sarebbero in condizione di accedere alla carica di parlamentare solo coloro che dispongono di risorse finanziarie cospicue: ne risulterebbe svilita la funzione legislativa e gravemente indebolito l’intero sistema democratico.

L’opinione di Piero Calamandrei sull’indennità parlamentare

Nell’Assemblea costituente Piero Calamandrei, insigne avvocato e tra i più emeriti padri della Costituzione, nel dibattito sull’argomento espresse considerazioni di sorprendente attualità: «l’opinione pubblica in questo momento non manifesta molta simpatia né fiducia nei confronti dei deputati; c’è intorno a noi sospetto e discredito che genera una diffusa convinzione che spesso l’esercizio del mandato parlamentare, conferito per il raggiungimento di scopi di pubblico interesse, possa servire a mascherare il soddisfacimento di interessi personali e divenire un affare, una professione, un mestiere».

Nello stesso intervento Calamandrei, riconoscendo come indispensabile l’indennità parlamentare, sostenne che sarebbe stato però necessario prevedere l’incompatibilità, con le funzioni di deputati e senatori, di ogni altra attività professionale o imprenditoriale. L’importanza delle funzioni legislative, secondo l’insigne giurista, avrebbe dovuto infatti vincolare il parlamentare alla sola funzione di formazione delle leggi, escludendo ogni possibilità di cumulare altri guadagni attraverso l’esercizio di attività lucrative private. Questo rilevante punto di vista non fu tuttavia condiviso dalla maggioranza dell’Assemblea Costituente.

È giusto che i parlamentari ricevano l’indennità?

Il problema dell’inefficienza, della scorrettezza e delle illegalità che talvolta corrompono l’azione parlamentare non è certo legato, come qualcuno sostiene, al fatto che i parlamentari percepiscono l’indennità, e non è quindi attraverso l’eliminazione dell’indennità che si possono recuperare la moralità e l’efficienza dell’intero sistema democratico italiano.



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